Le Interviste di L.S.


Matteo Di Giulio , ovvero  NON DI SOLO NOIR

Una notte come tante altre, a Milano. I morti si giravano nelle tombe, i vivi nei loro letti, nella speranza di addormentarsi, lasciandosi alle spalle preoccupazioni e stress quotidiani. A rimanere svegli, oltre agli insonni impenitenti, erano i vampiri dei bar e i malintenzionati che, al contrario dei concittadini, si svegliavano, timbravano il cartellino e iniziavano la loro normale giornata di lavoro.
Alla fine del turno, come tutti gli altri, li attendevano il tepore delle lenzuola, una camera buia in cui riposare e nient’altro. La solitudine, troppo spesso, è la migliore amica dell’uomo.
(da La Milano d'acqua e sabbia, F.lli Frilli editori)

Matteo Di Giulio è milanese, e a Milano ci sta benissimo. A Stresa si guarda intorno con gli occhi del turista, contentissimo di esserci in visita - e a presentare un libro - ma mai ci vivrebbe. Nella sua città, oltre a lavorare, fa un sacco di cose: si occupa di cinema. per esempio. Nonostante sia giovanissimo (non glielo chiedo, ma temo non raggiunga i 30 anni), ha collaborato già con parecchie riviste ed è il vicedirettore dell'Asian Film Festival. 
A Stresa presenta il suo primo romanzo - La Milano d'acqua e sabbia, un noir pubblicato da Frilli), ma non è nuovo alla scrittura: prima era un saggista.  

Il giorno in cui hai cominciato a scrivere era un...
Quando ho cominciato a scrivere La Milano d’acqua e sabbia era un giorno d’estate, il romanzo è stato scritto di getto in due mesi, tra la fine di luglio e l’inizio di settembre del 2008. Avevo già scritto alcuni racconti, ma per la prima volta ho avuto un’idea che potesse trasformarsi in romanzo.
In realtà devo ammettere che, svolgendo attività di critico cinematografico da quasi dieci anni, avevo probabilmente già acquisito, con il tempo, una certa abitudine a scrivere. Passare alla narrativa è stata un’esperienza molto diversa, stimolante. È equivalso a ripartire da zero, cancellando la lavagna e ripartendo da capo. Passare dalla saggistica alla narrativa ha significato, per me, rimettermi in discussione.

Come e perché è nato questo personaggio? Ti assomiglia, o assomiglia a qualcuno?
Il mio protagonista, l’ispettore Gianluca Fedeli della Questura di Milano, assomiglia a un qualsiasi trentenne che viva oggi a Milano. Ha gli stessi difetti e gli stessi dubbi, dettati dai ritmi elevati della città e dallo stress che impone ai suoi abitanti. In questo, ovviamente, assomiglia molto anche a me.
L’utilizzo della prima persona mi ha portato a identificarmi molto nel personaggio, in alcuni suoi modi di fare e di pensare. Milano è una città che corre e che nel suo andare di fretta porta i milanesi a girare come pallina da biliardo, sballottati tra lavoro e mode del momento. Fedeli è il figlio di questa dimensione. Credo – e spero – che possa valere come punto di riferimento non solo mio, ma anche di ogni persona della mia generazione.
È nato insieme al romanzo. È, al pari della città e del palazzo, il co-protagonista. Fedeli, Milano e un grattacielo di periferia si contendono i riflettori. Per me era inevitabile scegliere come cardine della narrazione dei punti di vista reali, o quantomeno verosimili, in modo da rendere la storia quanto più credibile possibile. Fedeli è sì un poliziotto ma ha le urgenze, le necessità e le paure del cittadino qualsiasi. Caratterizzarlo in questo modo, come un anti-eroe in contraddizione, spesso sul bilico tra errore e successo, mi è sembrata l’unica soluzione perché risultasse attuale.

Diventerà un personaggio seriale, vero?
Mentre scrivevo il primo romanzo, non ho pensato a Fedeli come a un personaggio seriale. Una volta concluso La Milano d’acqua e sabbia mi sono reso conto che come personaggio aveva ancora qualcosa da dire. È il motivo per cui ho deciso di proseguire con lui: ho da poco terminato il secondo romanzo in cui è protagonista, una storia più cupa dell’esordio, differente anche nello svolgimento, con il passato e il presente che si intrecciano.
Personalmente apprezzo molto i personaggi seriali. È interessante osservare lo sviluppo di un personaggio e del suo carattere con il proseguio delle storie, riflettono ancora meglio del singolo romanzo i cambiamenti del tessuto sociale su cui si muovono le vicende. Non mi piace, però, quando un personaggio seriale diventa ripetizione di se stesso. Se un personaggio esaurisce il suo scopo, se la sua voce non ha più forza, allora occorre andare oltre.
Tra i miei scrittori preferiti, proprio per questo motivo, cito i Sjöwall e Wahlöö, e Henning Mankell, che hanno avuto il coraggio di rispettare un inizio e una fine per i loro progetti narrativi, anche se i personaggi creati da loro hanno avuto un grande successo e avrebbero potuto facilmente indurli a riaprire le parentesi che si erano posti.

Tra i nostri lettori molti sono aspiranti autori. La domanda quindi è la solita: ci racconti come questo libro è arrivato alla pubblicazione?
Dopo aver finito la prima stesura e averlo riletto diverse volte, ho affidato il manoscritto a una serie di lettori di fiducia, che mi hanno offerto il loro punto di vista, segnalandomi dubbi ed errori. Quando è arrivato il fatidico momento di gettarmi in pasto al mondo editoriale, ho prima di tutto fatto una ricerca approfondita su internet. Sono partito da quegli editori di cui, da lettore, ho apprezzato i libri. Volevo la certezza di non incappare nella temuta richiesta di contributo. Se il mio libro vale, mi sono detto, deve uscire in maniera «pulita». Ho stilato una rosa di editori con i quali mi sarebbe piaciuto pubblicare e che, per tematiche e catalogo, potessero secondo me essere interessati al romanzo. Dal punto di vista pratico ho accompagnato il manoscritto con una lettera di presentazione personalizzata per ogni editore, spiegando perché avessi pensato a loro per un’eventuale pubblicazione. Ho allegato anche una presentazione del libro, con una sinossi, una mia biografia e qualche dettaglio in più sulla sua genesi e suoi personaggi.
Devo dire che la fortuna mi ha aiutato, mi ero armato di tanta pazienza, sapendo che i tempi delle case editrici sono spesso molto allungati: invece ho ricevuto la prima proposta, che è poi quella che ho accettato, dieci giorni dopo aver spedito il romanzo. Da lì è partita la macchina di Frilli per l’editing, la copertina e, una volta uscito, la promozione.

Tu che lettore sei? Cosa ami, cosa ti piace, quanto leggi?
Ho sempre letto molto: da ragazzo ho cominciato con i classici e poi, forse per istinto di ribellione, sono passato a generi più di nicchia, soprattutto horror e noir. Se in passato ho preferito autori stranieri, oggi mi trovo molto a mio agio leggendo narrativa italiana, che mi permette di ritrovare riferimenti e citazioni e di viverli in prima persona.
La mia grande passione sono stati a lungo i classici dell’hardboiled americano, da Hammett a Chester Himes, da Chandler a Ross MacDonald. Mi piace moltissimo il ritmo dei dialoghi di Lansdale e Elmore Leonard. È molto interessante poter approfondire culture diverse attraverso le pagine della fiction. Sono stato folgorato da Qiu Xiaolong, che ci rivela la Cina meglio di una guida turistica, e di alcuni nordici, capaci di elaborare thriller complicati ma immediati.
Apprezzo molto, ultimamente, il noir italiano, che sta raggiungendo vertici qualitativi notevoli. A Milano, in particolare, ci sono tanti scrittori che meritano attenzione: Adele Marini, Massimo Cassani, Antonio Zamberletti, Elisabetta Bucciarelli, Francesco Gallone, tanto per citare qualche nome, stanno confermando che la scuola meneghina è in ottima salute.

Il prossimo libro?
Sto scrivendo tanto: ho completato da poco il secondo romanzo con Gianluca Fedeli e sto lavorando anche ad altri progetti, non solo noir. Spero di continuare a scrivere tanto e di poter migliorare di libro in libro! L’ultima novità è che un mio racconto è stato pubblicato, proprio in questi giorni, sull’antologia Uomini e donne: maneggiare con cura, pubblicata dall’editore 9muse.
 

(Intervista a cura di Lilli Luini).

La Milano d'acqua e sabbia - Fratelli Frilli Editori   - leggi LA RECENSIONE DI L.S.

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