IO, ESORDIENTE
CON MONDADORI
Intervista
con Alessandro Soprani

Alessandro Soprani
è un autore esordiente. Un vero esordiente. Non è uno
sceneggiatore, né un regista, non lavora in RAI né in Mediaset, non fa
il giornalista e neppure lavora in una casa editrice. Per vivere, dice
suo figlio, "vende delle cose".
Eppure ha pubblicato il primo libro con Mondadori.
Non è il primo caso, direte voi. No, ma Alessandro Soprani è un vero
scrittore esordiente anche perché non è il classico fenomeno costruito a
tavolino dall'ufficio marketing. La storia di questo giovanotto
mezzo parmense e mezzo olandese, che parla molte lingue e adora leggere,
non è davvero "la solita storia".
Alessandro, il giorno in cui hai cominciato a scrivere era un...
Mercoledì... No, scherzo. Quando ho iniziato a scrivere, in realtà?
E’ stata una cosa naturale, e non ricordo un momento preciso. Ho avuto
una intensa fase poetica durante l’adolescenza, come molti. Mi piace
pensare che la qualità di almeno parte della produzione di quel periodo
sia un po’ migliore della media, e tuttora ci sono poesie che ho scritto
allora che mi parlano con una bella voce. Però ho fatto un po’ come
Rimbaud: fino a 19 anni e poi più (e qui finiscono, ahimè, i punti di
contatto tra la mia poesia e quella di Rimbaud, temo). Poi ho “provato
la mano” con qualche racconto, ma quelli oggi li reputo interamente
cestinabili senza rimorsi. Poi è stata la volta di un romanzo,
incompiuto e altrettanto consegnabile all’oblio più nero. In realtà la
mia prima vera scrittura in prosa “funzionante” è proprio “L’ultima
estate che giocammo ai pirati”. Si vede che stavolta era quella giusta,
quella che nonostante i tanti dubbi e le difficoltà nella scrittura (in
parte anche dovute alla cronica mancanza di tempo che ha dilatato il
periodo di prima stesura ben oltre un anno), ha infilato tutti i pezzi
del puzzle al posto giusto.
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Come e perché sono nati questi bambini protagonisti del tuo libro?
C’è qualcosa di te in loro?
Sì, e no. Il libro è autobiografico per quanto riguarda i luoghi: la
vicenda si svolge sull’Appennino parmense, esattamente nel posto dove ho
tuttora una casa, e dove da bambino passavo un mese ogni estate, a fare
più o meno quello che inizialmente fanno i tre protagonisti del libro,
cioè scorrazzare per i campi e giocare a giochi tecnologicamente molto
arretrati, e altrettanto divertenti e polverosi. La sera mia nonna mi
faceva tornare lucido sfregando energicamente ogni centimetro di pelle,
dentro un bigoncio da lavare piazzato sotto il portico. Non c’era il
bagno in casa, non c’era la tv, c’era un sacco di silenzio, e si stava
da dio.
Forse il bambino in cui c’è più di me è Luca, la voce narrante. C’è quel
velo di insicurezza con cui si muove nelle dinamiche del gruppo e la
sensazione di non essere esattamente adeguato. Mi è venuto naturale
narrare in prima persona, e questo ha fatto nascere il personaggio di
Luca. Gli altri due sono usciti altrettanto naturalmente. Qualcuno ha
notato un “debito”, per quanto riguarda il personaggio di Mario, con uno
dei personaggi della novella di Stephen King “The body” (da cui è stato
tratto il film Stand by me, che reputo il migliore tratto da King,
insieme a Shining). C’è del vero in questo, anche se non mi butto troppo
la croce addosso, perché penso che quando uno scrive non lo può fare
dentro una bolla sterile e sottovuoto, è normale che nella scrittura
entrino suggestioni, rimandi e anche idee mutuate da altri libri.
L’importante è che il risultato sia un piatto nuovo, anche se gli
ingredienti alla fine sono sempre quelli. Mario comunque è il
personaggio che io amo di più, così testone e arrabbiato e tragico.
Anche se il personaggio a cui devo di più è un altro, e cioè quello
della vecchia Italina, che è molto piaciuto ai padroni del vapore in
Mondadori.
Di
solito chiedo di raccontarmi come il libro è arrivato alla
pubblicazione. Qui ovviamente c’è qualcosa di più: ti ha preso
Mondadori. Raccontaci questa tua bellissima fiaba.
Beh, come moltissimi altri, anch’io avevo il romanzo nel cassetto,
un classico. L’ho spedito ad alcuni editori, anche se con parsimonia,
dettata un po’ dalla pigrizia e un po’ dalla consapevolezza che era una
gara persa di sicuro. Però curiosando su internet ho pian piano
realizzato che forse non era il modo giusto di procedere. Forse dovevo
trovarmi un agente, più che un editore, perché gli editori che vale la
pena trovare non ti leggono, e quelli che ti leggono di solito non vale
la pena trovarli. Ho avuto vari colpi di fortuna: il primo è stato
trovare l’agenzia ARR di Milano, che ha intravisto il valore del libro
nonostante la versione di allora fosse molto più lunga e probabilmente
farraginosa di quella attuale. Mi hanno però detto chiaramente che così
com’era il libro era per lo meno troppo lungo, e perciò non “vendibile”,
certamente non per un esordiente. Mi hanno messo in contatto con una
editor, e qui ho avuto il secondo colpo di fortuna, perché ho trovato
una persona squisita e soprattutto bravissima, che non ha fatto un
editing a scatola chiusa, ma mi ha “pilotato” nel lavoro, dandomi gli
strumenti per lavorare e capire quello che stavo facendo. Nell’accettare
questa operazione ho fatto una scommessa, certo, perché comunque
l’editing è una prestazione professionale e come tale va pagata. La
speranza era di imparare, anche al di là dei possibili sbocchi
editoriali. Che però ci sono stati subito, perché Mondadori è stato il
primo editore contattato, visto che c’era già una conoscenza personale
(non mia ovviamente!). Il libro è piaciuto, anche se hanno chiesto
ancora qualche modifica non sostanziale e c’è stato un ulteriore
passaggio editoriale con una redattrice Mondadori, anch’essa bravissima,
che mi ha aiutato a “lustrare l’argenteria” come ho scritto nei
ringraziamenti. Insomma, questo è il percorso, che è durato un
bell’annetto, anzi contando il tempo fino alla pubblicazione, 18 mesi. E
sono stato anche fortunato, perché inizialmente mi avevano detto che il
libro sarebbe stato pubblicato nel 2010...
Uno su mille ce la fa, e quell’uno sei stato tu. Come ti senti
dentro, adesso? La tua vita è cambiata?
Mah, come mi sento? A volte faccio ancora fatica a credere davvero
davvero che quel libro lì con su il mio nome sia vero, una cosa reale,
un romanzo pubblicato, e per giunta da Mondadori. Proprio l’altro giorno
mi dicevo cavolo, questo era un tuo sogno, uno dei più grandi, e si è
realizzato! La mia vita però non è cambiata per nulla, almeno per ora.
Mi arrivano un po’ di mail di gente che ha letto il libro e mi fa i
complimenti, e questo mi fa tantissimo piacere, ma è l’unico cambiamento
tangibile. Recentemente mi ha scritto un’insegnante, dicendomi che il
libro le è piaciuto tantissimo e lo vuole adottare per i suoi alunni.
Questo mi ha riempito d’orgoglio, perché la possibilità di fare qualcosa
di concreto perché i ragazzi leggano un po’ di più è impagabile.
Di solito nemo profeta in patria. I vecchi amici, i parenti,
come hanno reagito?
Sono stati tutti molto gentili. Gli amici mi hanno anche aiutato a
fare un po’ di promozione, e hanno partecipato in massa alle
presentazioni. Mio figlio che ha 12 anni mi chiama scrittore ciarlatano,
ma scherza (spero...). Mia nonna che ha 87 anni e non parla una parola
di italiano (è olandese) è fermamente intenzionata a leggere il libro
con l’aiuto di un vocabolario, e finora non sono riuscito a convincerla
della sostanziale impossibilità della cosa. Sarà meglio che faccia una
seria danza della pioggia (di vendite) e speri nella traduzione in
olandese...
Tu che lettore sei? Cosa ami, cosa ti piace, quanto leggi?
Compulsivo, direi. Leggo un po’ di tutto, ma quasi solo narrativa,
pochissimi saggi. Anche se una volta ho letto un trattato di
mirmecologia (Formiche, edito da Adelphi, se a qualcuno interessasse).
Libro affascinante, peraltro. Per esemplificare la mia versatilità di
lettore ho avuto la cattiva idea di citare questa cosa durante una
presentazione, e ora i miei amici mi massacrano costantemente con la
mirmecologia, tanto che a una successiva presentazione sono venuti tutti
muniti di batch identificativo di una fantomatica Associazione Italiana
Mirmecologi.
Cerco di leggere più che posso, il che è comunque molto meno di quanto
vorrei. Ho costantemente un centinaio di libri in casa che attendono la
lettura, perché sono un bibliofilo e non resisto a lungo senza comprarne
qualcuno, anche se so benissimo che ne ho già di gran lunga troppi in
lista d’attesa. Sono un grande fan di Stephen King, che la critica
bistratta come “popolare” (che sembra equivalere a “scadente” in questa
accezione) ma io trovo un grande narratore e investigatore dell’animo
umano. Geniali spesso i suoi bambini. Amo tantissimo Marquez, e poi
Isabel Allende, Amado, Peter Hoeg, Dickens, Twain, Richard Ford...
D’altra parte, la prima regola citata da King nel suo libro sulla
scrittura (o comunque su come scrive lui) è “leggi molto, scrivi molto”.
L’ho anche messa sul mi sito...
Il prossimo libro?
E’ finito, almeno in prima stesura, da pochi giorni, ed attualmente
in fase di primo passaggio di editing. E’ un libro strano, tutto
sommato. E’ la storia di un bambino (guarda caso...) di otto anni che si
chiama Ernesto. Se “L’ultima estate...” è un libro sulla perdita
dell’innocenza, Ernesto invece è la quintessenza dell’innocenza. Il
libro racconta in prima persona il suo contatto con la realtà, quella
vera e quella surreale che c’è nella sua testa, e in quella della nonna,
grande ballerina di tango (non in senso stretto, però...). Ernesto ha
fantasia come tutti i bambini della sua età, ma sembra immune al virus
della TV e dei giochi massificati che invece colpisce così tanti suoi
coetanei (quasi tutti?). Spesso non capisce il modo di ragionare dei
grandi, e nemmeno quello dei suoi coetanei.
E’ un libro che a me piace un sacco, a mia moglie pure, ma sul quale ho
anche tanti dubbi. Piacerà a chi di dovere? Mah! Il vantaggio di
scrivere esclusivamente per sé, dato dal non avere un editore né la più
vaga idea sulle reali possibilità che qualcuno leggesse quello che stavo
scrivendo, vantaggio di cui ho usufruito scrivendo “L’ultima estate...”,
beh, quello non ce l’ho più... Tra un po’, quando l’avrò lucidato, lo
spedirò alla mia agente e alla mia editor, poi incrocerò le dita e
aspetterò...
Alla
prossima, Alessandro, e tanti auguri.
(Intervista a cura di Lilli Luini)
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RECENSIONE di LeggendoScrivendo
L'ultima estate che giocammo ai pirati
Il sito di
Alessandro Soprani
http://web.me.com/alessandro.soprani/Alessandro_Soprani/Home.html