IL VIAGGIO DI CATERINA
Karen
Carboni
Ennepilibri -Poesie in notes
pagg 105, euro 13
Il formato è quello classico di un notes, con
le spirali e le pagine che si girano verso l’alto. Dentro,
un raccolta di poesie che sono qualcosa di diverso e di più.
Karen Carboni, imperiese, figlia del mare, percorre qui una
lunga strada che dall’adolescenza la porta infine alla
maturità. Ci sono poesie dedicate alla sua città, c’è il
disagio di uscite serali, vestita a festa, in cui nessuno in
realtà si incontra, e poi c’è la scoperta di Genova, dove
frequenta la facoltà di Lettere. C’è la metamorfosi da
ragazza in donna, esplicata in alcuni versi dedicati al
padre ("Come ti senti a vedermi qua/sull’orlo di questo
pendio/pronta a volare via?") per approdare infine alla
maturità di questa ragazza di grande sensibilità che ha
trovato lavoro in un centro per disabili psichici e ci
regala ritratti straordinari. Ma scrive anche “Quando
entro qui dentro/la mia carne diventa troppo tenera per non
farmi male/ Quando entro qui dentro/La mia anima diventa
impalpabile e morbida come il cotone".
Quelli di Karen non sono versi classici, in certi momenti
non sono nemmeno versi ma una sua forma particolare di prosa
(su tutti, quella dedicata al suo arrivo a Genova, che ha la
forma e la consistenza di un racconto). E altrove segue la
tradizione popolare delle filastrocche, ma - si ha
l’impressione – senza accorgersene, senza forzarlo.
Alla fine, il viaggio di Caterina,
questa prima parte della vita di una donna, si conclude con
il rito del passaggio alla vita adulta: "A giugno/vestita
d’azzurro/sarò la tua sposa”.
http://www.ennepilibri.it/catalogo.asp?q=karen+carboni
GIOVANNA E LA TEMPESTA VERTICALE

Giulia Ghini
-
Edizioni Lulu.com
pagg. 192 - download gratuito, paperback 12
Euro
Buona prova d’esordio di
Giulia Ghini, scrittrice bolognese che si cimenta con una
materia “da maneggiare con cura”: l’inconoscibile, il
metapsichico, i poteri della mente.
La sua protagonista,
Giovanna, ha appena partorito un figlio di cui ignora chi
sia il padre. Non perché abbia avuto tanti uomini: perché
non ricorda di averne avuto nessuno. Ha taciuto con tutti,
fingendo di voler tenere il segreto, tranne con un vicino di
casa. Giovane e strano, Francesco, che è comparso
improvvisamente nell’appartamento del piano di sotto, che
l’ha accompagnata al corso pre-parto e che proprio là ha
rivelato di leggere nella mente delle persone. Per Giovanna
inizia un viaggio alla ricerca della propria memoria,
viaggio che diventa quanto mai urgente dopo che una TAC
rivela l’esistenza nel suo cervello di una specie di
macchia, o nebbia.
L’autrice si destreggia bene,
con una scrittura pulita e scattante, anche quando si
avventura all’interno delle menti. Ne fa una specie di
viaggio surreale ma leggero, senza compiacimenti né
pretenziosità, della consistenza dei sogni ma senza averne
le caratteristiche allucinatorie. E dall’altro lato, quello
della realtà quotidiana di Giovanna, ci descrive senza
omelie, quasi con una sorta di tranquilla rassegnazione, il
mondo gretto e meschino di questi tempi, l’esasperata
competitività del mondo del lavoro e l’impossibilità dei
rapporti umani. Un libro amaro, che sarebbe senza speranza
non fosse per il piccolo Simone e per quelle pochissime
persone magari strampalate, come Tina Lattina, ma ancora
capaci di sogni e di generosità
http://www.lulu.com/content/1462477
SCOOTER... con le
ali ai piedi
AA.VV.
a cura di Elena Grande
Albus Edizioni
Pagg. 165 Euro 12,50
Il titolo non tragga in
inganno: questa raccolta di venti racconti non ha come
elemento comune lo scooter. Anzi, di due ruote non si parla
pressoché mai. Sono storie di giovani, a volte ancora
adolescenti, presi da problemi e domande oppure da cose più
grandi di loro. Come Andrea, che ha appena ottenuto il suo
record personale sul 100 metri piani e un’auto lo investe,
distruggendo i suoi sogni e anche le sue amicizie (Nella
stanca asettica e bianca). O come Manuela (La terza
vita), vent’anni, abbandonata dalla madre che cerca una
vita alternativa. Non mancano i ragazzi per male: in
Bourbon si racconta un’aggressione vigliacca a un
senzatetto. Non mancano neppure i cliché nati con la
letteratura della rete: racconti criptici, con stacchi
spazio temporali, così come pagine scritte in prima
persona, che non presentano intrecci né personaggi (da
segnalare tra questi Confessione, un riuscito flusso
di coscienza). Tuttavia si parla soprattutto d’amore, in
questi racconti. E quel che colpisce è che, a parte
un’eccezione (il tenero Sembrava una casa qualunque),
siano sempre le ragazze a sognare e innamorarsi, e i
ragazzi ad andarsene, o a chiamarsi fuori. Ed
è questo il cliché non più sorprendente ma di certo più
amaro, che dà l’esatta misura di un mondo che più cambia e
più resta uguale a se stesso. Alla fine, l’unica ragazza
davvero Libera, nel racconto omonimo, forse sparita
per sempre da questo mondo. E mai finale mi è parso più
amaro.
La prefazione è di Federico
Moccia.
http://www.albusedizioni.it/
TICKYTACKYTICKY
gloriagloom
ed.
i figli belli
pag. 68, € 7,50
la casa
editrice i figli belli è migrata sulla rete, passando da filo e
colla, forbici e matite colorate alla stampa a richiesta di
lulu.com. Ha mantenuto anche qua le caratteristiche
aristocratiche e autarchiche, le più adatte ai suoi
autori d’elezione, come è il caso di gloriagloom.
In questo pastiche - o
papocchio - ritroviamo alcuni caratteri tipici dell' autore:
la frenata melomania e insieme l’avversione per il
linguaggio e i miti ricorrenti dei melomani, e, in
conseguenza di questo nodo irrisolto, l’analista, che lui
spesso mette a mo’ di segnalibro in mezzo alle
sue pagine, tanto per non perderlo di vista. Un personaggio
ricorrente, non si sa se frutto di esperienza o fantasia.
Che qui come in altre sue cose fornisce all’autore
un’eccellente incudine su cui ribattere pensieri e opinioni.
Del libretto resta una voce,
straordinariamente affettuosa, affettiva anche nelle
viscerali avversioni, resta l’idea della canzone perfetta
(spiace, ma in base al rapporto contrattuale non si può qui
rivelarne il titolo, lo saprà chi compra il libro), resta la
rivisitazione - per chi non lo conosce la scoperta -
di Robert Wyatt, che da sola vale l’avventura.
http://www.lulu.com/content/1435144
LE SOGNANTI
AVVENTURE DI CARCIOFINO
Arianna
Sacerdoti
Ed. Cento Autori
pag. 48. € 5
Una favola per bimbi piccini,
riccamente illustrata (e, intelligentemente, pensando al
pubblico d’elezione, stampata a caratteri belli grandi),
raccontata con piglio avventuroso e poetico assieme: del
resto l’autrice si è già segnalata nel campo della
poesia, con liriche intense e musicali.
Questa favola moderna
riprende gli schemi tradizionali, col bimbo sbarazzino
che corre un rischio crudele, si sottrae con la fuga,
vive rocambolesche avventure e infine torna a casa; al suo
ritorno non solo scampa al pericolo ma porta in dono ai suoi
cari qualcosa di bello, nuovo e prezioso. Qui, addirittura
il diritto di sognare senza finire in pentola. Se il
percorso narrativo è sperimentato, linguaggio e situazioni
sono attuali: ne vien fuori qualcosa che ha dell’antico e
del nuovo, senza stridori né disagio. Il libricino si legge
anche da adulti con divertimento e simpatia.
http://www.centoautori.it/modules/tinyd0/index.php?id=51
LE ROSE DI CORDOVA
Adriana
Assini–
Scrittura & Scritture
pagg. 172- € 11,50
Ad accompagnarci in questo viaggio è la voce narrante di
Nura, nome che significa fiore tra i fiori, nata a Granada
alla corte moresca, figlia Aziz detto il Saggio, primo
ministro del Califfo. Quando i colpi dell’armata cristiana
di Isabel di Castiglia scacciano i mori, lei viene fatta
prigioniera. Indossa ancora gli abiti rosa di damasco del
suo rango, quando la vede la terzogenita della regina e la
sceglie come sua schiava. Da quel momento si chiamerà
Francisca e il suo destino sarà unito per sempre a quello di
colei che la storia ricorda come Giovanna la Pazza, madre di
Carlo V.
É una storia dolorosa, piena di rabbia e ingiustizia quella
che si dipana pagina dopo pagina. Francisca ne è un
testimone controverso, divisa com’è tra una forma di
gratitudine per la padrone e l’odio dei vinti per il
vincitore, e nemmeno il constatare, mese dopo mese, anno
dopo anno che la povera Juana è tutto tranne che una
vincitrice attenuerà l’abisso tra le due donne.
E alla fine quello che ne esce è una testimonianza lucida su
una vittima: nulla viene risparmiato a Juana, silenziosa e
sensibile ma non acquiescente, suo malgrado strumento in
mano a tutti. Via via, per brama di potere, la useranno
tutti, madre, marito, padre, inquisitori, vescovi,
dignitari di corte. Le sue manifestazioni di pazzia altro
non sono che dolore impotente di una donna tenuta
prigioniera in una spirale senza uscita.
Davvero bello, questo ritratto che Adriana Assini ci riporta
in vita da secoli bui, con una scrittura semplice e
impeccabile. Da leggere per tutti gli appassionati di storia
e da leggere le donne, per rendere in qualche modo giustizia
a una regina prigioniera di tutti, a cui non è stato
concesso di regnare neppure per un giorno.
info@adrianaassini.it
L'ORO IN BOCCA
Alice
Suella
Eumeswil
pagg. 160. Euro 12,50
L’autrice nella presentazione lo definisce neuroromanzo: e appena iniziata
la lettura questo sconosciuto termine assume un significato preciso,
perfetto. La voce narrante di Talmud, che a volte parla di sé al maschile,
altre al femminile, è un flusso di coscienza torrenziale, allucinato,
claustrofobico in una città fantasma e fantasmagorica.
Non c’è una trama lineare da raccontare. Detta in maniera molto rozza,
l’essere Talmud ha opinioni inquietanti – i bambini sono alieni e
controllano il mondo – e deve combattere una folla di pazzi, seguaci di una
setta ultraterrena a sua volta comandata da un Alieno Bianco che vuol
conquistare il mondo.
Fin dall’inizio si comprende come realtà e delirio si intreccino, i
personaggi escono da Stephen King, Richard Matheson,i Simpson e Matrix per
riversarsi nella mente e nella vita del narratore. Alice Suella riesce a
prendere e divertire il lettore, a fargli sospendere l’incredulità,
addirittura a mostrare immagini ben precise utilizzando il flusso di
coscienza, senza azioni e interazioni nel senso classico, introducendo anche
disegni e segni grafici... insomma, qualcuno lo direbbe sperimentale, ma
l’impressione con cui ne sono uscita è un’altra. Vale a dire quella di un
solido talento, di una fantasia visionaria sorretta da un’eccellente
cultura. Non è il mio genere preferito, queste cose normalmente mi annoiano:
qui non è accaduto. L’ho letto in una mezza giornata di relax, e mi sono
divertita (Annie Wilker - l'infermiera pazza di Misery - che telefona e si
offre di andare a casa di Talmud a rimetterlo in forze mi ha esilarato).
Consigliato soprattutto a quelli che cercano il nuovo, il moderno, il
graffiante: eccolo qui. Fatto da una che sa scrivere, e che conosce l’Abc
della narrativa.
Fili di fumo
Fabio
Marzocca
Graphe.it
pagg. 64 euro 8,00
Otto
racconti tutti avvolti dall’esile fumo che esce dalle pipe dei protagonisti.
Così recita la controcopertina, presentando questa antologia. Otto racconti-
acquarello, che mettono in scena episodi piccoli solo all’apparenza, ma in
realtà capaci di cambiare la nostra visione della realtà che ci circonda.
Incontriamo personaggi che ci riportano indietro nel tempo, come Mimì, il
ragazzino degli ani Cinquanta, così diverso dai nostri figli, o come Tano
Gerace che ad ogni figlio che gli nasceva metteva una tacca sulla sua pipa
preferita. Ci induce a ripensare la malatta e la vecchiaia, mettendosi nei
panni di un padre che cerca di fuggire alla benevola tirannia dei figli. Si
ritrovano atmosfere di amicizie vecchio stile, come quella degli uomini che
si incontrano nel retro di una libreria. E si incontra la resistenza non
solo alla diversità ma anche alla cultura: gli indiani d’America raccontati
da Carlos ma anche i ragazzini musicisti in galleria a Milano. Proprio
quest’ultimo è il racconto che mi ha colpito più a fondo. Uno spaccato
perfetto di indifferenza alla musica, all’arte, al talento, che ben
conosciamo e di cui abbiamo avuto esempi clamorosi e che è un segnale
allarmante di deriva.
DA HERMANN HESSE AL PAESE DELLE NEVI
Viviana
Spada
Bis Edizioni , 140 pag. Euro 12,91
Viene
un giorno in cui si deve partire. Per l’autrice di questo libro,
il giorno è arrivato nella primavera del 1992, quando scopre
che il figlio di Hermann Hesse vive a pochi chilometri da lei,
appena al di là del confine svizzero. La sua vita era già allora
segnata dall’opera dell’autore tedesco (1877
– 1962,
Premio Nobel per la letteratura 1946, autore dei celeberrimi Siddartha e
Narciso e Boccadoro), tanto da
considerarlo il suo padre spirituale. Ora, a una svolta della
sua vita, in una città che la trattiene e con un lavoro che non
è quello che vorrebbe, ha più che mai bisogno di ritrovare il
cammino. E si convince che solo sulle orme di Siddartha e delle
filosofie orientali troverà delle risposte.
Heiner
Hess, ottantaquattrenne, la riceve e da quell’incontro Viviana
esce più che mai decisa a partire per il Tibet. Infatti, il 30
luglio del 1993, inizia il suo grande viaggio. Le pagine che
seguono sono il diario di quel mese, vissuto da sola o con amici
occasionali, tra Katmandu e il Tibet. Un diario vero e proprio,
fatto di quotidiani resoconti, che sprizza genuino stupore per
un mondo diversissimo dal nostro, in cui però l’autrice non vede
solo l’elemento favolistico ma anche la dura realtà di bambini
mal nutriti e mal vestiti, e – in Tibet – i segni dolorosi di
una dominazione che sta facendo scomparire l’antichissima
cultura tibetana.
Chi ha
letto il famoso Sette anni in Tibet patisce il violento
confronto della Lhasa narrata da Viviana Spada, piena di negozi
cinesi, strade affollate, ristoranti, persino discoteche, con
quel mondo di pace, di meditazione, quel mondo davvero a due
passi dal cielo e non solo per la conformazione geografica.
Bisogna uscire tra le montagne, andare nei monasteri rimasti per
ritrovare lo spirito di un tempo perduto.
Per
sempre? Chissà. Proprio qui inizia la parte finale di questo
libro, con l’ultima lettera di Heiner Hesse in cui sostiene che
l’opera di suo padre è attualissima anche nel Terzo Millennio.
Più che attuale, vien da pensare “necessaria”: perché forse
sarebbe il momento di fermarci, meditare e aprirsi a un modo di
vivere antichissimo, ma per noi occidentali nuovo.
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__da_hermann_hesse_al_paese_delle_nevi.php
LA BANDA DEL GRANO
Fabrizio
Bianchini –
Cicorivolta Edizioni
Di questo autore, ho letto e recensito
qualche mese fa il secondo romanzo, Cose Sfiziose, un giallo a tinte
grottesche che verso la fine si ammanta di mistero. Caratteristiche
che erano già presenti in quest’opera prima, pur molto diversa nella trama e
nella conduzione della storia. Qui siamo alla periferia di Macerata, nel
giugno 1973. L’io narrante, Andrea, è un adolescente alle prese con la prima
cotta, con una sorellina insopportabile, un padre che male interpreta il
suo ruolo, confondendolo con quello di un tiranno – frequentissimo in
quell’epoca - e una madre troppo debole. I suoi amici sono Claudio, un
ragazzino dalla scarsa personalità e Simone, un bambino muto figlio di una
coppia sfortunata. E poi c’è lei,
Jenny, la quattordicenne di Bologna, che viene solo d’estate.
Un giovedì di fine giugno, Simone muore
assassinato in un campo. Nulla sarà mai più lo stesso, e Andrea lo
percepisce nella carne e nelle ossa. Convinto che sia stato ucciso da Primo
– un ragazzino violento e viziato –per vendicarsi di uno scherzo, Andrea non
sa tuttavia opporsi al mondo degli adulti che invece crede alle accuse
di Primo che inchiodano il postino. Una storia dolorosa, piena di
sofferenza, eppure cosparsa di voglia di vivere e momenti di autentica,
dolce allegria di ragazzini.
Fabrizio Bianchini scrive molto bene,
da vero professionista e la lettura è scorrevole e avvincente. Dipinge il
mondo con gli occhi dei suoi personaggi, e allora è un mondo in cui si ama
e si odia con Andrea, a piene mani perché non ci sono vie di mezzo, ci sono
i buoni e i cattivi. Fino alla fine, quando la verità costringe il ragazzo e
noi lettori alla riflessione e a lasciare le comode strade del
tutto bianco o tutto nero.
http://www.cicorivoltaedizioni.com/cicorivoltaedizioni_labandadelgrano.htm
JAZZ
Giammauro Gargiulo
Prospettivaeditrice
67 pagg.
– euro 7,00
Esordio
assoluto per questo giovane genovese, che finora aveva
pubblicato solo un paio di racconti e una poesia. Un romanzo
breve, anzi brevissimo, che all’inizio pare svilupparsi come una
favola, quelle favole di cui tutti avremmo un gran bisogno,
fatte di persone belle e umane. Un uomo, un senzatetto a
giudicare dalle apparenze, si ferma ogni giorno timoroso dietro
le vetrine di una profumeria. Una delle tre commesse, una
ragazza capace di compassione e d empatia, riesce, senza parole
né contatti a trasmettergli questa fiducia, al punto che un
giorno l’uomo entra. Il suo unico desiderio è spruzzarsi un poco
di Jazz, il profumo che un tempo ha fatto parte della sua vita.
E qui si apre il flashback sul passato, che l’autore sintetizza
molto bene nella citazione iniziale di Victor Hugo: Nel
destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo fatta
apposta per lui. E la fine del
mondo per Mikhail – scopriremo che si chiama così – è stata
quella che tutti temiamo. Una storia di tutti i giorni, di
quelle che possono capitare a chiunque.
Se la parte attuale è in qualche
modo rasserenante , il flashback è invece un tuffo nell’abisso,
della nostra incapacità di accettare la morte e Mikhail ormai
solo in riva al mare, pur se Giammauro Gargiulo non ha certo
ancora una tale potenza di scrittura, mi ha ricordato d’istinto
il Michael Owen di Jonathan Coe, in una dissolvenza di fine
capitolo della Famiglia Winshaw, una scena del tutto secondaria
ma che a me è rimasta molto impressa.
Un giovane autore che sta
studiando e crescendo, che mostra grande passione e compassione
per propri personaggi, e sa mischiare con una certa “buona mano”
dolcezza, tristezza e bellezza.
LA VALLE DI ATOPON
Fabio
Marzocca -
Graphe.it Edizioni
pagg 120- € 9,00
E’
la seconda volta in pochi mesi che mi trovo a recensire una
bella e riuscita incursione di un autore emergente nella narrativa
per ragazzi. La cosa fa particolarmente piacere e ben sperare.
Va detto subito che questa vostra lettrice, pur avendo letto
diligentemente la quarta di copertina, ha dimenticato dopo poche
pagine quanto le era stato detto di mitologia e simboli e ha
seguito Markus, Angela e Ughino nella valle di Atopon. Realtà
e magia si alternano in un gioco affascinante e creatore di
immagini: bellissimo il viaggio dei tre ragazzi, prima giù
dalle scale del pozzo, poi attraverso un albero, fino al nostro
mondo speculare dove vivono i bozzoli del nostro vissuto e delle
nostre emozioni. Sinceramente mi sono goduta moltissimo questo
viaggio fantastico, ho amato l’orrendo Trixy che parla
al contrario ma soprattutto il cigno Ody che prende i ragazzi
sul dorso e prima nuota sulle acque del lago e poi spicca il
volo.
Ha tutto per piacere a dei ragazzi dotati di immaginazione:
gli eroi ragazzi come loro, il male è efficacemente rappresentato
dai due compagni viziati e cattivi (in cui tutti riconosciamo
qualcuno da cui abbiamo patito delle ingiustizie) e nella parte
finale da Aion, che si cela sotto l’immagine di un ragazzino
bellissimo. La regina Arborea è la rappresentazione del
bene e soprattutto della realizzazione di ogni speranza. Un
romanzo gradevolissimo, una storia piena d’amore e di
speranza raccontata da una scrittura capace di suscitare immagini
ed emozioni. In un parola, professionale.
Consigliato per ragazzi tra 9 e 12 anni, ma anche agli adulti
che vogliono passare qualche ora di relax. Magari, leggendolo
con i figli.