Il sabato pomeriggio è caldo, assolato. Per
arrivare qui, a Borgolavezzaro, 16 chilometri a sud di Novara,
percorro una strada che si snoda in parte tra le risaie allagate.
Rallento continuamente per guardare meglio aironi bianchi e airni
cinerini, immobili come statue, a specchiarsi sull'acqua.
Il paese è quasi deserto, case basse di un tempo lungo le strade. E'
chiusa anche la chiesa. Invece sono aperti i palazzi, un'iniziativa
del comune, ci informano due simpatiche signore che in pratica fanno
da guardiane alla Sala delle Colonne, sede della Biblioteca. "Non
abbiamo visto nessuno tutto il giorno", aggiungono un po' meste
mentre ci fanno da cicerone nel cortile del bellissimo Palazzo
Longoni.
Splendida, ubicata in una di quelle sale di legno del tempo che fu,
anche la biblioteca, fornitissima: merito di Amanda Deambrogio, la
giovane responsabile volontaria della biblioteca, che si carica di
lavoro per diffondere la lettura nel proprio paese.
Merito suo anche il pubblico presente.
Remo Bassini e io ci eravamo detti: se vengono dieci persone, saremo
fortunati.
Invece sono un po' più di dieci, ad ascoltare la presentazione del
suo ultimo romanzo "La donna che parlava con i morti".
Comincia con le sue origini toscane, con i racconti di suo padre e
di suo nonno, storie di un mondo contadino che - anche dove è
sopravvissuto - ha smesso di esistere così com'era. La vicenda di
Nunzia dei castagni, che costituisce l'incipit fulminante del suo
libro, è una storia vera, una storia del tempo di guerra là in quel
di Cortona che a Remo ha dato i natali nel 1956. Nunzia era una
donna che durante la guerra viveva in una cascina
inaccessibile, prigioniera del marito e dei due cognati, che
l'avevano condannata a quella dimora perché adultera.
Racconta delle sue vicende editoriali, culminate con la votazione da
parte dei lettori che premiarono il suo Lo Scommettitore come libro
del mese a una trasmissione di Rai3. Fu questo a dare il via alla
sua ascesa: newton & Compton lo contattò, chiedendogli se avesse
qualcosa per loro... incredibile colpo di fortuna, che non capita
quasi mai e per il quale qualsiasi aspirante scrittore a caccia di
attenzioni editoriali farebbe carte false.
E invece Remo stupisce e commuove, raccontando che lo stesso giorno
sua figlia lo chiamò per avvertirlo che il suo amatissimo cane era
morto. "Per me quel giorno è quello in cui è morto il mio cane",
dice semplicemente e a me viene da pensare a mia nonna, che mi
diceva il destino con una mano dà con l'altra toglie.
E proprio ai morti Remo dedica la parte finale della sua
presentazione, parlando appunto di Marta, la donna che parla con i
morti del titolo. Senza svelarla - perché lei non vuole essere
conosciuta - racconta agli spettatori del suo incontro con lei,
della sua incapacità di credere ma anche di non credere.
Finisce con un simpatico aperitivo, e poi con Amanda in una birreria
ubicata in una vecchia cascina in mezzo all'acqua delle risaie.

vai all'intervista
di LS a Remo Bassini