PER FARE UN LIBRO
...
Intervista
con Oliviero Ponte di Pino

Oliviero
Ponte di Pino è il
direttore editoriale di Garzanti Libri. Ma non solo. In oltre trent’anni
di lavoro editoriale e di attività culturale, come scrittore e
giornalista (su carta stampata, radio, tv, Internet), ha ideato e
realizzato eventi, manifestazioni e mostre nel campo della letteratura.
Grande appassionato di teatro, cura il miglior sito specializzato sul
tema. Ed è l’ideatore si Subway Letteratura, premio letterario nato per
valorizzare giovani talenti e che nel 2006 ha ricevuto il riconoscimento
del Ministero dei Beni Culturali per la migliore iniziativa tematica
volta alla promozione della lettura.
Tra i suoi
libri: Il nuovo
teatro in Italia
(1988), Enciclopedia
pratica del comico
(1995), Il racconto
del Vajont (con
Marco Paolini, 1999)
Chi non legge questo libro è
un imbecille (1999)
- storia dell’imbecillità umana e riflessioni sul tema - fino
all’ultimo – I
mestieri del libro
– di cui potete
leggere la recensione cliccando sulla copertina.
Ho incontrato Oliviero Ponte di Pino per la prima volta a Milano, alla
mitica Libreria del Giallo. Ci hanno persino fotografato insieme, ma
naturalmente lui non mi conosce. Eppure, quando l’ho contattato sul
social network Anobii per scambiare quattro chiacchiere, ha accettato
subito, con estrema disponibilità e cortesia.
Mi racconta come è la giornata di un direttore editoriale?
Non so come sia quella dei miei colleghi, e non so quanto sia
tipica la mia giornata. Soprattutto non c’è una “giornata tipica”: per
fortuna ogni giorno è diverso dagli altri. Anche perché ci sono diversi
tipi di scadenze, con varie periodicità: scadenze annuali, come le fiere
o i festival; scadenze mensili o bimestrali, come le cedole con le
novità che presentiamo ai venditori; scadenze settimanali, come le
uscite in libreria. Poi c’è l’attività quotidiana: guardare i libri che
arrivano in casa editrice, decidere queli possono essere interessanti e
dunque degni di un esame più approfondito; e scegliere quali testi
pubblicare (con le conseguenti trattative), decidere/scegliere la
copertina (illustrazione e testi), incontrare gli autori per discutere i
vari aspetti dell’editing, della produzione e della promozione... E ci
sono anche una quantità di incombenze di carattere
economico-amministrativo-gestionale (dove è utile saper far di conto):
ogni libro ha un anticipo da valutare e contrattare; ogni edizione, ogni
ristampa ha un conto economico da mettere a punto e da approvare. E la
sera spesso (almeno per una grande case editrice) ci sono presentazioni
ed eventi di vario genere. Senza dimenticare che la vita editoriale è
fatta anche di un’infinità di imprevisti e di emergenze, che sconvolgono
qualunque pianificazione... In tutto questo, paradossalmente, la cosa
più difficile è trovare il tempo per leggere...
Quali sono le qualità indispensabili per essere un lettore
professionista?
Avere letto moltissimi libri, per cominciare. Capire che i libri
sono tutti diversi, e che ciascuno va valutato all’interno del contesto
in cui è stato creato e in cui eventualmente potrà essere pubblicato.
Biisogna sapere leggere insieme con la testa e con il cuore, o meglio la
pancia. Infine, riuscire a condensare il proprio giudizio in una scheda
onesta, chiara e ben motivata.
In un romanzo, la cui voce narrante era un editor di una casa
editrice americana, lessi anni fa questa definizione (cito a memoria):
“Se in un racconto, due personaggi vanno a mangiare stufato di pinguino
imperatore, io devo appurare se esista una specie animale denominata
pinguino imperatore, se le sue carni siano commestibili e, nel caso la
risposta sia sì, se vengano cucinate anche in quel modo”. Esiste davvero
una figura così?
Nell’editoria americana, ci sono vari tipi di editor: una grande
distinzione tende a separare chi sceglie e compera i libri da chi che
poi lavora sui testi. Nell’editoria italiana, la divisione del lavoro è
meno rigida. Ma in realtà non c’è mai un libro sul quale una sola
persona fa verifiche di questo tipo: nelle varie fasi della lavorazione,
dal lettore all’editor ai redattori, con metodi diversi, tutti devono
valutare e la correttezza e la coerenza del testo. In casi
particolarmente delicati, si può far ricorso a uno specialista – in
questo caso sarebbe un biologo marino – per la revisione: ma spesso è lo
stesso autore a chiedere l’aiuto di un esperto.
Mi è capitato di seguire diversi scrittori nel tempo e di vederli
crescere, libro dopo libro. Quanto conta il costante confronto con chi
lavora sui propri testi - editor, direttore editoriale eccetera – in
questo miglioramento?
Dipende dal tipo di scrittore, dal suo carattere e da mille altri
fattori. Ci sono autori che “nascono imparati”, o imparano strada
facendo. Dal mio punto di vista, i buoni scrittori sono quelli che, da
una stesura all’altra, migliorano molto il testo, con o senza i consigli
dell’editore. Ma il supporto dell’editore non riguarda solo il lavoro
sul testo, ma mille altri elementi. Ci sono anche aspetti più sottili,
di impatto più ampio: magari in quale direzione andare con la propria
opera, per esempio, quale tipo di libro scrivere, quale argomento
affrontare. Ma anche scelte pratiche a cura dell’editore (che tipo di
copertina fare, quale tipo di marketing e promozione organizzare)
possono avere un notevole impatto sull’immagine che lo scrittore ha di
sé stesso. Tutto questo all’interno di un rapporto dialettico, fondato
sulla fiducia reciproca, e con mille possibiità di errore da parte di
entrambi.
Nel
momento in cui un team si riunisce per decidere il lancio di un libro,
quali sono i fattori che pesano di più? Come si sceglie una copertina,
un formato, un carattere piuttosto che un altro?
Ovviamente la prima domanda è: che tipo di libro? e dunque quali e
quanti sono i suoi potenziali lettori? come possiamo raggiungerli e
trasmettere loro il messaggio che questo è il libro che devono leggere?
Nel frattempo dobbiamo anche convincere i librai (e prima ancora i
nostri venditori e agenti) che quel libro può trovare quel lettore.
Insomma, tutti quelli che Genette definisce “paratesti” contribuiscono a
comunicare il libro. Perché un libro abba successo, bisogna che tutti
gli elementi siano giusti, ben calibrati ed equilibrati: anche se fare
tutto alla perfezione non garantisce nulla...
Una delle più classiche “opinioni correnti” dice che oggi si legge
pochissimo, sempre meno. Dobbiamo crederci?
Gli indici di lettura di libri nel nostro paese sono da anni
sostanzialmente costanti, con piccoli spostamenti. Andrebbe anche
ricordato che chi va in rete – a partire dai ragazzi – legge e scrive
moltissimo.
Secondo lei, sarebbe possibile riavvicinare i giovani alla narrazione
attraverso le parole e la fantasia, distogliendoli un po’ da quella
precotta in immagini?
Beh, con Subway-Letteratura proviamo ad avvicinare i giovani alla
lettura e alla scrittura.
Il libro così come lo conosciamo, fatto di carta e caratteri e
inchiostro, secondo lei è eterno o nel tempo potrà essere sostituito e
da cosa?
Ha detto Umberto Eco che ci sono invenzioni come le forbici che è
impossibile “disinventare”: e, aggiunge Eco, il libro è una di esse.
Poi, accanto al libro e soprattutto per certi tipi di libri, si stanno
sviluppando altri supporti, come gli e-books e l’i-phone, che consentono
altre modalità di lettura. Per ora, almeno a mio parere, il libro non ha
rivali, tra qualche tempo le abitudini di lettura forse spingeranno di
più verso la “pagina elettronica”. Tuttavia il libro – al di là del suo
supporto materiale – resterà uno strumento essenziale per misurarsi con
la complessità del reale.
(Intervista
a cura di Lilli Luini).
Potete
ascoltare una lezione di editoria di Oliviero Ponte di Pino qui
http://www.fondazionebellonci.it/facciamo_libro_incontri23_127
Una selezione di suoi
testi la trovate qui
http://www.trax.it/olivieropdp/
Le sue iniziative alle pagine
http://www.ateatro.it/
http://www.subway-letteratura.org/
I mestieri del libro
- TEA Editore - leggi
LA RECENSIONE DI L.S.