Le Interviste di L.S.

PARLIAMO DI ROMANCE
INTERVISTA A

K A A T H L E E N -McG R E G O R
a cura di Alberta Colombo


Quando ho saputo che Kathleen McGregor, una delle scrittrici di romance a me più care, avrebbe concesso un'intervista al nostro sito, ne sono stata molto felice... che dico felice, entusiasta! Per me e per tutte le appassionate del genere romance che ci frequentano, ma anche per sfatare un preconcetto. Molti sono infatti convinti che un romance sia un libro leggero, adatto solo a romantiche sentimentali. In realtà, il romance ha per definizione una storia d’amore in primo piano, ma questa storia si sviluppa in un contesto storico, un'ambientazione precisa, ricchissima di particolari sulla vita nei secoli che ci hanno preceduti e quindi esige da chi scrive ricerca, conoscenza, preparazione per non cadere in errori grossolani e inverosimiglianze. Basta leggere i libri di Kate – grandissima cultrice di storia, ha anche un blog specifico per appassionati di storia medievale – per accorgersene.
Ho letto entrambi i suoi libri e credo che in pochi come lei sappiano introdurre il lettore nelle trame di un romanzo. Sì, perché dopo poche pagine anche chi leggeA è lì, con i personaggi fantastici che lei ha inserito in un contesto storico reale. Kathleen ha la capacità di coinvolgere il lettore con poche frasi, lo tiene avvinto alla sua storia fino alla fine trasportandolo in mondi fantastici e spesso dimenticati. Kathleen sa muoversi con destrezza tra fantasia e realtà e ci regala storie godibilissime che hanno il pregio di sembrare reali. Un talento incounfutabile e testimoniato dal fatto stesso che i suoi libri sono andati esauriti ad ogni ritampa e che oggi le sue lettrici siano in attesa del terzo volume della saga.
Prima di lasciare spazio all'intervista vera e propria, prendo ancora qualche riga per ringraziare Kathleen McGregor per quello che è, cioè una persona straordinaria che – nonostante appunto le tante copie vendute e un nome notissimo nel settore romance – ha risposto con entusiasmo ed estrema disponibilità alla nostra prima mail, offrendoci una preziosissima consulenza per il settore rosa del concorso Dal tramonto all'Alba e rispondendo a tutte le nostre domande.
Grazie Kate, noi ti consideriamo ormai un'amica.
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«Che bambina sei stata, Kate?»
«Solitaria, introversa, fantasiosa, sensibile… per certi versi sono ancora così, A schiva e silenziosa. Sono una persona che pensa molto e parla poco, qualcuno, al primo impatto, potrebbe definirmi fredda e distante, perché sono più tesa ad ascoltare e a studiare piuttosto che a svelarmi e lasciarmi conoscere, come in una sorta di autodifesa. Da qui la mia infanzia solitaria, e il mio mondo inconsistente, fatto di sogni e passioni, che è man mano cresciuto con me, come una seconda pelle».

«Quando hai cominciato a raccontarti storie, a inventarti mondi? E che mondi erano?»
«I miei mondi dici? Ero un maschiaccio. Giocavo con animaletti di plastica, macchinine e costruzioni. Adoravo (e adoro) i cavalli, il mondo del west che guardavo e vivevo incantata davanti ai film di John Wayne, a cavallo di una sedia. A sei anni i miei hanno dovuto permettermi di prendere lezioni di equitazione, e da allora non c'è mai stato un momento in cui i miei sogni non mi vedessero in groppa a un cavallo nero, con pistole e cappello da cowboy. (principesse? Damigelle? Nooo! Cowboys e pistoleri!!). A scuola non ero una cima, mi impegnavo sempre ma non brillavo. Fino a quando, con un tema libero, non sperimentai la prima, inebriante scintilla di quella fiamma che è la scrittura creativa, di quel potere insito nelle parole capace di dar vita a quello che non ha corpo e consistenza: ai sogni e A alle fantasie. Ricordo tuttora quasi parola per parola quello scritto, era un racconto ambientato nel west americano, scritto in prima persona, di un attacco indiano ad un forte (naturalmente!), che io (ragazzino!) e il mio cane contribuivamo a respingere. Avevo 13 anni. Credo che quel racconto abbia segnato fin da allora, anche se in modo silente e non consapevole, la mia vita. Due anni dopo, scrivevo il mio primo romanzo: un centinaio di pagine di far west, cavalli, drammi interiori, sentimento e profonda emotività, tutto molto tipico di quell'età».

«Parlaci della tua grande passione per la storia. É nata spontaneamente o ti è stata tramandata da qualcuno?»
«Ah la storia! La storia è stata la mia bestia nera per tutti gli anni di studio. La consideravo priva di qualsiasi utilità. Come è nata la mia passione per la storia dunque?… spontaneamente, molto tempo dopo. Forse in coincidenza con la progettazione del mio primo romance, Corinna. Scoprii in quel frangente, i molteplici aspetti, che non avevano nulla a che fare con gli approcci scolastici, di un mondo ormai perduto che però era rimasto vivo nella memoria e nelle opere di tanti romanzieri che ammiravo. Ecco, direi che ad avvicinarmi alla storia, è stata più di tutto l'ambientazione storica dei romanzi che divoravo. Dopo averne cAoncluso uno, sentivo il bisogno di documentarmi, di scoprire quel mondo che mi era tanto piaciuto leggere, e vedere se era proprio così come me lo avevano presentato.
Documentarmi sui corsari di Morgan e sulla Fratellanza della Costa, sui velieri e sulle rotte, è stata di per sé un'avventura, al pari della stesura di Corinna, (ok, adesso conosci le mie più grandi debolezze: pistoleri e pirati). E' stato come aprire una finestra, come ridar luce a manoscritti vecchi di secoli e svelarne i segreti. La Storia è diventata una creatura viva, non più asettico insieme di nomi, date e avvenimenti, ma scrigno colmo di tesori, in attesa di essere scoperti».

«Sei australiana e vivi in Italia da molti anni. A cavallo tra due mondi, il nuovo e il vecchio, mi viene da pensare, con una cultura doppia e ricca. Come vedi, come pensi? In australiano o in europeo o in entrambi? E c'è poi così tanta differenza? Ti manca mai l'Australia, i suoi spazi, il suo isolamento?»
«Sono cresciuta in Italia, credo che il mio modo di pensare sia a tutti gli effetti italiano, è il mio modo di sentire che è diverso. Il mio modo di percepire, di apprezzare la solitudine e il silenzio. Il bisogno di spazio, fisico e mentale. Respirare qui è dAiverso da come si respira là, qui l'aria si porta addosso il peso di secoli, il respiro e la presenza di tanti, passati e presenti, qui si respira l'uomo e la sua storia, che in qualche modo ti ingloba. Là, c'è solo lei. L'Australia. Terra e cielo e mare. Sei solo tu e lei».

«Come parte un'idea, come si svuluppa la tua scrittura?»
«Io scrivo d'istinto. Ma l'istinto, che per definizione non risponde a regole, non si muove se non è stimolato. Può essere un quadro, un profumo, una scena di un film, una frase da un libro… oppure semplicemente uno stralcio di pensiero, un'immagine che si accende per caso nella testa, o un'emozione spontanea alla ricerca di una storia… Può essere qualsiasi cosa, ma deve esserci. La scintilla, l'idea. E' il carburante che mette in moto la macchina della fantasia, che una volta partita, si alimenta da sola. Dall'idea si dirama la trama. I personaggi, o almeno uno dei personaggi, il principale, scaturisce dal nulla, come il perfetto completamento all'idea. In genere, quando inizio la stesura, il mio libro giace già dormiente, dalla prima pagina all'ultima, dentro di me. I miei personaggi hanno già una loro storia personale, un passato che mi aiuta a presentarli ai lettori come persone vere, con radici proprie, che rendano il loro presente, nella mia storia, più soAlido. Non sono elementi indisciplinati; anche se a volte sono loro a decidere una strada piuttosto che quella originale alla fine si attengono sempre ai miei desideri. Quando c'è tanta discordanza, capisco che devo cambiare qualcosa, sono capace di buttare nella spazzatura anche trenta pagine e riscriverle in modo del tutto diverso, e poi tutto torna a filare liscio. Loro contenti, io soddisfatta.

«Quando e come è nata la tua saga?»
«Non è nata come una saga. Corinna era un tomo di oltre 700 pagine che mi ha tenuto compagnia per molto tempo, riempiendo ogni istante libero delle mie giornate, e parecchie ore delle mie notti ( mi piace scrivere di notte, è molto più intimo, il corpo è più rilassato, la mente distaccata dai pensieri che invece l'assillano di giorno, l'assenza di luce contribuisce a calarti in una sorta di limbo, di bozzolo, dove le emozioni possono tramutarsi in parole senza l'intrusione del mondo esterno). Quando digitai l'ultima parola, la soddisfazione e la gioia di aver finalmente raggiunto quella meta apparentemente irrealizzabile, fu immensa, ma anche di breve durata. Non passò neppure un'ora, che mi ritrovai abbandonata, e tristemente sola. Se n'erano A andati. La storia era finita, la porta si era chiusa, e io ero rimasta fuori. Non vi restai per molto, la riaprii il giorno successivo, e iniziai a progettare Cuore Pirata, a immergermi in una nuova ricerca storica, e di nuovo nel mondo che avevo creato, guardandolo però da due paia di occhi diversi. Affascinante. Ecco, da qui è nata la saga. Ora la storia sta passando attraverso gli occhi di Gavin… domani sarà John… L'importante è che non finisca».


«Il tuo mondo reale e quello fittizio convivono pacificamente, integrandosi a vicenda, oppure li tieni separati?»
«Sono due facce della stessa medaglia. Fisicamente mi muovo nel mondo reale, mentalmente in quello fittizio. Per deviare dalla mia immaginazione ci vuole tanta concentrazione ;-) A parte gli scherzi. Non c'è momento in cui il mio mondo immaginario non si muova nella mia testa, o i miei personaggi non si parlino a vicenda, anticipando le scene che devo ancora scrivere. A volte credo che lo scrittore sia la figura sana di mente più vicina a quella del pazzo».

«Leggi tanto? E cosa leggi?»
«Una volta leggevo di più, ora il tempo libero cerco di dedicarlo soprattutto alla scrittura.A Comunque, leggo sempre, non c'è giorno in cui non prenda in mano un libro, anche solo per una decina di pagine. Leggo ciò che mi nutre, sia emotivamente sia stilisticamente. Come autori mi incantano Wilbur Smith, Anne Rice, Jack Whyte; apprezzo molto Crichton, DeMille, Follett, Cussler anche se l'autore in pochissimi casi determina da solo la scelta di un libro. La trama è quella che mi deve intrigare, se l'autore è sconosciuto non ha alcuna importanza. Tra le autrici di romance sono particolarmente affezionata a Kathleen Woodiwiss, che io trovo molto poetica e stilisticamente elegante, equilibrata nel dosare trama e ambientazione, descrizioni e dialoghi, accurata e profonda nella resa psicologica dei personaggi e nel lento maturare del sentimento in passione. Sono questi gli elementi del romance, dopotutto. Poi, le mie passioni mi portano a immergermi in saggi storici sui Celti, sul Druidismo, che trovo affascinanti, sui popoli antichi e sul medioevo, oltre, inutile dirlo, a pirati, esploratori e navigatori» .

«Parliamo di editori ora. Raccontaci come è andata. Come sei arrivata a pubblicare, a diventare una delle autrici di romance più lette e apprezzate» .
«Corinna (e un altro paio di A titoli giovanili di altro genere prima di lei), ha fatto il giro di diverse case editrici, prima di approdare a Mondolibri. E' stata una lunga peregrinazione, fatta di illusioni e delusioni, ma sempre incoraggiata dai pareri positivi di chi, almeno, si preoccupava di leggerlo (e non era poco considerato le su menzionate 700 pagine). Ricordo che una casa editrice mi aveva proposto di pubblicarlo in tre volumi, contro il pagamento di un contributo da capogiro, e in un numero di copie ridicolo (e la prospettiva poi di non raggiungere neppure le librerie). Una lezione che ho imparato, è che se si desidera fermamente qualcosa, non bisogna mai smettere di perseverare, e che, prima o poi, nel momento più inaspettato, accade anche l'inimmaginabile, come è stato per me. Poco importa che abbia dovuto tagliare e adattare la mia creatura, per adeguarla alle esigenze editoriali, nel momento in cui l'ho avuto fisicamente tra le mani, fresco di stampa, era il libro più bello del mondo! Era il mio! Ed era in libreria! C'erano persone che lo acquistavano, lo leggevano e lo lodavano. Credo sia stato un successo inaspettato anche da parte dell'editore, che ha dovuto provvedere a più d'una ristampa per accontentare tutte le richieste. Io? Semplicemente non riuscivo a capacitarmi, mi sembrava di sognare.Pochissime persone mi collegano fisicamente all'autrice di Corinna. Non l'ho permesso, rimanere nell'ombra dei miAei libri mi fa sentire più a mio agio, in un certo senso protetta. Trovarmi al centro dell'attenzione, mi mette in imbarazzo, non so mai cosa dire» .

«Sei bilingue. Scrivi in italiano o in inglese?»
«No, non scrivo in inglese. Scrivere implica un rapporto con la lingua molto profondo, qualcosa che si ha solo con la lingua che si parla nell'ambiente in cui si cresce. Io parlo, penso (quasi sempre), scrivo in italiano».

« Non pensi che sia più semplcie pubblicare per gli autori di lingua inglese perché il bacino di lettori è più ampio?»
«Certo, l'inglese potrebbe aprirmi innumerevoli porte, soprattutto considerato il fatto che in Italia il romance non ha larga diffusione come invece accade all'estero. Ma chissà, sarei felice se i miei romanzi e le mie esperienze, potessero contribuire a dare un nuovo impulso a questo genere e a incoraggiare tutte quelle scrittrici che hanno un romance nel cassetto».

«Come è cambiata la tua vita dopo che sei diventata ufficialmente scrittrice?»
«Il fatto che me ne stia appartata dietro la mia identità, a parte qualche rara eccezione come ho detto prima, ha contribuito in un certo senso a A mantenerla uguale a prima; esternamente, in quello che è il mio rapporto con gli altri. Intimamente, è stata come una rinascita. Mi ha resa completa, ha dato un senso a tutto quel guazzabuglio di mondo che mi porto dentro fin dall'infanzia, un senso all'estrema emotività e sensibilità. Sono i miei sogni che si sono avverati, e questo, sì, è abbastanza da cambiare una vita».