VOCI DI SOLDATI BAMBINI

 

Introduzione

 

Non dimenticherò o abbandonerò mai le mie sorelle. Il loro benessere è il mio primo pensiero. Qui al Centro ho imparato molte cose. Ora so prendermi cura del giardino, so costruire delle cose, e poi studio perché voglio finire la scuola e trovare un lavoro. Mi piacerebbe diventare un’insegnante. Questo è ciò che vorrei perché voglio cambiare la mia vita. Voglio condurre una vita pacifica.

(Filippine - bambina reclutata a tredici anni, ne aveva sedici al momento dell’intervista).

 

Questo documento è costituito dai risultati di una ricerca commissionata dall’UNICEF nel 2001. Lo studio è stato realizzato in alcuni paesi dell’Asia Orientale e l’Oceania (da qui in poi: “Estremo Oriente”) grazie alla disponibilità e collaborazione di un centinaio di bambini coinvolti in conflitti armati, i quali hanno condiviso i loro sogni, le loro paure, le loro vicende di vita e la loro esperienza della morte.

 

Secondo dati ufficiali, nel 2001 il numero dei minori di diciotto anni coinvolti in conflitti armati nel mondo sarebbe stato di almeno trecentomila, di cui circa un quarto in Estremo Oriente. Ma, se riguardo alla protezione dell’infanzia è sempre difficile determinare stime e proiezioni, rispetto al fenomeno dei bambini soldato il compito diventa impossibile.

Quando l’arruolamento avviene nelle file governative, le autorità hanno tutto l’interesse a non fornire informazioni per non deteriorare le relazioni diplomatiche con altri paesi e la comunità internazionale. Quando invece si tratta di forze irregolari, i gruppi paramilitari operano spesso nella clandestinità e hanno (o concedono) contatti molto limitati con i mezzi di comunicazione, se non per ragioni di propaganda.

In altri casi sussiste un problema oggettivo di rilevazione in quanto, su entrambi i fronti, i bambini spesso vengono utilizzati solo per brevi periodi e/o per specifiche operazioni, compiute le quali ritornano alla vita "normale" fino al successivo coinvolgimento. Inoltre i conflitti in cui i bambini combattono avvengono in aree per nulla o poco accessibili che rendono pressoché impossibile un’efficace ed esaustiva attività di monitoraggio.

I numeri precisi pertanto non si conoscono, né si potranno sapere mai; sulla base di esperienze pratiche è però possibile stabilire che ci si trova di fronte a cifre che, per quanto approssimative, sono elevate, troppo elevate, e che oltretutto si riferiscono a un insieme di violazioni dei diritti umani le cui conseguenze, potenzialmente devastanti, si ripercuotono lungo l’arco della vita intera.

 

Come in ogni altra zona del mondo, i bambini soldato dell'Estremo Oriente sono esposti a livelli di fatica, stress e violenza molto superiori a quelli che la loro età permette di sopportare. Inoltre, spesso non possono contare sul supporto di una famiglia che è lontana, quando addirittura non è stata sterminata durante il conflitto (talvolta dagli stessi commilitoni con cui il bambino viene poi a forza irregimentato).

 

Per la maggior parte dei bambini l’arruolamento si verifica in modo forzato, ma ­ anche quando sono essi stessi a decidere di unirsi ai gruppi combattenti ­ è molto difficile stabilire quanto siano stati i fattori esterni a influire su questa scelta.

Molti si arruolano per difendere la famiglia, la casa, la comunità e i propri modelli di vita. A volte sono i genitori o i leader locali che spingono i giovani a farlo, soprattutto in quei contesti in cui la guerra perdura da generazioni e/o sono aggravati da prolungate discriminazioni etiche o religiose.

In altri casi la motivazione può essere la sopravvivenza degli stessi bambini o quella delle loro famiglie: allontanarli da casa vuol dire ridurre le bocche da sfamare e, quando vengono pagati, anche l’apporto di qualche soldo.

 

 

1. Metodologia e contesto

 

Dal punto di vista definitorio, si indica con il termine “bambino soldato” ogni soggetto di età inferiore ai diciotto anni che, in modo coatto o spontaneo, costituisca (o abbia costituito) parte integrante di una forza armata coinvolta in un conflitto; sia mediante partecipazione diretta ai combattimenti, sia ricoprendo funzioni di supporto quali cucinare, trasportare masserizie o facilitare la circolazione di informazioni, come messaggeri o come spie. Rientrano nella categoria anche le bambine obbligate a seguire le truppe per fungere da “oggetto sessuale” a disposizione dei soldati.

 

Per eliminare queste gravi forme di abuso è necessaria una migliore conoscenza dei conflitti in cui i bambini vengono coinvolti, nonché delle condizioni e dei fattori che li hanno determinati. Ad esempio, se l’esperienza di ogni bambino soldato è specifica e particolare, i conflitti dell'Estremo Oriente, così come accade in altre regioni o sub-continenti, presentano importanti caratteristiche comuni.

Si tratta in generale di guerre che si scatenano in zone geograficamente molto circoscritte, sono di bassa intensità e tendono a coinvolgere solo una parte della popolazione. Molti di questi conflitti si legano a filo doppio con rivendicazioni di carattere etnico o religioso e non di rado sia le milizie insorgenti sia l’esercito regolare impiegano strategie terroristiche.

 

Il presente studio compie un’analisi di peculiarità individuali e comunanze fenomenologiche mediante il coinvolgimento diretto di interlocutori che, per mesi e talvolta anche molti anni, hanno provato sulla propria pelle cosa significhi la vita del bambino soldato. Questo rapporto è costituito principalmente dalle voci e dalle opinioni dei bambini soldato raccolte da un team di ricercatori, che le ha poi integrate e completate con commenti più approfonditi. È un documento che non accampa nessuna pretesa analitica di carattere demografico; ciò nondimeno, malgrado sia (al 2007) piuttosto datato, presenta tuttora un valore intrinseco grazie al modo in cui permette ai bambini di condividere i loro pensieri e le loro considerazioni.

 

Questo approccio metodologico si fonda sulla convinzione che, tanto per capire le circostanze che portano al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, quanto per prevenire un loro futuro coinvolgimento, è indispensabile prendere nella giusta e dovuta considerazione le opinioni dei diretti interessati. Anche per questo, le “Voci” che seguono non sono finalizzate a commuovere, ma piuttosto a evidenziare ­ attraverso significative esperienze di vita ­ quali sono le potenzialità su cui far leva e le priorità da tener presenti in vista di interventi più efficaci.

 

NOTA ALLA VERSIONE ITALIANA

 

La presente versione in lingua italiana è un atto collettivo non a scopo di lucro che, con l’autorizzazione dell’Organizzazione responsabile per la pubblicazione originale, intende contribuire al dibattito sulla protezione e i diritti dell’infanzia.

Il presente documento può essere riprodotto liberamente, fatto salva la precisa indicazione bibliografica dell’opera originale: “UNICEF EAPRO, 2001, Adult wars, child soldiers. Voices of children involved in armed Conflict in the East Asia and Pacific Region.” Il testo integrale in inglese può essere scaricato dal link:

www.unicef.org/evaldatabase/files/EAPRO_2001_AdultWars.pdf

 

L’incoraggiamento della Redazione del sito www.leggendoscrivendo.it ha permesso la creazione del gruppo di amici che si è occupato della traduzione dall’inglese e ha reso possibile questo documento. Agli amici del “Dream Team” il ringraziamento del curatore.

 

Bangkok, 27 novembre 2007

Manuel Finelli

 

 

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