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rubrica a cura Eleonora Manganini
Isaac Asimov
Oscar Mondadori, 628 pagg., €13,40In un futuro molto lontano, nell’era dell’Impero Galattico, un uomo, Hari Seldon, per mezzo della scienza della psicostoriografia, concepisce un piano per contenere l’inevitabile caduta dell’impero e i conseguenti anni di transizione, denotati dalla barbarie, e preservare la scienza tramite la compilazione di una enciclopedia, da parte dei migliori scienziati riuniti su Terminus, ultimo pianeta della galassia.
Una grande ambizione quella di Seldon, un piano che avrà il suo svolgimento in centinaia di anni, che incontrerà una serie di ostacoli, alcuni previsti e altri no, tra cui l’esistenza della Seconda Fondazione, istituzione tanto oscura quanto temibile.
Il potere passerà di mano in mano, secondo un schema preciso, fino ad arrivare nelle mani di una ragazza adolescente….
La Trilogia della fondazione probabilmente sono gli scritti più conosciuti di Asimov, anche se quelli che meno hanno avuto a che fare con il cinema.
Con il suo inconfondibile stile di narrazione, semplice ed asciutto, Asimov descrive un futuro inquietante e spaventoso: un completo e continuo controllo della vita, nessuno spazio individuale, un capitalismo completo, avvolgente e definitivo. Non c’è più spazio per lo svago e la felicità nel futuro, se non quelli controllati e disciplinati dalle autorità. Come per dire, più è grande lo spazio per poter dominare, più è alto il bisogno di controllare.
Pur non usando descrizioni dettagliate ed approfondite, la sensazione di un mondo senza luce e verde, senza la possibilità di controllo della propria vita ci attanaglia e spaventa, attirandoci nella lettura come per un bisogno di sapere, di venire a conoscenza della verità.
Per quanto sia stato scritto, detto e previsto dagli scrittori di fantascienza, in fondo in fondo si trova sempre un briciolo di verità, un elemento, un dato che si collega o rispecchia la nostra realtà.
Andrew James Hartley -
Piemme, 376 pagg., € 6,50Un omicidio efferato, in una stanza segreta adiacente alla camera da letto del proprietario di un museo ad Atlanta, in Georgia. A scoprirlo è Deborah Miller, curatrice del museo e pupilla di Richard Dixon: grazie ad una parola, Atreus, scarabocchiata su di un taccuino prima di morire, Richard rivela la causa e la soluzione del suo omicidio.
Da Atlanta ad Atene, poi a Mosca passando per Micene, le fila di questa storia si intrecciano in un thriller pieno di suspence, sottile, magistralmente raccontato dal punto di vista della protagonista: non la solita eroina bella ed assolutamente fantastica in tutto, ma una donna normale, come tutte noi, intelligente, acculturata, forte ma insicura, testarda e caparbia ma non ingenua. Attraverso due continenti il mito greco la insegue e la ossessiona, unico appiglio per dipanare questo intrigo, questo mistero che le ha causato una perdita molto dolorosa, e che ha permesso che si riaprissero ferite lontane ma non ancora rimarginate. Sulla sua pelle scoprirà la paura, il terrore e la violenza che stanno dietro le motivazioni di questo omicidio, che riuscirà a capire solo quando forse è già troppo tardi….
Un thriller piuttosto descrittivo, con pochi dialoghi a sottolineare la tensione che permea tutta la vicenda, questa insicurezza, questo voce di sottofondo che continua a chiedere perchè?, senza che ci sia nessuno a dare una risposta.
I personaggi sono ambigui, spariscono all’improvviso per poi riapparire quando la protagonista (ed il lettore) meno se lo aspettano: la suspence permea tutta la narrazione, anche alle fine, quando tutto sembra risolto.
Una buonissima prima prova per questo scrittore, alla quale speriamo ne seguano altre di uguale livello e intensità.
Colleen McCollough -
BUR, 880 pagg., € 10,20Roma, 110 a.C., durante la cerimonia di insediamento dei consoli, prende il via una vicenda da tutti conosciuta e raccontata: è con un semplice invito a cena che il nonno di Giulio Cesare intreccia la propria esistenza (e quella, in particolare, dei suoi figli) con Caio Mario, il grande generale, e successivamente con Cornelio Silla, colui che sarà forse il più temuto e spietato dei nemici del primo imperator romano.
La vita di questi due grandi della storia romana si intreccia con quella di altri, forse meno conosciuti, uomini fautori della politica, delle conquiste, dello splendore e della grandezza di Roma.
Conosciamo in questo modo lo spaccato della vita di questa casta privilegiata di Roma che sono i senatori, i loro intrighi a favore o contro la repubblica, i giochi di potere che stanno alle spalle di alleanze, guerre, leggi e vita quotidiana.
Le due figure predominanti, Mario e Silla, sono delineate come in una fotografia molto particolareggiata, di loro conosciamo anche i pensieri più intimi, quelli che raramente un essere umano confida nemmeno a se stesso; ci si innamora di loro, si condivide i loro progetti e le loro azioni, anche le motivazioni, seppure a volte con risultati spietati e drastici.
Si stenta a credere all’inevitabile destino che attende i due, molti anni più avanti, leggendo queste pagine di storia romanzata ad arte: non si fatica certo ad entrare nell’atmosfera del tempo, e a restare affascinanti dagli intrighi astuti ed impensabili che questi due uomini portano avanti per il bene di Roma e per il bene delle proprie famiglie.
Sebbene all’inizio la narrazione risulti lenta e complicata, piena di incisi e digressioni di natura descrittiva, con lo svolgersi della vicenda veniamo calamitati e addirittura catapultati nelle vie di Roma, nelle case, nei palazzi del potere e addirittura nel bel mezzo delle battaglie, da questo stile di narrazione che nulla lascia al caso, ma molto all’immaginazione. La consapevolezza dello svolgersi della storia (si aspetta solo il momento in cui Mario e Silla si metteranno l’uno contro l’altro, perché è un dato di fatto e storico che succederà), rende la lettura ancora più frenetica e coinvolgente: il colpo di scena arriverà di sicuro, ma non si sa quando.
Particolareggiato e privo di quei dettagli che fanno tanto storcere il naso al lettore quando un autore americano o comunque non europeo scrive di antichità, l’autrice di Uccelli di rovo sorprende per la sua capacità magnetica di scrivere di argomenti che le sono lontani tanto quanto lo è per noi la storia antica di un altro continente, senza cadere mai nel banale, nel retorico e nemmeno nella noia.
CRONACHE DEL MONDO EMERSO
IL TALISMANO DEL POTERE
Licia Troisi -
Oscar Bestseller Mondadori, 516 pag. Euro 8,40In questo libro che conclude la trilogia chiamata “Cronache del mondo emerso”, Nihal deve cercare le nove pietre per rendere il talismano del potere attivo e potente, unica e ultima arma per sconfiggere il Tiranno.
Assieme a Sennar si reca in tutte le terre che compongono il Mondo Emerso, seguiti dal fido scudiero Laio, alla ricerca dei templi in cui i rispettivi custodi sono di guardia alle pietre.
All’inizio il viaggio sembra facile ai tre, ma una volta prese le pietre delle terre libere, il viaggio in quelle occupate diventa duro e problematico. Gli aiuti comunque non mancheranno, anche dove è più difficile sperare di trovarne.
Ricompaiono personaggi degli altri libri, si conoscono finalmente persone e segreti dei quali si era solamente accennato, in una narrazione scorrevole ma piatta, poco brillante.
La conclusione della trilogia sembra scontata, un lieto fine per i protagonisti che appare fragile quanto una bacchetta di ghiaccio in un clima temperato.
Probabilmente ciò che qui non funziona è la mancanza di valori definiti, il confine tra bene e male è talmente labile da sembrare indefinibile, pressoché inesistente.
Una buona storia, certo, ma troppo semplice e strutturata secondo schemi già conosciuti.
LA PIETRA DEL CIELO
CRONACHE DI CAMELOT Vol. I
Jack Whyte -
Piemme, 2005. 540 pag. Euro 5,.90.L’inizio della saga delle “Cronache di Camelot” paradossalmente prende il via in Africa, dove il giovane soldato Publio Varro, alla sua prima battaglia, viene scoperto ancora vivo sotto ad un mucchio di cadaveri dal comandante Gaio Britannico: da qui nasce un’amicizia che durerà un’intera vita, fatta di battaglie sul campo, combattute come soldati romani, e di sodalizi che comporteranno la convivenza nella stessa casa e la creazione di una comunità indipendente, nei giorni della caduta di Roma.
In tutte queste avventure, la “pietra del cielo”, caduta una notte in un campo, dalla quale il nonno di Varro forgiò uno splendido ed indistruttibile pugnale, avrà un’importanza a dir poco strategica: è da qui infatti che prenderà vita uno dei simboli più conosciuti e nello stesso tempo sconosciuti da tutta l’umanità.
Questo romanzo, il primo di una saga molto lunga, che in edizione tascabile al momento conta otto libri, rappresenta il passaggio dall’epoca tardo-romana agli albori del primo medioevo, epoca oscura, in una terra, l’allora Britannia, che ai nostri occhi è ancora un paese misterioso, a tratti imperscrutabile, che sembra contenere ancora un’aura magica, spirituale.
Con un filo di tristezza e di rimpianto inizia questa narrazione in prima persona di un Publio Varro già avanti negli anni, il quale, vuole ricordare, per sé e per i suoi discendenti, la creazione della Colonia e le basi sulle quali è stata fondata, e per fare si che i principi ed i propositi che hanno spinto questo gruppo di persone a scegliere di autogovernarsi, non vadano persi negli anni. Interessante ed a tratti avvincente, l’autore dà molto spazio alle descrizioni, lunghe e dettagliate, ma mai noiose, che si incastrano perfettamente nella struttura piena di flashback, sulla quale è costruita la storia.
LA CADUTA DELL'AQUILA
Conn Iggulden -
Piemme, 420 pagg., €6,50Dopo aver passato il Rubicone con gli uomini a lui più fedeli, Cesare avanza senza indugio verso Roma, perdonando le legioni che, dietro comando di Pompeo, avrebbero dovuto opporsi a lui e fermare la sua avanzata: con abili mosse politiche offre il perdono da parte sua e di Roma, in cambio della rinuncia a contrastarlo, ed è disposto ad accettarli nella sua armata.
Una volta entrato a Roma scopre che Pompeo, insieme a tutto il senato Romano, si è rifugiato in Grecia per riorganizzare le truppe e riconquistare l’impero, che ritiene usurpato e occupato contro la legge da Cesare.
Ma il grande conquistatore non si scoraggia e si reca in Grecia con tutto il suo esercito, dove dopo averlo sconfitto a Farsalo, lo insegue fino in Egitto dove l’imperatore Tolomeo gli fa dono della testa del nemico.
È lì che conosce la bella Cleopatra, della quale si innamora perdutamente e che aiuta a riconquistare il trono, usurpato dal fratello Tolomeo manipolato da un gruppo di cortigiani senza scrupoli.
Finisce così, con il quarto libro, la saga del più grande condottiero romano, l’uomo che con la sua vita e le sue opere ha gettato le basi per il grande impero di Augusto, suo fedele generale e affezionato parente, designato da tempo ad essere suo successore.
Non è esattamente la storia come ce la ricordiamo dalle scuole, qui non c’è traccia della rivalità con Marco Antonio, la figura di Marco Bruto ha una complessità tale che non la si immagina dai libri. Probabilmente c’è molto di inventato e costruito, ma nulla toglie che questa narrazione sia coinvolgente e interessante a tal punto da dimenticarsi la storia per immergersi nella vita di un uomo complesso e a volte non comprensibile nelle sue azioni.
Un uomo che però, pur essendo grande come solo pochi lo sono stati, ha tratti ma soprattutto debolezze umane, sempre collegati all’amore e al potere, uniche due cose in grado di corrompere l’animo anche dei più forti.
PASSAGGIO IN INDIA
Edward Morgan Forster -
Oscar Mondadori 8 euro 364 pagL’incontro tra due culture, enormemente distanti quanto intolleranti e intransigenti l’una con l’altra, non può che creare profonde fratture ed incomprensioni, anche tra persone che nel loro piccolo cercano solo di creare dei collegamenti, dei ponti che abbiano un risultato positivo e costruttivo.
Ma le basi dalle quali si parte sono sbagliate, non tanto per motivi di incomprensione, ma per radicate convinzioni, date dall’orgoglio personale e nazionale, quell’orgoglio che soprattutto in Inghilterra, viene instillato nei suoi abitanti sin dalla nascita. La superiorità che si attribuiscono gli inglesi è basata sulla loro industrializzazione, avanzamento tecnico e l’alta cultura che essi pensano di diffondere e contribuire ad incrementare, certi di una superiorità razziale indiscutibile, spesso adottando atteggiamenti che ad occhi di terzi si rivelano quantomai inopportuni.
Gli indigeni, pur non ostentando apertamente la superiorità che sono sicuri di possedere, adottano verso gli “invasori” un atteggiamento condiscendente, e ad un primo sguardo anche compiacente, per poi lamentarsi o schernire i loro difetti e comportamenti apertamente tra di loro, o sminuendosi in continuazione con gli stessi inglesi, in uno snervante quanto insistente atteggiamento dubbio e a tratti “viscido”. L’incontro-scontro tra realtà diverse, ostacolato e allo stesso modo aiutato dalla lingua parlata dagli indiani, non compresa dagli inglesi, è destinata a produrre diverse reazioni ad un unico problema.
Adela Quested, una giovane donna giunta a Chandrapore con la futura suocera, la signora Moore, per conoscere meglio il futuro marito, Ronny Heaslop, magistrato della città, vuole vedere la vera India, conoscere gli abitanti e venire a conoscenza di usi e costumi locali.
Un atteggiamento positivo secondo il giovane dottore indiano Aziz e il direttore dell’Istituto Fielding, anche se dal resto della comunità inglese (che peraltro si fa chiamare anglo-indiana), questo tipo di atteggiamento è additato ed addirittura condannato, soprattutto dalle mogli dei funzionari, che ritengono che una donna inglese non si debba “abbassare” ad instaurare rapporti civili con chi di civile non ha nulla.
E così viene organizzata una gita, pianificata nei minimi dettagli da Aziz, una semplice visita alle grotte del Marabar si trasforma ben presto nel punto di rottura tra indiani e inglesi: la signorina Quested, forse in preda all’ansia e ad un’allucinazione appena accennata, accusa Aziz di aver tentato di approfittare di lei.
Solo Fielding è sicuro dell’innocenza del dottore, e si schiera dalla sua parte sin dall’inizio, assieme a tutta la comunità indiana: musulmani e indù si trovano riuniti per la prima volta, dalla stessa parte, per difendere un uomo che è solo un uomo, ingiustamente accusato da stranieri ce hanno invaso la loro terra.
Il processo che ne deriva come logica conseguenza, contrappone nettamente queste due realtà, mettendole alla prova entrambe, svelando così, sia da una parte che dall’altra, difetti e pregi.
Non potendo presiedere il procedimento in quanto coinvolto emotivamente, Heaslop lascia la moderazione ad un magistrato indù, al quale viene addossato un compito tanto importante quanto usuale, se non fosse la complicata situazione a rendere il verdetto più importante di quello che in realtà è.
Non di facile lettura, questo romanzo “pretende” dal lettore la sua completa e totale attenzione, la sua comprensione per ciò che è lontano dalla sua quotidianità, e lo trasporta in una dimensione distaccata, di pace superficiale, catapultandolo in un paese solo all’apparenza calmo e sonnolento.
Intriso di quel magico quanto inspiegabile sentimento che avvolge e nello stesso tempo fa parte di tutto ciò che è orientale, tendendo presente la filosofia che proprio in questa parte di mondo tutto permea e che ha spazio anche nei più banali discorsi, la narrazione segue il ritmo della vita dell’India, intervallato periodicamente da monsoni, caldo torrido e pochi ed insignificanti eventi atmosferici.
In questa suggestiva narrazione, i protagonisti si sfiorano l’uno con l’altro, per poi allontanarsi appena si accorgono di aver raggiunto una certa sintonia, proprio come il vento caldo dell’estate, che appena si crede di averlo avvertito, scompare nel nulla.
IL DOTTOR ZIVAGO
Boris Pasternàk -
480 pagg., Universale Economica Feltrinelli, 9 €Cosa può un amore profondo, nato all’albore della vita di due adolescenti che tante volte si sono sfiorati nel corso della loro esistenza, senza mai però vedersi davvero fino alla maturità della mente e del cuore, in un contesto difficile e insidioso come la guerra e la rivoluzione russa?
Jurii Zivago è un ragazzo modesto, introverso e molto riflessivo, divenuto medico è chiamato a compiere il suo dovere per lo stato, stato che molto pretende dai suoi cittadini, e che in cambio dà poco. È proprio lo stato a rendergli la vita un continuo ed ininterrotto pellegrinaggio all’interno della grande madre Russia, alla ricerca della sua vita, della giustizia e dell’amore.
Lara è una donna forte, decisa, mai in dubbio sui sentimenti o comportamenti, azioni che comprendono il suo operato e la sua vita privata: ama, è amata e sa aspettare, con una stoicità da ammirare, una stoicità che però è in grado di spezzare molte vite e milioni di speranze.
Un romanzo complesso, riflessivo, tra i più struggenti e toccanti mai scritti, che segue questa intensissima storia d’amore tra due persone intelligenti, separate ogni volta da onore, dovere, ogni sorta di onere che concerne la famiglia o quell’altro dovere, più grande di ogni cosa, quello di essere cittadini e parte di uno stato.
È così che Jurii rinuncerà a Lara, a causa di una scelta presa in base al dovere, alla coscienza che gli dice che la cosa migliore per lei è che lui la lasci.
Intenso, travolgente, l’amore che i due provano per l’altro è il filo conduttore di tutto il romanzo, insieme a quel sentimento di inevitabilità così naturalmente connesso all’amore e al destino (che a volte si intrecciano e fondono fino a confondersi), che fa da veicolo per il susseguirsi delle vicende, che ci prende per mano e ci porta attraverso questa indimenticabile storia.
Il finale è il perfetto conseguimento di una storia che va a degradarsi, esattamente come tutto ciò che concerne la vicenda: amore, stato, storia, politica, tutto sbiadisce al confronto di una città caotica e calda nell’agosto russo, che al pari con i tempi, si evolve lasciando tutto ciò che non riesce a tenere il passo, alle sue spalle. Anche la narrazione segue il ritmo della vicenda: serrata e incalzante al momento della rivoluzione, insicura e vaga nel momento delle persecuzioni, lasciva e blanda nel momento in cui tutto è perduto.
CRONACHE DEL MONDO EMERSO
LA MISSIONE DI SENNARL’unico modo per salvare il Mondo Emerso è andare alla ricerca del Mondo Sommerso, e chiedere aiuto agli abitanti di quel paese, a costo della vita. Sì perché tutto coloro i quali hanno cercato di raggiungere questo introvabile luogo non sono più tornati vivi per raccontare dove esso si trova.Licia Troisi -
8,40€, Oscar Bestseller Mondadori, 399 pagg.
Sennar è il mago più giovane del Consiglio, ed è l’unico ad essere convinto del buon fine di questa missione: per questo motivo viene autorizzato a partire, anche se gli latri consiglieri sanno che on farà più ritorno.
Il cammino di Nihal sarà sempre più in salita e difficile, soprattutto a causa del suo carattere e della sua situazione: investita della carica di Cavaliere di Drago, si trova ad affrontare situazioni che richiedono molta fermezza e freddezza. Presa dal suo animo, dalla rabbia che le esplode dentro, tutto ciò rischia di portarla verso un abisso di violenza senza fondo, e senza via d’uscita.
Più introspettivo rispetto al primo libro, il secondo episodio della trilogia delle Cronache del Mondo Emerso segue l’evolversi dei due protagonisti, il loro crescere e diventare adulti in un mondo crudele e devastato, alle prese con un nemico letale quanto invisibile.
Insomma, interessante sì, scritto molto meglio di certi altri libri in circolazione, ma alla fine sempre la stessa storia.
GAI-JIN
L’integrazione tra due culture molto distanti tra loro, tra due modi di vivere che si pongono nettamente in contrasto, è il filo conduttore di questo terzo libro di Clavell, che pone la parola fine alla sua trilogia asiatica.James Clavell -
1308 pagg., Tascabili Bompiani, 13€
Yoshi Toranaga, diretto discendente dello shogun Toranaga (le cui vicende sono descritte nel libro “Shogun”), guardiano del giovane shogun Nobusada e della moglie, si trova in una situazione particolare: stretto tra la morsa della setta segreta di Sonno-joi (la quale vuole restituire ogni potere al divino imperatore), e degli stranieri, i gai-jin, che si sono assediati a Yokohama e vogliono libero accesso al paese.
Tra i giapponesi e gli europei, tra i quali anche Malcolm Struan, nipote di Dirk Struan, il tai-pan della Nobile Casa, si crea progressivamente un misto di diffidenza, sfiducia e rancore, che porta i giapponesi ad avvicinarsi agli europei per poter imparare il più possibile su di loro, secondo il noto proverbio “conosci il tuo nemico”.
Tra intrighi politici, ma soprattutto commerciali e sentimentali, sullo sfondo di un Giappone oscuro, ambiguo, frammentato ma unito; una mentalità e un modo di vivere complessi, molto lontani dal dogmatismo cristiano-europeo, totalmente svincolato da condizionamenti dati da tradizione, religione o superstizione. È evidente la differenza abissale che intercorre tra la calma apparente dei giapponesi e la furia palese degli europei; tra il basare la vita sul karma, i giochi d’astuzia e l’intelligenza dei primi e la smania di possedere denaro dei secondi.
In questa narrazione scorrevole e fluente, ma a tratti complicata, che crea una sorta di incastro tra vari filoni che spesso si incrociano o si sfiorano semplicemente, i personaggi che spiccano in questa congerie di persone più o meno importanti, sono Nakama, un intraprendente samurai che si infiltra nelle file del nemico, conducendo un pericoloso doppio gioco, e Angelique Richaud, una bellissima donna francese, figlia di un mercante fallito e poco onesto, che si innamora del giovane Struan, ma che soprattutto dimostra una forza d’animo e una volontà fuori dal comune, tratto più evidente di un complicato carattere non del tutto svelato.
Perfetta conclusione di un percorso che parte dagli antipodi per giungere ad un confronto tra civiltà, poste su livelli diversi, che mira a accostare i tratti migliori di entrambe per delineare una società perfetta e utopica, lo consiglio vivamente a tutti coloro cercano emozioni e suspence, una narrazione brillante e un argomento poco affrontato: l’oriente.
DUELLO NEL MAR IONIO
Patrick O' Brian -
347 pagg., Tascabili TEA, 8 €Per sfuggire alle insidie della terraferma, ma soprattutto dai problemi finanziari e legali causati da un individuo con pochi scrupoli, che si è approfittato della buona fede di Jack Aubrey, il suo amico e compagno d’avventure Stephen Maturin gli procura il comando della Worchester, nave poco affidabile e mal costruita, che deve prestare opera di supporto a Tolone, nella squadra che blocca il porto francese, agli ordini dell’ammiraglio Thornton.
L’azione si fa attendere per molto tempo, e nel momento di agire la vecchia Worchester non regge lo sforzo: a questo punto Jack assume il comando della vecchia Surprise, essendo il suo comandante e il primo ufficiale morti in battaglia, per una delicata missione nel mar Ionio. Lo scopo di questa è quello di scacciare gli odiati francesi da Marga, appoggiando uno dei tre bey turchi che si propongono per il predominio sul territorio: ma quale è il più onesto e affidabile da appoggiare? Con l’aiuto dell’inseparabile dottor Maturin e del professor Graham, esperto di lingua e tradizioni orientali, Jack non faticherà a trovarsi in cattive acque e situazioni spinose, soprattutto se dovrà rendere conto delle sue azioni all’odiato ammiraglio Harte.
Magistrale come sempre, è difficile trovare altre parole con le quali descrivere le coinvolgenti avventure dei due amatissimi protagonisti, protagonisti che ormai ci sembra di conoscere come se esistessero davvero, con il loro coraggio e sangue freddo, ma soprattutto con i loro innumerevoli difetti e contraddizioni.
Quello che viene spontaneo chiedersi è quanto c’è di Patrick O’Brian in Jack Aubrey, ma soprattutto nel dottor Maturin, entrambi irlandesi di nascita ma inglesi nel cuore, dato che nella seconda guerra mondiale O’Brian si è arruolato nei servizi segreti inglesi?
TAI-PANJames Clavell -
692 pagg., Tascabili Bompiani, 10€Dirk Struan è uno scozzese di carnagione chiara, dai capelli rossi e gli occhi verdi, fermi e quasi di ghiaccio. Abile commerciante, ma soprattutto stratega, anche nelle situazioni più complicate e apparentemente irrisolvibili, riesce a cavarsela comunque, e sempre con un buon margine di guadagno, anche a costo di rovinare i rapporti con chi lo circonda, persino con la sua famiglia. A merito delle sue conquiste commerciali, dai cinesi è chiamato Tai-Pan (padrone assoluto), e la sua Nobile casa è l’azienda che più guadagna nel commercio con la Cina.
I cinesi però sono un popolo opportunista, chiuso e piuttosto presuntuoso: cercano in tutti i modi di liberarsi degli stranieri “barbari”, per non dover più dipendere dai loro commerci. Ma anche se preso alla sprovvista, Struan sa sempre come cavarsela, con piccole perdite ampiamente compensate dai riscatti e dalle tasse pretese in occasione della ripresa dei commerci. Per il bene della Nobile Casa, la sua azienda, accetta di avere rapporti difficili con i suoi familiari, e solo May-may, sua concubina, apparentemente estranea agli affari di Struan, viene lasciata al di fuori di ogni problematica.
Avvincente, ben scritto, risulta essere uno spaccato della società inglese della fine dell’ottocento, con le sue contraddizioni umane e tecnologiche. Le malattie, causate da ciò che loro stessi ritenevano salutare, i problemi del commercio, l’interfacciarsi con diverse e nuove culture assumono qui non carattere di sottofondo, ma di parte attiva allo svolgersi dei fatti, determinanti quanto le azioni dei personaggi.
La narrazione è fluida, scorre sul filo del tempo con il lettore, riserbandogli però numerose sorprese e svolte delle situazioni che permettono letteralmente di tirare sospiri di sollievo o lasciare che il destino faccia il suo corso, come insegna la filosofia orientale.
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