Sabato
28 gennaio la presentazione di Io sono di là di Muin
Masri, scrittore palestinese di Nablus, a Torino, nel centro culturale
italo-arabo Dar al Hikma è stato un evento irripetibile nella
sua singolarità; un’occasione per conciliare la buona letteratura
con una riflessione sull’attualità.
A una settimana dalle elezioni palestinesi l’incontro è
stato il pretesto per confrontarsi, incontrarsi e scontrarsi sulle possibili
prospettive di pace e sull’esigenza –sempre più impellente-
di trovare un modo per con-vivere con chi è altro da noi.
Particolare spessore a quest’incontro l’hanno conferito
le personalità intervenute; oltre all’autore il prof. Younis
Tawfik scrittore iracheno, già vincitore del premio Grinzane
Cavour che ha moderato l’incontro, il dott. Mohamed Aden, già
ministro in Somalia e consigliere comunale a Torino, e molti rappresentanti
della comunità palestinese.
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Appartenere
alla terra e al popolo di quelli che sono di là, e vivere
tra quelli che sono di qua, non è cosa semplice, può
anzi diventare una condizione lacerante… E se, com’è
stato per Masri, dalla propria patria e dal proprio popolo ci si
deve pur separare, non è detto che li si debba abbandonare:
essi possono essere saldamente custoditi in una regione del proprio
cuore.
Così Muin, che oggi vive con la sua famiglia a Ivrea,
ha raccontato la ‘sua’ Palestina nel delicato
Io sono di là, scegliendo di far parlare gli occhi
di un ragazzo senza nome né volto, che incarna la
condizione esistenziale di tutto il popolo palestinese,
orfano di patria e con speranze che sembrano sempre più
‘sogni irrealizzabili’.
Muin Masri scrive: «Si può perder tutto in questa vita,
i propri cari, la casa, la terra, ma la patria no, è la storia,
e come si può andare avanti senza la propria storia? Una
volta, quando le tribù dovevano spostarsi da una zona all’altra
per forza maggiore, anche di pochi chilometri, portavano con loro
tutto, perfino i loro morti, rappresentavano la storia, il passato,
la carta d’identità. Ecco perché quel milione
di profughi palestinesi sognava di ritornare a casa propria, senza
i propri morti si sentivano persi, orfani»
È bello sapere che tra le potenzialità di un libro
c’è la capacità lanciare delle idee e inaugurare
un dialogo che, proprio perché infinito, reclama la nostra
partecipazione.
Silvia
De Marchi - Redazione Traccediverse