Le Interviste di L.S.


Adele Marini

Dalla nera al noir

 

Adele Marini è una giornalista, specializzata in cronaca nera e giudiziaria, che ha lavorato nelle redazioni di settimanali storici e ha collaborato anche a quotidiani a diffusione nazionale.
Attualmente è redattore del settimanale femminile Intimità.

1. Mi risulta che tu scriva fin da bambina: ti vedevi scrittrice o giornalista?

Non ci crederai, ma fin dalle medie, anzi, direi dalle elementari, avevo un’idea precisa: diventare scrittrice e mi dicevo che se proprio non ci fossi riuscita sarei diventata “almeno” giornalista. Allora avevo un’idea poco realistica del mestiere di scrivere. Credevo che gli scrittori potessero vivere del loro mestiere. La vita mi ha ridimensionato e ho finito per diventare giornalista. Una giornalista che ogni tanto pubblica un pezzo più lungo degli altri travestito da libro.

2. Il giallo, il nero, la cronaca giudiziaria, la cronaca nera: sono una passione o un caso?

Sono entrambe le cose. Ho sempre avuto la passione per il mistero e, visto che leggevo furiosamente tutto quello su cui riuscivo a mettere le mani, purché non fosse un testo scolastico, non mi perdevo i gialli per ragazzi, particolarmente quelli di una collana edita da Salani. In quarta ginnasio per caso ho scoperto i Gialli Mondadori e mi sono innamorata di Ed McBain e del suo 87° distretto. Da qui è nato il grande trasporto per la cronaca. Alla nera dei quotidiani ci sono finita solo perché all’epoca in cui ero praticante nessuno faceva a gomitate per fare il giro degli ospedali e visitare l’obitorio. O per stare ore in sala stampa alla Questura. In seguito mi ci sono appassionata e mi sono anche specializzata. Ai direttori piaceva il mio modo di raccontare storie efferate e io non ho più smesso. Tre anni fa, quando per vicende editoriali sono finita in un settimanale tranquillo come Intimità, senza la dose quotidiana di morti ammazzati ho cominciato ad annoiarmi, allora ho pensato che non fosse da buttare via quello che avevo imparato sul campo. Così ho cominciato a sfornare noir che non sono solo fiction, ma cronaca rielaborata, trattata e rilegata.

3. Il Consulente, scritto a quattro mani con Alberto Sala, ispettore capo della Mobile di Milano. Ci

 racconti come è nata l’idea, che tipo di esperienza è stata?

Beh, l’ho scritto nel 1993 e pubblicato nel 1994, in piena Tangentopoli. Avevo conosciuto per motivi di lavoro l’ispettore Sala che all’epoca era uno degli investigatori di Di Pietro, un esperto di criminalità finanziaria. Siccome mi occupavo di Mario Chiesa e compagni e mi intrigava molto l’idea di spiegare bene, in un romanzo, come stessero veramente le cose, vale a dire come funzionava (e funziona più che mai) il “votificio” che si fonda su corruzione, concussione e riciclaggio di denaro sporco, ho pensato di mettere a profitto una conoscenza importante, quella di Sala appunto. Lui mi ha fornito spiegazioni e informazioni e io le ho trasformate in una fiction (che poi tanto fiction non è mai stata). E così è nato Il Consulente. 
 

4. Il secondo romanzo arriva dopo dieci anni: Milano Sola Andata, con cui vinci un premio importante, L’Azzeccagarbugli. Come mai così tanto tempo? Mancava l’idea giusta o piuttosto l’editore giusto?

Mancava soprattutto il tempo per scrivere. E anche la voglia di ricominciare il giro degli editori, che è la cosa che scoraggia di più gli autori. Adesso è tutto più facile: ho una bravissima agente che pensa a tutto.

5. I tuoi romanzi hanno una forte componente di realismo ma anche di realtà. Realismo perché intessi le tue trame su un tessuto sociale preciso, l’hinterland milanese, la periferia della metropoli immersa nella nebbia. Realtà perché le tue trame hanno sempre uno scenario passato, qualcosa di realmente avvenuto. Una strage di mafia per Milano solo andata, l’attentato alla Questura in Naviglio Blues. Il noir è il genere ideale per raccontare il nostro presente – e questo lo pensano un po’ tutti – ma anche per indagare la nostra storia, secondo te?

Sì, sono d’accordo. Io do al genere noir una forte valenza sociale. Per me, che ho spesso dovuto dare più di un’occhiata dietro le quinte della cronaca, la fatica di scrivere vale solo se si possono veicolare, dentro un romanzo accattivante, messaggi importanti. Se si può spiegare cosa ci sia dietro certe facciate tanto per bene, tanto graziose e pulite. Quali inferni possano nascondersi nel cuore nero di certe famiglie. E, possibilmente, tenere desti i ricordi dolorosi e ingombranti che appartengono al nostro passato recente (tipo stragismo di Stato, guerra partigiane, nazifascismo…). Altrimenti,tanto varrebbe scrivere storie rosa, più facili, leggere e redditizie.

6. Come ti ispiri, come nasce l’idea e come la scrivi? Scaletti la trama e poi ti attieni, o lasci che il romanzo nasca in una sorta di navigazione a vista?

Il soggetto nasce generalmente da fatti di cronaca. O da un’idea forte che ha attinenza con la cronaca, con il vissuto quotidiano. Una volta capito cosa voglio trattare e dove voglio arrivare, comincio a costruire un soggetto partendo dai quesiti: Sei io fossi… se io facessi… Ci metto molto a scrivere il plot e a strutturarlo perché le mie storie sono sempre abbastanza complesse e alla fine tutti i fili devono riannodarsi. Poi però, quando passo alla stesura, capita che, le ricerche mi portino altrove. E’ successo così con il Naviglio blues: doveva essere solo ordinaria e feroce criminalità e sono incappata nello stragismo politico. Una volta terminata la prima stesura, lascio decantare il tutto e poi comincio con le riscritture seguendo anche i consigli della mia editor. Questa è la fase più lunga, più noiosa e più faticosa, ma deve essere superata mettendoci tutto il tempo che occorre.

7. Che lettore sei, che scrittura ti piace, a chi ti ispiri?

Credo di essere quella che si definisce una drogata di lettura. Leggo tutto ma non termino tutti i libri che comincio. Dipende dalla qualità della scrittura o della traduzione, dal pensiero che viene espresso, dall’originalità… L’autore, anzi, il maestro a cui mi ispiro per i noir è James Ellroy: duro, efficace, insuperabile nel creare atmosfere e nel fare denuncia sociale.

8. C’è qualcosa che vorresti scrivere, un giorno o l’altro?

Ho un quaderno pieno di idee per soggetti e piccole ispirazioni estemporanee. Vorrei trasformarlo in una collana di romanzi brevi ma molto incisivi. Cronache affilate, storie di denuncia sociale, che suscitino qualche interrogativo. Perché sono stanca di sentire persone che davanti alle stragi dicono ai cronisti le solite stupidaggini da bar sugli extracomunitari cattivi e sugli assassini di casa nostra conosciuti invariabilmente come brave persone.

9. Prossimi progetti?
Andare in pensione per avere tempo per me. Ma questo non è un progetto, bensì un desiderio. Comunque, anche così, rubando tempo alla notte, continuo a scrivere. Adesso sto lavorando a un nuovo noir milanese.
 

Grazie, Adele e alla prossima.

(Intervista a cura di Lilli Luini).

note: cliccando sulle copertine si possono leggere presentazione e un capitolo dei due romanzi