QUATTRO
CHIACCHIERE CON
... PAOLO FERRUCCI
Di
Paolo Ferrucci, manager con la passione della scrittura, sono usciti
nel 2000 Omicidi Particolari – Piemme, nel 2005
Lune Nere – Aliberti, e, ultimo (marzo 2007)
Mistero Etrusco per le Edizioni Sylvestre Bonnard.
- Domanda classica: come sei approdato alla pubblicazione?
Questo sembra essere l’argomento più interessante per gli
aspiranti scrittori. E lo capisco: l’anelito a essere pubblicati
è pressoché invincibile. Ma la vicenda di ognuno è
particolare, e non sempre può servire da esempio.
Io, consigliato da un amico, mandai una copia del mio primo romanzo
ad Aldo Busi. E lui mi rispose: fatto molto strano, considerato che
in genere nessuno scrittore risponderebbe alla lettera di uno sconosciuto.
Mi disse che il romanzo, a causa del suo impianto tradizionale (“ottocentesco”,
lo definiva lui) non poteva interessarlo. Ma m’incoraggiò
a rivolgermi a un’agenzia letteraria, la Grandi & Associati
di Milano: cosa che feci. Ma la Grandi & Associati rappresenta solo
scrittori noti, e per gli sconosciuti si limita a valutare i testi a
pagamento, offrendo una semplice scheda di lettura, nella quale si scoraggia
oppure si incoraggia l’aspirante a continuare; per il 99% dei
casi la loro opera si ferma qui. Nel restante 1% dei casi, invece, quando
reputano il libro di loro interesse, si offrono di trovarti un editore
e di rappresentarti. E a me capitò questa inusitata “fortunaccia”.
- Omicidi Particolari è il tuo primo romanzo:
quali difficoltà hai dovuto affrontare durante la sua stesura?
Tante, tantissime. Difficile parlarne dettagliatamente: le carenze,
le ingenuità, il velleitarismo di chi è alle prime armi
rende il compito arduo e incerto, e triplica il lavoro, poiché
ogni impostazione e stesura dev’essere rivista e corretta molte
volte.
Il difficile è anche dare una struttura complessa a un romanzo
che si vorrebbe di ampio respiro, con molti personaggi e incastri narrativi
necessari a un mistery che offra una trama “gialla”. Per
non parlare degli studi necessari per dare un taglio “erudito”
alla storia che si vuol raccontare. Un lavoraccio, insomma, che in genere
non è raccomandabile per un’opera prima.
- Omicidi Particolari è del 2000. Lune
nere del 2005. Come è cambiato, in questo lasso di tempo, il
tuo approccio alla scrittura?
E’ cambiato molto, perché l’esperienza insegna molte
cose. La disciplina, innanzitutto; e poi a non usare troppe parole,
quindi ad affinare lo stile di scrittura. Poi insegna a non sprecare
energie in sviluppi della trama non necessari, o in digressioni che
affascinano chi scrive, ma non affascineranno chi legge. Insegna a “ridurre”,
a “togliere”, a “non strafare”. Poi, l’esperienza
insegna sia a guardarsi dentro, sia a guardare meglio al lettore che
potrà incontrarci. L’esperienza è tutto.
- Dopo Piemme e Aliberti, hai scelto per la pubblicazione
di Mistero Etrusco una piccola casa editrice, anche se di qualità.
Considerando l’aspirazione di molti (tutti?) a pubblicare con
case editrici note e di ben altre dimensioni, il tuo caso appare più
come un’anomalia.
Ho scelto Sylvestre Bonnard perché mi resi conto che il mio libro
si adattava perfettamente alla loro collana di narrativa. Sembrava fatto
apposta per loro, benché li avessi conosciuti molto più
tardi; e quando loro mi hanno letto, hanno visto che quel libro rispecchiava
perfettamente le loro inclinazioni.
Questa scelta è avvenuta dopo che editori più grossi avevano
rifiutato il romanzo perché “troppo raffinato”, quindi
poco adatto a raccogliere il maggior numero possibile di lettori. Come
sapete, i grossi editori puntano a vendere molte copie, quindi a raccogliere
tutti i possibili lettori, anche (e soprattutto) quelli più deboli,
abituati a standard “letterari” mediocri.
- Fruttero e Lucentini sono tra i tuoi maestri
dichiarati. Citi La donna della domenica, del 1972, come il romanzo
italiano che ti ha segnato di più.
Sì, quel romanzo mi ha dato la spinta ad amare una certa letteratura,
cioè mi ha indicato il tipo di letteratura che avrei prediletto.
Ho considerato Fruttero e Lucentini i miei maestri, anche se i loro
romanzi migliori, quelli degni di restare, sono solo i primi due: La
donna della domenica e A che punto è la notte.
- Altra classica domanda, e ultima della nostra
conversazione: progetti?
Un romanzo che è in lavorazione. Conto di finirlo entro l’anno,
in modo che possa essere pubblicato la prossima primavera. Sempre un
mistery, sempre con un non-investigatore implicato, sempre con i libri
protagonisti e con l’erudizione che è sottesa all’andamento
della storia. E, naturalmente, con alcune bellissime donne.
(Intervista
a cura di Luca Intona).