Letture e recensioni
 

 

1Q84

Murakami Haruki
Einaudi, 2011
Pagg 722 euro 17
 

Ogni libro di Murakami Haruki è un viaggio: esci da un mondo per tanti versi disordinato e inconoscibile, entri in un altro in cui (se sei di quelli che ci stanno bene) starai ottimamente. Col solo rimpianto che il libro, prima o poi – dipende dalla lentezza con cui sai farlo fluire – finirà.
Ritrovi elementi noti che per il loro stesso ritornare ti rassicurano: qui torna la pecora, tornano le orecchie meravigliose di una donna, riconosci la cura minuziosa nel raccontare vite ordinate e apparentemente immobili, in realtà sempre in bilico sull’orlo di quel che è là, appena sotto la superficie delle cose note.
Nello stesso tempo, in ogni libro di Murakami è importante la vicenda: alle vite in cui l’autore ti fa entrare tu ti appassioni, succede anche a chi non è molto abituata a immedesimarsi. Qui segui i destini paralleli di Aomame e Tengo, che si sono conosciuti bambini, ma nelle pagine di questo primo volume sembrano destinati a non incontrarsi mai, pure se continuano a esistere in funzione l’una dell’altro, pure se la vita e le scelte dell’una determineranno il mondo dell’altro.
C’è anche molto parlare di scrittura, in questo romanzo, visto che uno dei due protagonisti è un aspirante scrittore, e tutto (non sappiamo esattamente quanto: per questo bisognerà purtroppo aspettare il secondo volume) ruota attorno al libro di una giovanissima esordiente. Anche quello della scrittura è un tema che vedo diventare ricorrente in Murakami: tema affascinante.
Ci sono tutte le cose che ho detto, e ci sono come sempre misteri e trame oscure, qui molto legate alle sette religiose; c’è molto paranormale, forse un poco meno “naturale” nel suo entrare nella trama, e questo ancora si lega al carattere “non finito” di quest’opera; c’è la violenza immorale, e c’è la violenza morale di chi vendica le vittime. Ci sono affascinanti personaggi di contorno: come sempre tutti in Murakami hanno un’anima, un’esistenza reale, entrano nella tua vita e nella tua memoria e difficilmente ne usciranno mai più. C’è molto per soddisfare un lettore, e in particolare quest’attenta e appassionata lettrice di Murakami.
Mi manca solo una cosa, in 1Q84, rispetto a tutto quanto già letto di questo autore. Disperatamente, resto orfana della fine.
Perché in tutto ciò che ho letto di Murakami ogni elemento della narrazione in qualche modo si organizza mano a mano e confluisce in maniera armoniosa nel finale. Non è che di tutto sia data una spiegazione: non è necessaria. Eppure tutto si comprende e si giustifica, così in Kafka sulla spiaggia, così nel finale perfetto de La fine del mondo e il paese delle meraviglie. Così non accade in 1Q84, e – razionalmente – comprendo che così è andata questa volta, e si tratta solo (?) di aspettare l’uscita del prossimo volume: tuttavia ci resto un po’ male.
Imperdibile per i tanti amanti di questo autore, non lo raccomanderei a chi gli si accostasse per la prima volta. Bello, tuttavia, sia pure con un fondo di capriccioso scontento.
 

Lavinia

Ursula Le Guin
Cavallo di Ferro
Pagg 314 euro 15,20
 

Siamo ancora, o almeno, io sono e so lo stesso di molti altri, impregnati delle storie della storia del mondo, quelle che, lo si sappia o meno, sono alla radice di tutte le storie del mondo occidentale. Le abbiamo introiettate, le raccontiamo a figli e nipoti, e vediamo con gioia il loro ritorno in vesti diverse: così per me è stato per American Gods, così è per questo delizioso Lavinia. Ursula Le Guin è un’autrice poliedrica, soprattutto di fantascienza e di fantasy, ma sempre impregnati di grande cultura classica e antropologica, della sua passione anarchica e femminista, e assieme di poesia e di empatia. È stata ed è, soprattutto, una creatrice di mondi a tutto tondo.
Questo Lavinia è tante cose assieme: è indubbiamente un romanzo storico, in cui il mondo italico preromano viene ricreato in maniera colta, raffinata e credibile. È anche un romanzo epico, che si inserisce nella parti non raccontate dell’incontro-scontro fra Troiani e Latini che, secondo Virgilio, fu alla base della storia di Roma. È inoltre una deliziosa operazione metaletteraria, poiché Lavinia sa di essere una creatura scritta, nata dalla penna e dalla fantasia di Virgilio, e lo evoca, lo incontra, a lui si rapporta nel voler raccontare tutto quello che lui non ha voluto o potuto dire. Perciò Lavinia è consapevole, lei sola fra i Latini e i Troiani, e gli Etruschi e i Greci, che tutto quel che di loro racconta ha un finale già dato, perché tutti loro sono già stati, e già sono stati narrati, in un futuro che lei sola conosce, e legge nello scudo di Enea.
Infine Lavinia è creata con verosimiglianza eccezionale: non ho notato una sbavatura, un anacronismo in questa giovane donna che si racconta e ci racconta un mondo. Un mondo in cui destino di una figlia di re è sposarsi e avere degli eredi e accudire i Penati prima della famiglia di origine e poi della famiglia dello sposo. Perciò Lavinia ci parla molto di riti, e ci parla molto d’amore, del suo amore per l’eroe Enea, lo sposo preannunciato da un vaticinio, lo sposo che avrà al suo fianco solo per tre anni brevi e felici, ma anche pieni di conflitti, politici e militari, che lei, figlia di re, comprende e spiega con competenza e dolore.
Francamente, trovo assai riduttivo che di questo romanzo si sia parlato come di “un romanzo rosa”. È molto di più, e ho cercato di dirlo. Inoltre, è una storia appassionante e complessa, lieve e profonda assieme, generosa di immagini e di riflessioni: da non perdere, assolutamente.
 

a cura di Patrizia Castaldi
 

 
RECENSIONI TACCUINO

ANTEPRIME

PICCOLA EDITORIA AUTOPRODOTTI HOME