CLAUDIA,
IL CUORE
E LE ... COSE CHE CAPITANO
“Debutto
felice, meritevole… Claudia Priano in tanta grazia letteraria
di dio propone alcuni brevi, toccanti inserti, un libro nel libro: la
famiglia, il rapporto con il padre, l’iniziazione sentimentale
(quella vera). L’autrice, con delicatezza, dipana la vicenda principale…
per cogliere il lettore, ormai convinto dello scontato distendersi nel
più o meno lieto finale, di sorpresa (più d’una),
in un delicato processo demolitorio dell’intero impianto narrativo.
Capace di commuovere, con sincerità. Straordinaria, la storia
di Teresa. Come dice Priano, cose che capitano.”
(Stefano Bigazzi
– La Repubblica)
“…
l’amicizia tra donne che arricchisce di tante piccole emozioni
il romanzo.”
(Laura
Guglielmi, Secolo XIX)
Ebbene
sì, non è da tutti essere recensiti sulla stampa nazionale
al primo libro. Anzi, non è quasi da nessuno. Uno di quei miracoletti
che, non so voi, ma io ogni tanto invoco. E poco mi importa che accadano
solo agli altri: il fatto che accadano mi rappacifica con il mondo.
Specie se poi compro il romanzo e mi piace, mi diverto, sento quel quid
in più che mi fa dire Ok, non è cambiato niente, pubblicano
sempre roba che merita. Claudia - l'ho già scritto nella recensione,
ma mi ripeto - ha scritto un romanzo per tutti: per i lettori appassionati
come lei, che troveranno diversi livelli di lettura ma anche per chi
legge poco o nulla e ha bisogno di riferimenti che gli ricordino il
mondo a cui è abituato. Sembra facile, diceva un omino in una
pubblicità della mia infanzia. Ma non lo è, non lo è
affatto.
Eccola qui, Claudia ultimo modello, con i capelli tagliati. Ho cercato
una scrittrice per un'intervista, ho trovato una ragazza disponibile,
normale, una donna che innanzitutto è.
Claudia, i nostri lettori sono per la stragrande
maggioranza autori dilettenti, aspiranti, esordienti, emergenti. Si
stanno chiedendo come è accaduto, quali passi hai fatto eccetera
per arrivare con il primo libro a un editore come Aliberti . Teniamoli
un attimo in caldo e prima parlaci di te.
Di me? Che dire? Sono una confusionaria, ritardataria, faccio fatica
a darmi delle regole ma alla fine riesco sempre a rispettare gli impegni.
Sono una gran lavoratrice, questo sì. Amo la musica, tanto. Il
jazz ma anche molte contaminazioni. Un po’ di tutti i generi.
Ascolto molta musica classica ma sono sempre una profana. Non si impara
mai abbastanza. Adoro la musica gipsy e poi tutta quella mediterranea
in generale. E oltreoceano amo molto Tom Waits. Amo leggere e leggo
di tutto. Adoro passeggiare. Sto benissimo nell’acqua, a nuotare.
Vivo a Genova nel centro storico con il mio compagno, suo figlio e ho
due bellissimi gatti. Amo le donne per come sanno essere e per le loro
inspiegabili e sorprendenti risorse. Amo le persone schiette, ma delicate.
Odio i prepotenti e gli intolleranti.
Arriviamo quindi a Claudia scrittrice. Come nasce
Cose che capitano?
Intanto devo dire che ho sempre scritto. Da tutta la vita. Ma mai avevo
scritto un romanzo. E ho sempre letto tantissimo. Perché solo
leggendo molto si impara a scrivere. Quelli che dicono, non leggo perché
ho poco tempo e devo scrivere, commettono un grosso errore.
Pensate che la prima volta che ho incontrato quel signore coi baffi
che sarebbe diventato il mio agente, lui mi ha chiesto:
- Quanti libri leggi in un mese?
- Parecchi. Forse sette. Otto. A volte anche di più. Dipende
da quello che leggo.
- Risposta esatta. Se mi avessi risposto “uno ogni tanto”
non ti avrei neanche preso in considerazione.
Il romanzo è nato in un momento particolarmente difficile e delicato
della mia vita. Mi sono dovuta fermare. Per un po’. E allora un
racconto che stavo scrivendo mi è sfuggito di mano ed è
diventato un romanzo. Mi è stato utile, mi ha permesso, in quel
periodo, di riappacificarmi con il mondo. E di tirare fuori la vera
Claudia, che si era un po’ persa. Davvero, per me scrivere è
assolutamente terapeutico. Mi fa stare bene. C’è chi va
a correre, chi va in palestra. Chi fa meditazione. Io scrivo.
Scrivi
la parola fine al tuo romanzo e... cosa capita nella realtà?
A chi lo fai leggere per primo, a cosa pensi, che passi fai?
Scrivo la parola fine e a un tratto mi capita di tutto. Piango, rido,
canto, ballo. Una roba catartica. Poi lo tengo un po’ lì.
E dopo lo faccio leggere a tre persone per me molto significative. Alla
mia amica Maie, al mio compagno Bruno Morchio, anche lui scrittore ma
di noir, e naturalmente al mio agente coi baffi. E dopo ad altre persone
care.
Prima di parlare di Grandi e Associati, il tuo
agente, ti faccio un'altra domanda. Tu lavori al Teatro della Tosse
e sei giornalista di Mentelocale. Quanto la tua esperienza lavorativa
ti ha aiutato a scegliere la direzione giusta in cui muoverti?
Non lavoro più in Teatro. Ho scelto di smettere di lavorare sei
giorni su sette per avere più tempo per me, per crescere e per
continuare a scrivere. Come campo? Lavoro soltanto, ma sodo, due giorni
alla settimana in un mercatino biologico, per 15 ore al giorno, guadagnando
abbastanza per mantenermi. Le bollette si devono pur pagare. Poi mi
capita di scrivere qualcosa per qualche rivista o fare altre cose attinenti
alla scrittura che mi fanno arrotondare. È stata una scelta difficile,
davvero. Tutti mi dicevano, sei pazza. Ma io ne vado fiera. Certo ho
dovuto rinunciare a molte cose, ma così sono più contenta.
E poi non sono giornalista. Questo sia chiaro. Io scrivo su Mentelocale
e collaboro con loro gratuitamente perché lo trovo un sito bello
e interessante, in continua via di espansione. Comunque tutto quello
che faccio per me è una grande esperienza che mi serve per la
scrittura.
I nostri lettori ci scrivono spesso sull'argomento
"agenzie letterarie", attratti e diffidenti al tempo stesso.
Grandi e Associati è forse il più accreditato del nostro
Paese. Raccontaci la tua esperienza.
Beh, devo dire che da principio non ci credevo neppure io. Il fatto
è che per me è stato un vero colpo di fortuna. Perché
ho dato il romanzo da leggere ad un amico, il quale a mia insaputa lo
ha dato ad un giornalista. Che lo ha ritenuto valido. E magicamente
è arrivato nelle mani di un agente letterario al quale è
piaciuto molto. Mi ha chiamato e così è arrivato anche
l’editore. Ma se devo dare un consiglio a chiunque aspiri a pubblicare,
senza perdere tempo e soldi nella spedizione di dattiloscritti a varie
case editrici (che ne ricevono tanti, troppi ogni giorno) è quello
di rivolgersi ad una agenzia letteraria seria (su internet si possono
avere queste informazioni). La Grandi & Associati è davvero
molto seria e competente. Sono molto orgogliosa di fare parte della
loro “scuderia”, come a volte ho sentito dire.
Gli agenti leggono tutto e in pochi mesi. Certo a pagamento. Non sono
cifre folli. Ma se il testo vale e interessa loro, state tranquilli
che non perderanno un minuto e vi chiameranno. È il loro lavoro
e loro interesse.
Adesso sei una scrittrice. Sta per uscire il tuo
secondo libro. Dimmi una cosa. E' stato un passaggio automatico, stavolta?
Lo hai scritto sapendo già che il tuo editore lo avrebbe pubblicato
oppure ci sono stati altri passaggi?
No. No. Se il libro non piace, nessuno ti fa il piacere di pubblicarlo.
In questo caso avevo una fifa boia. Sai com’è. E invece
è piaciuto. Molto, e molto più di quello che pensavo.
Mi è stato detto che è un libro più maturo del
precedente. Un libro sincero, che arriva al cuore. Ne sono molto orgogliosa.
Ora ti regalo il microfono e puoi dire tutto quello
che vuoi del nuovo libro.
Uaooo. Il libro ha per titolo “Con il cuore leggermente
indolenzito”. È una frase tratta dai “Diari”
di Sylvia Plath. Pubblicati in Italia da Adelphi. Leggeteli. Sono da
non perdere.
“E adesso me ne sto qui, contegnosa e stanca in marrone, con il
cuore leggermente indolenzito.”
Mi interessava molto questa fase dell’indolenzimento. È
quella fase in cui, dopo uno choc, un dolore, un trauma, il corpo o
la nostra anima si riprende, elabora e si adegua alla nuova situazione.
È una storia forte e commovente, divertente e impietosa, una
riflessione sul senso della vita che potrebbe riassumersi nei versi,
citati, di Silvia Plath: “Forse non sarò mai felice, ma
stasera sono contenta.”
La storia di una donna che scompare, nella notte. All’improvviso.
E quella dei suoi figli, che nonostante anni di rancori e sofferenze,
rimettono insieme i pezzi di una famiglia frammentata e tornano sui
ricordi. Tutto questo per ritrovare la madre scomparsa. Una madre-bambina
che forse non è mai voluta crescere, che ha sempre faticato a
restare, a rinunciare alla propria musica, al violino, a riconoscersi
nel ruolo di moglie e di madre. E a soffrirne, alla fine, dopo i primi
momenti felici, sono stati tutti. E ora Lidia è scomparsa. Martine,
la sua amica di sempre, non ha idea di dove sia finita. L’ex marito
– ex ormai da anni – arrabbiato e amareggiato, non ne vuole
sapere. La polizia va per tentativi. Solo loro, i figli, Margot, Chiara
e Bruno, potrebbero trovarla. Ma per farlo devono avere il coraggio
di salire sulla nave dei folli. E insieme a Lidia, allora, potrebbero
trovare molto di più. E poi ci sono questi personaggi di contorno,
che mi hanno tanto affascinata. Insomma, credo sia un libro dove ci
si possa commuovere. Ma anche ridere a crepapelle.
Grazie,
Claudia, ci risentiamo tra un paio di mesi... con il cuore leggermente
indolenzito.
(a cura di Lilli Luini).