PRESENTAZIONI

 

ANDREA
DE CARLO
FA CENTRO

LeggendoScrivendo all'incontro di Alassio con il famoso scrittore

Andrea De Carlo fa centro, con un modo di proporre se stesso e i suoi libri che surclassa e fa sembrare goffe le presentazioni standard, incentrate sull'auto-incensamento dell'Autore e sul marketing dell'Editore. Parole sue, con cui apre la serata, accompagnate da una considerazione di fondo che io condivido per intero:
“Non credo molto nello spiegare un libro (o qualsiasi altra opera d'arte). O si spiega da solo, o non basteranno tutte le parole del mondo. Soprattutto non lo può spiegare chi l'ha scritto. Il libro deve vivere di vita propria – nella mente e nella fantasia di chi lo legge – così come è stato nella mente e nella fantasia di chi lo ha scritto. Se questo processo ??bnon si riproduce – diverso e personalizzato per ognuno di noi – quello è un libro a metà".
Una scelta netta, da cui scaturisce la serata di Alassio, il 22 dicembre. Una gran bella serata.
Piena di fascino, e non guasta mai, la location. Mi perdonerete l'inglesismo, ma qui è quasi d'obbligo. Si tratta della Chiesa Anglicana, vecchio motore culturale e religioso della comunità anglofona della riviera, ora restituita al suo ruolo dall'assessorato alla cultura del Comune. Non sto a descriverla a parole. Dico soltanto che è uno di quei luoghi incantati, dove entrare in sintonia con gli altri, scambiare idee, sembra la cosa più naturale del mondo.

Con mia moglie e alcuni amici entro alle 21, puntualissimo. Oltre a noi, forse altre tre persone. “Andiamo bene”, mi dico. L'afflusso però prosegue, lento e costante, e alle 21.40 la sala è colma. Ci saranno 100–120 persone.
Andrea De Carlo arriva alle 21.50. Look esistenzialista, tutto in nero.
Lo accompagna Arup Kanti Das, un musicista indiano, fra i più quotati suonatori di tabla. Si tratta di strumenti a percussione, specie di tamburi ricoperti da pelle di capretto e intonabili facendone variare la tensione. De Carlo si pone alla chitarra (acustica, amplificata) e ci regala un lunghissimo brano in cui dimostra una buona padronanza dello strumento. Musica da lui stesso composta per accompagnare i??bl suo ultimo romanzo, Giro di Vento.

Subito dopo, altra sorpresa. De Carlo stravolge un altro clichè delle presentazioni classiche: le domande all'Autore in coda a tutti i discorsi. Fa distribuire in sala bigliettini di carta, ottenuti piegando in quattro un foglio da stampante, e invita a scriverci sopra domande, pensieri, riflessioni, in anonimo. E subito riparte con un secondo brano musicale.
L'atmosfera, come si dice in questi casi, è già calda. La musica esercita un sottile fascino ipnotico. È decisamente di ispirazione indiana, mi pare quasi di vedere il cobra reale uscire lento dal suo cesto di vimini e distendere le sue spire verso di me… Mi guardo in giro e vedo facce dai lineamenti addolciti e sognanti. Capisco che in quel momento ciascuno vede e sogna quello che il suo immaginario gli suggerisce. Penso anche che sarebbe una bellissima musica da utilizzare per scrivere. Scoprirò poi che esiste un CD e mi riservo di procurarmelo.

Arrivano le prime domande, lette da Arup, a cui De Carlo risponde attingendo ampiamente alla sua esperienza di vita, con dovizia di immagini, ricordi, metafore. Nasce e si struttura il “De Carlo - pensiero” su cosa è uno scrittore. Cito le più significative.

Il libro che più lo ha impressionato?
??b – I tre moschettieri, letto a dieci anni. Mi sembrava, fra quelle pagine, di averne già venti. Mi perdevo fra intrighi, amori, tradimenti… e sognavo di essere un altro. Uno nella vita diventa ciò che il caso, l'ambiente, certe sue scelte, lo fanno diventare. Scrivere (per lo scrittore) e leggere (per il lettore) è un modo di evadere, di sperimentare altre vite, altri modi di essere. Puoi essere santo e mostro, eroe e pedofilo… e poi tornare tranquillo alla tua realtà.

Ci sono condizionamenti nella scrittura, nell'arte?
– Ci sono. Le prime storie che ho scritto erano per me, neppure pensavo che qualcuno le avrebbe un giorno lette, e quindi erano del tutto libere. Erano anche goffe, scritte con una voce incerta, forse anche un po' copiata da altri. Poi, piano piano, con un'applicazione costante e di tutti i giorni, ho trovato la mia voce. Ho pubblicato il terzo romanzo. E da allora so che fra me e il lettore ci sono degli intermediari obbligati: l'editore, il distributore, il libraio… Da lì, però, a scrivere bestsellers in laboratorio, tutti uguali, che potrebbero essere il prodotto di un pool di persone… e forse lo sono… (NdA: testuale, e ha citato nomi e cognomi di illustri esempi)

Come trova le traduzioni dei suoi testi in lingua straniera?
– Mai letta una in cui mi riconosco, tanto che per Giro di ??b Vento ho provveduto io stesso alla versione inglese, appena finita. Il fatto è che, scrivendo, segui una musica interiore. Cerchi suoni, effetti, parole che ne ricordano altre, che evocano quella particolare immagine o sensazione. Tutti ciò va inesorabilmente perso.

Bene. Mi fermo qui. Neppure una parola sul libro, la trama, i personaggi, le tematiche, ecc. Due ore volate in una dimensione fuori dal tempo, irreale eppure dinamica e carica di energia. Splendido il commento di una mia giovane amica: “È stato meglio di una canna di pakistano”.
Andrea De Carlo è certamente un grande affabulatore e fa leva a piene mani sul suo carisma personale e sul fascino che esercita verso il gentil sesso. Ovvio. Anche lui sa che l'80% dei lettori abituali sono donne.
Quel che voglio sottolineare qui, per quanti di noi si apprestano ad affrontare per la prima volta questa esperienza è un modello diverso e vincente. Parola di Abu.

Maurizio Lanteri

Tutte le immagini e il brano musicale City Mojo dello stesso De Carlo sono tratti dal sito ufficiale di Andrea De Carlo http://www.andreadecarlo.com/