Pordenone,
24 settembre 2006
Pordenonelegge.it VII edizione – Incontri con Melania Mazzucco
e J.M. Coetzee
La
manifestazione si è svolta da Venerdì 22 a Domenica 24
settembre. Più di un centinaio d’incontri tra scrittori,
poeti, attori, filosofi oltre naturalmente agli immancabili appuntamenti
dedicati ai più piccoli. Pordenone si trasforma in un elegante
salotto, mettendo a disposizione di un pubblico curioso ed entusiasta,
palazzi antichi – Palazzo Montereale Mantica, Palazzo Gregoris,
Palazzo Badini, Palazzo Provincia - e monumenti – Convento S.Francesco,
Loggia del Municipio e tanti altri. Luoghi davvero belli da visitare
che per l’occasione spalancano le loro porte, addobbate per chi
come me viene “da fuori”, con bandierine giallo nere, emblema
della manifestazione.
Dovendo scegliere tra tanti eventi, io mi sono recata all’incontro-intervista
con la scrittrice Melania Mazzucco e a seguire, con
il Premio Nobel per la Letteratura 2003, lo scrittore sudafricano, J.M.Coetzee.
Il tutto si è svolto nel centralissimo Teatro Verdi.
Melania Mazzucco, una foltissima chioma castana, il
look elegante ma essenziale, il tono di voce garbato che tradisce una
certa timidezza, è stata accolta da un pubblico davvero entusiasta
e da un giornalista, il Sig. Gianpaolo Carbonetto, caporedattore del
Messaggero, altrettanto gentile e attento. Attraverso le sue domande,
infatti, abbiamo potuto scoprire che l’autrice di “Vita”
e “Un giorno perfetto”, si autodefinisce una scrittrice
“fluviale-carsico”, nel senso che “ s’inabissa
per riemergere anni dopo”. Nella genesi dei suoi romanzi non ci
sono scalette precostituite perché tutto nasce da un lavoro istintivo
che poi lei va ad approfondire in base, a volte, a studi molto impegnativi.
Scrive versioni piuttosto lunghe – “mi amputo volentieri!”
– che in seguito, per motivi editoriali, prenderanno vita in un
altro romanzo. “Tutto torna!” Lei chiede tempo anche se
nei suoi libri non ci sono né pause né vuoti.
Terminato questo piacevolissimo incontro, dopo ben due ore di fila –
l’organizzazione di Pordenonelegge.it non accetta prenotazioni
e tutti gli eventi sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti
- è la volta della vera star del festival – almeno in base
alle mie preferenze – il Premio Nobel 2003
J.M.Coetzee.
Di lui non so quasi nulla e mentre aspetto mi chiedo, come la maggior
parte delle persone in fila, che tipo sia l’autore di così
tanti romanzi che, con quello sguardo amaro e cinico di alcune realtà,
non ha smesso di incollarci alla poltrona finché non abbiamo
letto l’ultima riga del suo ultimo libro. Nel programma di Pordenonelegge.it,
accessibile in internet, nella voce “Autori”, c’è
una sua foto che lo ritrae come un uomo di bell’aspetto, capelli
e barba brizzolati, sguardo sorridente. Decisamente un volto interessante.
Spalancate le porte, trovato posto in prima fila, osservo eccitata quel
palco interamente rivestito di legno, dove sono stati collocati un leggio,
una poltrona bianca ed uno schermo appeso. Si abbassano le luci, si
apre una porta di lato ed esce un uomo di media statura, magro, azzimato,
con un vestito classico ma piuttosto anonimo. Tutti applaudono vigorosamente.
Sto ancora cercando nel palco quell’uomo della foto, dallo sguardo
sorridente, la camicia aperta sul collo, una sorta di Indiana Jones.
Dov’è? Di fronte a me c’è un vecchietto. Sembra
il professore severo che odiano tutti perché non sorride mai
se non quando costretto dalle circostanze. Il medico di una commedia
ottocentesca, con quel suo fare serioso, accademico. Faccio un conteggio
veloce con la data di nascita che mi sembra di ricordare: 1940. Ha poco
più di sessantacinque anni, un’età per cui oggigiorno,
difficilmente si viene definiti “vecchi”. Eppure lui , a
pochi metri da me, mi ispira questa sensazione. Legge un racconto inedito,
Nietverloren, ed alcuni passaggi di un suo romanzo intitolato “Infanzia”
mentre la traduzione scorre fedele sullo schermo appeso. Si esprime
in un perfetto accento oxfordiano mentre qualcuno al mio fianco afferma
compiaciuto di “ritrovare tutti i suoni dell’Africa!”.
Il Prof.Coetzee è visibilmente a suo agio davanti al leggio,
a quelle parole frutto dei suoi pensieri e oggetto di numerosi premi
prestigiosi. Ma non c’è emozione, solo un’attenta
lettura, garbata e lineare. Dopo una manciata di minuti dall’inizio,
si sentono i primi rumori di sottofondo. Dopo un’ora di reading
tutti applaudono ma nessuno chiede il bis. Anch’io mi alzo sospirando
perché di quest’uomo avrei voluto sapere di più.
Simonetta Pozzati