Dal
palco
La
presentazione si apre con una galleria fotografica: lo schermo
inonda la sala di immagini, lasciamo che sia la nostra città
a presentarsi, prima di farlo noi. È il nostro debutto
a Galassia Gutenberg, la fiera mercato più importante
del Meridione d’Italia, nello splendido scenario del
Castel dell’Ovo; eppure manca la corrente e si inizia
in ritardo, quasi a volerci ricordare, ironicamente, che
Napoli è così, nulla può essere perfetto.
Con il nostro spettacolo abbiamo cercato di dare la parola
al libro, metterlo in scena, attraverso letture, musiche,
video e attori in costume. Un libro di Homo Scrivens è
un evento collettivo, coinvolge numerose persone spinte
dall’entusiasmo, dalla voglia di dire, di raccontare:
nelle nostre presentazioni cerchiamo di riprodurre questa
situazione e così anche il palco è sovraffollato
e gli autori, non più abbandonati al silenzio e alla
solitudine degli scrittori, sono chiamati a leggere o raccontare
i propri testi, confrontarsi col pubblico, dialogare con
loro. Non ci sono conferenze ma tanti piccoli momenti, un
modo per vivere la letteratura, in forma d’arte e
di spettacolo.
Per Vedi Napoli e poi scrivi, il libro evento per il quale
abbiamo raccolto il contributo di alcuni fra i più
noti e riconosciuti esponenti della cultura campana, accanto,
secondo nostra tradizione, ad autori esordienti selezionati
attraverso concorso, abbiamo cercato di portare in scena
questa coesistenza. Così, nel brano che apre la presentazione,
Mariarosaria Riccio, a lume di candela, legge il bellissimo
testo di Giuseppe Montesano e quando la sua lettura s’interrompe
la voce registrata dell’autore irrompe in scena per
offrire una personale ricostruzione del proprio racconto.
Subito dopo un finto telegiornale umoristico lancia la lettura
di nuovi testi, fra cui Sibilla, di Antonella Ossorio, rappresentato
in forma teatrale, a più voci. Audio e video si inseguono,
accompagnando le letture, così scorrono in parallelo
interviste ad autori noti e l’emozionato racconto
degli esordienti che spiegano, con sicurezza, il percorso
artistico che ha portato all’elaborazione del proprio
testo. Ogni testo, infatti, è rappresentato secondo
modalità diverse, cercando di far emergere le peculiarità
del pezzo; i miei rapidi interventi scandiscono i diversi
atti della presentazione spiegando con poche parole come
è nato il libro e quali obiettivi si è posto.
Si chiude fra le risate, con Modena nove in tre minuti di
Maurizio de Giovanni, il racconto che ha vinto la sezione
“brevi” del concorso (la sezione “brevissimi”
è stata vinta invece da Raffaele Galiero), una storia
biografica che si incrocia con un grottesco quanto irresistibile
dialogo con un tassista napoletano. Subito dopo scorre la
sigla di chiusura che ci ritrae durante le prove, che ci
racconta, dunque, al di fuori del palco e della scena, nei
nostri tentativi di far emergere quel che è in noi,
di giocare e di sentirsi artisti, di divertirvi, magari,
per un po’.
Il pubblico, sempre numeroso, sembra apprezzare: mi piace
pensare che almeno un poco si identifichi in noi, che provi
anche solo per un attimo il desiderio di salire sul palco
e raccontarci qualcosa, che comprenda la nostra gioia e
la nostra emozione.
Aldo Putignano
Dalla
platea
Stai
andando alla presentazione di un libro pubblicizzata sul
depliant che con fare ammiccante ti ha porto una hostess
molto carina quando hai varcato l’ingresso di Castel
dell’Ovo. Pensi: sarà la solita storia: tre-quattro
persone di mezza età seduti dietro a una scrivania
che parlano a turno di un libro. A proposito, come si intitola
questo? Vedi Napoli e poi scrivi.
Ne hai viste così tante di presentazioni che questa
te la figuri uguale a tutte le altre: una sala stracolma
di sedie e un pubblico che occupa solo le prime due file;
una scrivania lunghissima al di là della quale emergono
i busti dell’editore e del curatore e del giornalista
– o politico – amico dell’editore. Quelli
parlano e il pubblico si dà i pizzicotti per non
addormentarsi.
Dove sta la Sala Maestrale?, ti chiedi guardandoti in giro.
Alla tua destra c’è un tizio travestito da…
gufo e il tuo primo pensiero nel vederlo è che a
Galassia Gutenberg quest’anno hanno fatto le cose
in grande: hanno messo su una sala per intrattenere i bambini
mentre i genitori vanno su e giù per il castello
a guardarsi gli stand e a sfogliarsi i libri con tutta calma.
Ma quel nome, «Homo Scrivens», scritto a caratteri
cubitali sulla maglietta del gufo non ti è nuovo,
così apri il depliant e nel riquadro dove è
riportata la notizia della presentazione di Vedi Napoli
e poi scrivi leggi che «intervengono il curatore Aldo
Putignano e la compagnia di scrittura Homo Scrivens».
A questo punto ti domandi a che razza di presentazione ti
accingi ad assistere che ti accoglie con un gufo –
tra l’altro fa un caldo bestiale e sei in pena per
il povero cristo che sta dentro al costume.
Capisci subito che non è la solita presentazione
perché innanzitutto non c’è nessuna
scrivania e dietro, non ci sono persone in giacca e cravatta
che parlano e parlano e parlano… Altra cosa che ti
salta subito agli occhi la gente presente in sala: così
tanta che sta in piedi, per un libro!, ti dici stupito.
Per la prima volta nella tua vita ti senti orgoglioso di
fare parte di un pubblico e già che ci sei dài
uno sguardo al banchetto alle tue spalle e sborsi dieci
euro per comprartelo ‘sto Vedi Napoli e poi scrivi,
ché sennò ti senti fuori del gruppo, come
quel Frusciante Jack. Poi scopri che questi Homo Scrivens
hanno pubblicato pure un libro tutto loro, un certo Faximile
- 49 riscritture di opere letterarie; la copertina è
accattivante, il volume è bello grosso nonostante
sia un tascabile e alla fine te lo compri. Nel portafogli
non ti è rimasto un centesimo e ti ricordi che quella
sera devi offrire il cinema a quella ragazza che tanto ti
piace a cui finalmente hai strappato un appuntamento…
Non hai mai visto tanti scrittori tutti assieme. Non hai
mai visto scrittori con indosso un drappo bianco o un vestito
da strega. Non hai mai sentito scrittori recitare parole
con tanto trasporto. Non hai mai sentito, né visto
recitare la città di Napoli in un modo così
originale, e coinvolgente.
Il pubblico è attento, nell’aria echeggiano
solo le parole del libro, a volte di una voce, a volte di
un’altra. E non ti stupisci quando, da un racconto,
vengono fuori un sacco di parolacce anzi, ti dici di tenerle
a mente per usarle quando ti capiterà di essere imbottigliato
nel traffico come il tassista protagonista della storia.
Arriva il momento dei ringraziamenti, Aldo Putignano congeda
i presenti ma tu vorresti gridargli di non farlo, che ne
vorresti ancora.
Fuori fa un caldo che ti scioglie i vestiti addosso. Potresti
andare a qualche altra presentazione ma ti accorgi che lì,
nell’angolo, c’è un po’ di ombra.
Allora ti siedi e apri Vedi Napoli e poi scrivi e cominci
a leggere: «Si potrebbe dire un giorno: “Sapete
che c’è di nuovo? Visto che di Napoli non si
può tacere, allora parliamone tutti, però
non parliamone a vanvera, proviamo a riflettere, proviamo
a guardare, prima di parlare…”».
Gennaro