TUTTO QUELLO
CHE VORRESTE SAPERE DA UN LIBRAIO
(E NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE)
Intervista ad Andrea Guglielmino - Libreria Porto Antico di Genova
La
libreria è immersa nella luce. Luce dal mare, luce dal cielo, luce dagli
spazi larghi in cui sono gli scaffali. Siamo nel cuore della
Genova che fu, da qui partivano le navi per il mondo conosciuto e non,
qui tornavano cariche di profumi, spezie, e chissà che altro. Se
attraversi la strada, se fai un passo oltre gli affreschi di
San Giorgio, ti immergi in un dedalo di strade in cui ti perdi. Loro, i
genovesi, le chiamano caruggi. Chi viene da fuori cerca ancora la
graziosa resa immortale da Faber De André, e magari la trova
anche.
Andrea Guglielmino ti accoglie sempre con un
sorriso. Per me, ora, c'è anche un abbraccio. E’ il doppio di me,
Andrea, grande e forte. Grande e forte anche come libraio: pur ancora è giovane è
un libraio di quelli di una volta, che fanno questo mestiere per
passione.
Quando ha accettato di farsi intervistare da noi,
abbiamo chiesto ai nostri lettori, aspiranti scrittori, di cogliere
questa occasione e di inviarci le loro domande.
Eccoci qui, Andrea, Cominciamo con le domande dei
nostri amici. E cominciamo con il difficile rapporto tra esordienti e
libreria.
Il libraio che si vede proporre da un distributore
un romanzo di uno sconosciuto, magari anche in conto vendita, che fa, lo
accetta? E quante copie?
Si, per la formula del conto vendita e per lo
sconto, normalmente più alto proprio a scopo promozionale. Il numero
delle copie è variabile in relazione al genere; minime sono le copie
accettate per la poesia, vero fanalino di coda del mercato
Per rendere visibile il libro di uno sconosciuto,
come si può fare? Forse, bisogna proprio che il libraio se lo prenda in
mano e lo piazzi davanti alla faccia degli avventori abituali?
Non è la pila che è decisiva, anche se
l’esposizione conta, ma la conoscenza del testo da parte del libraio.
Dimmi la verità: che possibilità ha il romanzo di uno sconosciuto,
soprattutto se non è di un genere ben definito?
Le possibilità sono legate al caso, quindi
minime.
Noi notiamo anche prezzi di copertina alti. Ecco,
a voi librai viene offerto dai
distributori a prezzi più bassi rispetto a un best seller annunciato?
Di norma sì, e in conto vendita.
Tu li leggi, questi libri? E quanti ne
trovi che ti piacciono? Che siano effettivamente degni
della pubblicazione?
Mi è capitato di leggerne, con risultati alterni. In
generale ritengo che ognuno che abbia qualcosa da dire vada rispettato
nel suo desiderio di rendere pubblico il frutto della sua energia
creativa.
Veniamo alle regole di mercato. Quanta
libertà hanno i librai nello scegliere il proprio catalogo? O se
vogliamo rigirare la questione quanto di ciò che espongono gli è stato
imposto dai distributori?
La nostra libreria non lavora con gli
editori ma con grossisti, che, a differenza degli editori, hanno tutto
l’interesse a non intasarci, e a concordare con noi quantità e altro.
Questa libertà ha con sé il rischio di perdere occasioni commerciali
ghiotte, ma pazienza….
Fatto 100 il valore complessivo di chi può
determinare il mercato, questo 100 in che proporzione è ripartito tra
case editrici, distributori e librai?
99% alle case editrici, di cui i distributori
rappresentano il braccio armato; 1% al libraio. Anche nel nostro
caso (forniti dai grossisti ecc ecc) gli acquisti eterodiretti
rappresentano la parte principale del nostro fatturato. Va detto che in
questo gioca la natura della nostra libreria, posta in una area di
passaggio, con pochissima clientela fissa con la quale instaurare
rapporti, e assenza di lettori forti, tanto è vero che vendiamo
pochissima saggistica e narrativa scelta
Dato che sei un lettore come scegli tu, che sotto
gli occhi hai tutto?
Secondo l’umore, ed ascoltando le recensioni
dei clienti
E se un libro ti piace, lo consigli?
Certamente si!
Ma è proprio vero che in Italia non si legge?
Non ho dati, ma direi che sia forte il
consumo, l’acquisto di libri, soprattutto nella categoria best sellers-
Fin qui i nostri lettori. Arrivo io, adesso. Mi ricollego alla domanda “Ma è
proprio vero che in Italia non si legge?”.
Ho letto la relazione trimestrale del Gruppo
Mondadori. Nella Mondadori i ricavi sono in diminuzione del 3,2% per –
cito testualmente – “l’esaurirsi dell’effetto Dan Brown”, che comunque è
stato tamponato da Ken Follet (sia il nuovo, sia la ristampa dell’eterno
Pilastri della Terra), dalla vittoria allo Strega di Ammaniti e dai due
saggi dell’anno, Gomorra di Saviano e quello del figlio del commissario
Calabresi (100.000 copie).
Quindi, mi vien da pensare che la Mondadori si
regga fondamentalmente sui grandi bestseller.
E la PIEMME ha un exploit straordinario per via
dei Cacciatori di aquiloni e i Mille splendidi soli.
Però vedo che la Einaudi, per esempio, considera
un exploit le 80.000 copie di Fred Vargas (Nei boschi eterni), le 70.000
de Le Benevole di Littel, le 95.000 di De Cataldo. Addirittura sono
definite ottime le 35.000 di McCormack. Io ne traggo l’immagine di un
mercato molto differenziato.
Ora ti chiedo: 35.000 copie significano
best sellers in Italia?
Eccome.
L’effetto Dan Brown mi fa venire in mente anche
Faletti, Melissa P, Moccia… fenomeni passeggeri, che hanno a che fare
con una quota di lettori casuali: è questa la politica di certe grandi
case, un fenomeno che faccia il budget per un paio d’anni?
Proprio così
E’ vero che i lettori preferiscono le storie vere,
o comunque che vengono definite tali, o considerate tali? Me lo fanno
pensare le 100.000 copie di Mario Calabresi, per esempio.
Chi ama le storie vere è anche il pubblico
della tv del dolore, che promuove questo genere di libri; diverso il
caso di Calabresi,autore di un libro di grande qualità, ma, non
dimentichiamolo, targato Mondadori.
Siamo ancora noi grandi lettori lo zoccolo duro
irrinunciabile? Questo me lo fanno pensare i risultati di Einaudi,
invece.
Eh sì, pensi bene…
A proposito di qualità. Hai notato un calo della
cura editoriale? Refusi, pagine doppie, editing addirittura non fatti?
Se si, a cosa lo imputi?
Alla vertiginosa velocità della produzione
editoriale e, come dappertutto,alla tendenza al contenimento dei costi
ad ogni costo. E i risultati si vedono…
(Intervista
a cura di Lilli Luini).