IL RACCONTO DELLA SETTIMANA - DA COMMENTARE IN FORUM -


Alessandro Testa
L'assassino della porta accanto
 

 

 

Insomma.
Le basta aprirmi un po' la porta perché possa dirle ciò che ho da dire. Cinque minuti anche meno, guardi non le chiedo nemmeno di farmi entrare... posso restare qui sul pianerottolo che tanto a quest'ora chi vuole che passi? Lo so che mi ascolta. E va bene, vuol dire che le parlerò così, fuori da casa sua come una piazzista indesiderata. Senta, mi prometta solo di ascoltarmi e me ne andrò subito, tornerò nel mio appartamento e non mi farò più sentire.
Ho sentito i suoi passi, sa? Si è sistemata per l'ascolto, allora ascolti bene.
In realtà non so da dove cominciare: è da tanto tempo che volevo parlarle ma mi ripetevo sempre che non era il caso di intromettermi, che avrei fatto bene a badare ai fatti miei. Sono settimane che ascolto le vostre urla., ogni sera puntuali come il notiziario delle otto: lui che arriva a casa, il tempo di posare la valigetta e togliersi le scarpe e inizia il dramma. All'inizio, solo frasi ostili pronunciate a voce alta, poi avete iniziato a scambiarvi ingiurie sempre peggiori e infine sono arrivati gli oggetti volanti.
Le sta suonando il telefono, non risponda la prego. Quando avete iniziato a scagliarvi contro le cose di casa ho dovuto spostare il televisore in un'altra stanza e togliere un quadro perché quando gli oggetti colpivano la parete vibrava tutto che pareva ci fosse il terremoto! Mi dicevo che avreste fatto pace e che in qualche modo avreste risolto, ci sono gli avvocati, c'è il divorzio, insomma: pensavo che finita la roba in casa vi sareste calmati.
E invece no. Una sera sono stata sul punto di chiamare la polizia ma ho riagganciato, non me la sentivo di creare altri casini; con gli altri condomini non ho rapporti ma immagino che anche loro vi abbiano sentito e che abbiano deciso di fregarsene. Nel frattempo, diventavate sempre più violenti, le liti duravano fino a tardi, sentivo il rumore degli schiaffi, le urla e i gemiti di dolore, i passi scalzi di chi rincorre e di chi scappa, le porte sbattute, i pugni sul muro... ho anche provato a battere a mia volta sulla parete ma non ve ne siete mai accorti. Oppure semplicemente non mi avete ascoltato.
Sa che a un certo punto, quando arrivava l'ora del rientro, cominciavo ad agitarmi come se lui dovesse litigare con me? Quando la sua porta si apriva cominciavo a tremare e dentro di me speravo che almeno quella sera decideste di ignorarvi e dare anche a me un po' di sollievo. Guardi, io non esco mai di casa, soprattutto la sera, ma ultimamente avevo preso l'abitudine di scendere al bar dell'angolo con la scusa di vedere la tv dal maxischermo e bere un aperitivo per non dovervi sentire!
Insomma. Era per dirle che la sua vicina non è né sorda né stupida: sola,questo sì, e tanto triste, ma preferisco le mie lacrime notturne alla sua tragedia serale.
Ma non era per raccontarle l'ovvio che sono qui davanti alla sua porta, alle dieci e mezza di sera, in tuta da ginnastica e calzettoni come una profuga che cerca aiuto. No... se ho deciso di muovermi è per il silenzio.
Sì, il silenzio che dura ormai da tre giorni. Quattro sere fa vi siete dedicati alla rottura dei vetri e al lancio delle scarpe, uno di voi due è caduto sbattendo contro il muro, ho sentito il rumore di cassetti aperti con violenza e il suono metallico di posate che cadevano in terra. Poi frasi spezzettate, quasi sussurrate, poi il suono sordo di corpi che lottano e infine il silenzio.
Ecco, signora Di Stefano: quel silenzio mi aveva dato sollievo, ma il giorno dopo è continuato e al pomeriggio è diventato così pesante da agitarmi più delle urla. Non sentivo più i familiari rumori della casalinga: lavatrici, aspirapolvere, lenzuola sbattute... poi la sera all'ora solita il silenzio era se possibile ancora più profondo. Ho aspettato altri due giorni, ora non ce la faccio più.
Non mi fraintenda: se volessi accusarla o denunciarla sarei già andata alla polizia. Al contrario, voglio aiutarla perché le sembrerà impossibile ma io ci sono già passata e so cosa prova.
Mi pare di vedere il suo appartamento: sporcizia dappertutto, cocci di vetro e altri oggetti sparsi per la casa, il buio delle persiane chiuse, l'odore di chiuso...
L'odore. Fra un po' comincerà a sentirsi nell'appartamento, diventerà insopportabile e si diffonderà nel palazzo e allora se ne accorgeranno, qualcun altro busserà alla sua porta e un altro ancora non si fermerà davanti a questa ma la sfonderà e a quel punto tutto sarà finito.
Mio marito mi picchiava ogni sera, trovava scuse sempre meno valide e alla fine non si preoccupava nemmeno di giustificarsi. Mai una volta che mi abbia chiesto perdono... piatti rotti, scarpe usate a mo' di proiettili e una sera, infine, quel coltello caduto da un cassetto della cucina, la mia mano che lo afferra e il suo petto che ci si abbatte sopra. E poi il sangue, tanto sangue che mi portavo sotto le scarpe per tutto l'appartamento. Lo lasciai lì, sotto il tavolo di cucina a gonfiarsi come un pallone e quando infine la puzza fu insopportabile aprii le finestre e aspettai.
Arrivarono dopo quattro giorni. Dopo... il dopo è un po' confuso ma ricordo bene i camici bianchi e le toghe nere, i flash e infine la pace e il mio arrivo in questa città per dimenticare. Ma ciò che vi è accaduto è la dimostrazione che non si può dimenticare, che per quanti sforzi faccia ci sarà sempre qualcuno a riportarmi alla realtà.
Così sono qui davanti alla sua porta per dirle che io so come si sente e che se vuole parlarmi non ha che da aprire e lasciarmi entrare... non troverò nulla che non abbia già visto a casa mia e il sangue non mi fa più nessuna impressione.
Se solo mi lasciasse entrare.
Sta aprendo la porta? Dio mio come sono contenta, alla fine si è convinta, vedrà che... buonasera, signora... a vederla non si direbbe che abbia... come dice? No, no, non sono certo io ad aver bisogno di aiuto. Sono io che... posso entrare, davvero? Ma... è anche riuscita a mettere tutto a posto e non c'è nemmeno quell'odore...
Oddio, sto per svenire, quello lì steso sul divano col braccio al collo è suo marito? Ma come, io ho sentito i rumori, il suono del coltello, il tonfo... avete fatto pace? Ma non è possibile, dopo tutte quelle sere... e le urla! Le urla!
La pace: anch'io ci avevo sperato ma quella sera avevo un coltello in mano e tanta paura... forse farò meglio ad accettare il whisky che mi sta offrendo, se non vi dispiace mi siedo un attimo ma vado via subito. Suo marito sta riposando, non voglio disturbarla, signora Di Stefano: alla fine, è stata lei ad aiutarmi, ad ascoltare il mio dramma.
Ora vado,buonanotte. Come dice? Che stupida, è vero che non mi sono presentata... mi chiamo Anna Lanza ma da questa sera, per voi, sarò per sempre l'assassina della porta accanto.


 


 

HOME