Elisabetta, che
lavora con la scrittura
Esce
in libreria dal 19 maggio 2010
Ti voglio credere, il nuovo romanzo di
Elisabetta Bucciarelli, edito da Kowalski Colorado Noir. Proprio in
questi giorni ho scambiato due chiacchiere con l'autrice, ormai una
della più accreditate signore del noir italiano.
Elisabetta
Bucciarelli è una donna speciale. Ha come un'aura che l'accompagna,
un'aura piena di passione, conoscenza e grande umanità.
È anche una
scrittrice speciale, perché interpreta il noir secondo canoni
personalissimi che corrono su temi forti. La solitudine, l'apparenza, la
giustizia, la verità.
Scrittrice lo è da sempre: "lavoro con la scrittura", dice lei. Il suo
primo racconto è del 1989. Ha studiato drammaturgia, scritto saggi,
collaborato a testi per il cinema, il teatro, la Tv.
Elisabetta, hai sempre saputo cosa fare da grande?
«Ho intuito presto quale gomitolo andava arrotolato. Poi ho capito
che il filo sarebbe stato molto lungo, a volte intricato come una
matassa, altre volte meno. Continuo a seguirlo. Cambiano i colori, ci
sono svariati nodi, oppure fila tutto temporaneamente liscio. In altre
parole scrivo da sempre e vorrei continuarle a farlo».
Il primo romanzo però
viene nel 2005. Happy Hour, un thriller ambientato nella Milano
da bere, nel mondo della moda così complesso e fatto di apparenze. A
indagare su una serie di omicidi inquietanti, c'è l'ispettrice Maria
Dolores Vergani, detta Doris, il suo personaggio seriale che da allora
l'accompagna in ogni avventura. Come è entrata nella tua vita Maria Dolores? Qualcosa o qualcuno te
l’ha ispirata?
«Quando mi sono sentita pronta per scrivere narrativa, ho deciso che
lo avrei fatto in totale onestà. Raccontare ciò che conosco, attraverso
gli occhi di una donna. Poi è arrivata lei, somma di persone reali e di
suggestioni femminili sconosciute. Una donna normale, senza vizi e senza
particolari trasgressioni. Che si confronta con la morte, con la vita e
con il male».
Happy Hour viene pubblicato da Mursia. Una casa editrice di ottimo
livello.
Ci racconti com'è andata?
«E’ stato casuale. Ho spedito il primo libro a qualche casa editrice.
Ero un’esordiente senza esperienza e senza nessuno in grado di
consigliarmi. Ho ricevuto alcune risposte, quella che mi ha convinto di
più è stata la proposta di Mursia».
Sempre con Mursia, nel 2007, esce Dalla parte del torto, ancora
ambientato nella high class milanese. Un giallo dove "tutto è bello e
nessuno è buono". Nel 2008, con la collana cult di Perdisa Pop esce
Femmina de luxe, una storia nera incentrata
sull'ossessione della perfezione fisica, che porterà Elisabetta in
finale al Premio Azzeccagarbugli 2009.
Ma è con Io ti perdono che Elisabetta approda definitivamente alla sua
piena maturità di scrittrice. Uscito con Kowalski Colorado Noir lo
scorso anno, arriva finalista al Premio Scerbanenco e raccoglie unanimi
consensi. Ambientato in una Valle d'Aosta tenebrosa, in cui i confini
tra il bene e il male sono labili, e in una Milanopiù inquieta e
contraddittoria che mai, fin dalla copertina chiama il lettore
a perdonare qualcosa che si intuisce terribile.
Tu credi che il perdono sia possibile sempre?
«Non lo credo affatto. Credo proprio che possa, al limite, essere una
resa. Inevitabile. A volta si perdona per sfinimento. Psicologico o
addirittura fisico. Non ci sono più lacrime. Manca il respiro, tanto da
voler dimenticare e cancellare anche il sentimento di rabbia e rancore.
E la voglia di vendicarsi, che consuma più del dolore stesso. Però è una
possibilità che abbiamo a disposizione. Quindi occorre sondarla,
comprenderla, e cercare di capirne le radici. Magari anche provarci.
Vale la pena».
Veniamo a oggi, al suo ultimo romanzo - Ti voglio credere,
sempre per Kowalski Colorado Noir - uscito in libreria mercoledì 19
maggio. Ancora una volta un titolo forte, evocativo: voglio crederti, ho
bisogno di crederti, anche se non so se ciò che dici è la verità. Ma
esiste una verità oggettiva, quando si parla di animo umano? E verità e
giustizia coincidono sempre?
«In Ti voglio credere penso di aver perseguito un’idea e un’ipotesi
di verità relativa. Non senza affondare nel dolore della menzogna e
nella necessità di credere per non morire. Ma non escludo un Credere più
alto, che comprenda un vero e proprio atto di fede (sia esso religioso o
laico). Se decido di fidarmi lo faccio senza remore. Il problema, in
questo caso, rimane addosso a chi mente, alla sua coscienza malata.
La coincidenza tra Giustizia e Verità è un altro argomento cardine del
libro. Spesso accade il miracolo e le due cose si sovrappongono. Altre
volte non è così. Per questo ci ostiniamo a chiedere alla scienza di
raccontarci tutto il possibile, di consegnarci la Verità. Ma dovremmo
aver già capito che non è affatto in grado di farlo. C’è chi teorizza
che la menzogna sia necessaria per tenere insieme una società “civile”.
Non mi piace pensare che sia così».
In questo romanzo torni sul tema della ricerca della perfezione
fisica, che avevi già affrontato in Femmina de Luxe. Condivido con te
una grande preoccupazione a riguardo. Cosa possiamo fare, noi donne
adulte, per combattere i modelli di apparenza che vengono passati alle
ragazzine?
«Cercare modelli di nuovi, anche se è molto difficile. Comunque, già
il fatto di identificare quelli esistenti (penso al documentario di
Lorella Zanardo e al suo libro, Il corpo delle donne, per esempio) è un
modo per aumentare la consapevolezza. In concreto, proporsi, ognuna nel
suo piccolo, con un modo non convenzionale, senza esporsi o esibirsi,
scoprire centimetri di pelle inutilmente, compiacere a tutti i costi,
trasformarsi per il piacere altrui, controllare il nostro bisogno di
approvazione, magari provando a raccontarsi, senza aver paura, questo
potrebbe essere un modo. La strada è lunga ma ogni individuo può fare la
sua parte».
Parlaci di Booksweb Tv,
la Tv culturale on line, un progetto a cui collabori e che mi pare molto
importante.
«E’ una sfida
intelligente, voluta da Alessandra Casella. Un modo di interpretare la
televisione differente. I contenuti prima delle immagini. E’ condotta da
gente che scrive, quindi attenta alle parole e poco al resto. E poi
concede spazio a tutti. In modo democratico, selezionato solo per forma
e tempi. Io ho deciso di occuparmi degli italiani, di raccontare i loro
mondi. In pillole o con interviste più articolate. Mi diverto e imparo
molte cose. E in questi anni, sono riuscita ad avere uno spaccato
approfondito di cosa accade nell’editoria del nostro paese».
Che lettore sei? Quali
sono le cose che ami leggere e quelle che invece proprio non vorresti
vedere in libreria?
«Sono un lettore onnivoro.
Mi nutro soprattutto di poesia e saggistica. Ma un po’ per Booksweb un
po’ perché sono curiosa e vorace, finisco per avere in mano e sotto gli
occhi di tutto. Leggo anche il genere in cui vengo inserita, il Noir,
ovviamente».
Cosa consigli a chi cerca
disperatamente un editore? Quali sono i passi giusti da fare?
«Non esiste una strada
sicura, posso raccontare come ho iniziato io. Ho scritto racconti e li
ho fatti leggere. Partecipando a un concorso dove la giuria mi pareva
composta da addetti ai lavori. Non ho mai pensato di avere di fronte
editori che non leggono, o cose simili. Mi sono sempre fidata.
Nell’attesa ho imparato un mestiere e ho messo la scrittura al servizio
di un lavoro (vero) in attesa di pubblicare. Ho scritto e vissuto prima
di comporre il primo romanzo. Ho aspettato, con pazienza, convinta che
il tempo non si perde, ma diventa solido e costruttivo. Si riempie di
significati. Infine non ho mai ceduto alle lusinghe dell’editoria a
pagamento. L’autore incompreso non esiste, presto o tardi, se ha valore
e carattere, verrà riconosciuto e avrà la sua possibilità».
Grazie, Elisabetta.
Ora, per i lettori,
alcuni link molto interessanti.
Il blog del nuovo romanzo:
http://tivogliocredere.blogspot.com/
L'intervista su Booksweb
TV:
http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/2167
Il sito di Elisabetta Bucciarelli:
http://www.elisabettabucciarelli.it/
E per finire, la
straordinaria intervista di Elisabetta a Edoardo Sanguineti, il grande
poeta recentemente scomparso.
http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/402
(Intervista
a cura di Lilli Luini).