Anna
cuciva accanto al fuoco nella piccola casa di campagna dei suoi
genitori. Dalla morte del marito, avvenuta sui campi di battaglia,
era stata costretta a tornare nella vecchia casa natale. Fortuna
che la guerra l’aveva risparmiata: ora le offriva un asilo
sicuro dove vivere con i suoi tre figli.
Andrea, il primo, non la preoccupava più di tanto.Lavorava
già in paese e ormai era indipendente. L’aiutava
anche un po’ economicamente. Il resto andava alla costruzione
del suo nuovo focolare. Aveva conosciuto una ragazza dolcissima
e ora aspettava di poter chiedere la sua mano, non appena avesse
raggiunto una maggiore stabilità.
Lisetta era in età da marito e anche lei stava per spiccare
il volo. Anna col suo lavoro di sarta e ricamatrice, lavorando
giorno e notte, era riuscita a mettere da parte il necessario
per la sua dote. Solo Chicco, il più piccolo, la preoccupava
non poco. Era sempre in pensiero per lui. Era nato poco tempo
dopo la morte del suo Luigi. Ricordava ancora il giorno in cui
aveva preso in braccio, per la prima volta, il suo ultimo fagottino
e aveva pianto perché non c’era il suo uomo a cui
poterlo mostrare con orgoglio, come aveva fatto con gli altri
due figli.
Luigi era un appuntato della Benemerita. Anna aveva sempre vissuto
nelle stazioni dei vari paesi, dove il marito prestava servizio,
finché non era giunta a X…, e si trovava ancora lì,
quando nacque Chicco. Poco tempo dopo era stata costretta a lasciare
l’alloggio, a causa della scomparsa di suo marito. Aveva
pianto.
Ricordava anche il giorno in cui Luigi era tornato a casa stringendo
un foglio con fierezza e frenesia: era l’interpellanza per
il fronte, alla quale non aveva esitato a rispondere, definendosi
pronto a difendere la Patria. Con le lacrime agli occhi lo vide
partire, ma non disse nulla, solo se lo strinse sul cuore, sperando
non fosse per l’ultima volta. Invece fu proprio così.
L’ultimo regalo che le aveva lasciato era stato Chicco.
Anna continuava a cucire. Imbruniva. Nella cucina non ci si vedeva
quasi più. Il fuoco crepitava, lanciando bagliori qua e
là… Non le andava di accendere la luce. Guardava
il cielo quasi buio nel tratto che le concedeva la stretta finestra
poco discosta dal focolare.
Ad un tratto entrò Chicco come una furia. Si fermò
di colpo.
“ Mamma, perché sei al buio?” chiese.
“Vieni qui, accanto a me“ rispose Anna. “Non
accendere la luce. Guardiamo insieme il fuoco”.
“ Non voglio! Tu diventi triste!”
Era vero. I ricordi le si affollavano in quegli istanti e le preoccupazioni
pure.
Chicco era ormai grande. Aveva già frequentato la seconda
elementare. Era intelligente, ma svogliatello: non si applicava.
Anna si chiedeva spesso cosa avrebbe fatto quel suo figliolo,
cresciuto senza padre e senza averlo neanche potuto conoscere!
Di malumore Chicco andò a sedersi sul gradino del caminetto.
Non dissse nulla. Aspettava.
Sua madre sospirò, poi:
“Stasera voglio mostrarti qualcosa”.
Si alzò e, senza accendere la luce, al flebile chiarore
del giorno che moriva, dopo aver riposto il lavoro, si diresse
verso una vecchia credenza, che nessuno ormai apriva più,
e ne trasse una grande scatola di latta. Chicco seguiva i suoi
movimenti, incuriosito.
Anna si ricompose sulla sedia accanto al fuoco e, sistemata la
scatola in grembo, l’aprì. Comparve un foglio su
cui vi era una medaglia. La medaglia al valore conferita a Luigi
che, prima di morire, aveva valorosamente combattuto e salvato
la vita ad altri suoi compagni. Sollevò il foglio carico
di dolore e comparvero piccole file di foto accatastate ordinatamente.
Chicco taceva sempre. L’insofferenza era scomparsa dal suo
volto.
“Questo è tuo padre… quando lo conobbi”
cominciò Anna.
Chicco sgranò gli occhi. Il volto di un giovane in divisa
da Carabiniere gli sorrideva dalla foto, alla debole luce del
fuoco.
“E questa è la foto nel giorno del suo giuramento”.
Luigi era ritratto per intero, vestito dell’Alta Uniforme,
di cui andava fiero.
Chicco non aveva mai visto le foto del padre in divisa. Sua madre,
in casa, aveva voluto esporre solo foto di Luigi in borghese,
per non dover ricordare troppo spesso a se stessa e agli altri
il sacrificio del suo amore.
Chicco guardava incantato le altre foto che la mamma gli porgeva.
Una carrellata di foto in divisa! Ce n’erano alcune dove,
persino i suoi fratelli, erano ritratti accanto al padre in uniforme.
Poi altre ove Anna lo abbracciava e altre ancora in cui Anna posava
accanto a lui, imitandone l’atteggiamento fiero e calcandosi
il berretto fin sugli occhi. L’ultima foto che vide era
enorme. Posta in fondo alla scatola, ne occupava tutta la superficie.
Anche lì Luigi vestiva la sua Alta Uniforme.
“Questa è la foto che amava di più. Diceva
che, vestito così, si sentiva un Generale…”
Chicco osservava sbalordito e commosso quel giovane ritto e impettito
e sempre sorridente. Si alzò lentamente. Accese la luce.
Si guardò in un piccolo specchio che si trovava sulla mensola
del camino.
“Gli somiglio”, disse. “Ho i suoi stessi occhi:
scuri e luminosi…e le sue stesse sopracciglia“.
E scappò via.
Da quel giorno Anna lo vide diverso. Rientrava a casa in orario.
Era meno chiassoso del solito, il volto sempre serio. Quando usciva
per giocare con i suoi compagni, bastava che la madre lo chiamasse
una sola volta ed egli rientrava immediatamente. Prima era necessario
sgolarsi per un’ora e, spesso, doveva uscire lei, o uno
dei fratelli, a cercarlo… A scuola era diventato uno scolaro
modello. Sapeva dosare il suo lavoro. Brillava, senza eccedere.
E continuò così, procedendo negli studi.
Andrea si sposò, Lisetta pure. Anna continuava a cucire.
Chicco decise di proseguire gli studi per diplomarsi. Iniziò
a viaggiare, per raggiungere la città più vicina.
Cercò un lavoro e così aiutò Anna, perché
il tutto non pesasse solo sulle spalle di lei.
Il giorno, in cui Chicco portò a casa il diploma, Anna
era così commossa che non riuscì a dire nulla. Gli
regalò solo un gruzzoletto, tratto dai suoi risparmi. Chicco
se lo strinse sul cuore e disse:
“Servirà per la cornice della foto di papà”.
E la foto fu appesa, in bella mostra, accanto alla porta d’ingresso,
perché tutti la vedessero.
Poi Chicco decise di tornare in città. Aveva pensato a
quante cose si possono fare e imparare ancora dopo il diploma.
Tornò a casa e, col suo volto sempre serio e malinconico,
disse a sua madre:
“Mamma, continuerò a studiare. Papà, da lassù,
sarà contento. Se sarà necessario, continuerò
anche a lavorare”.
Anna si commosse si commosse di nuovo e, ancora una volta nella
sua vita, restò in silenzio. Ma, in cuor suo, era preoccupata
per la vita di quel suo figliolo senza sorrisi. Sembrava che facesse
tutto senza entusiasmo. E’ vero, riusciva in ogni cosa,
ma rideva poco. Diventava sempre più uomo, sempre più
somigliante al suo Luigi, ma non ne aveva il solare perenne sorriso.
Solo gli occhi vivi, identici a quelli del suo caro morto, la
colpivano talmente che, talvolta, non solo non riusciva a sostenerne
lo sguardo, ma sbagliava persino nome nel chiamarlo.
Poi, un giorno, Chicco annunciò, con una certa ansia nella
voce, che sarebbe rimasto lontano da casa per una settimana.
Sua madre, sempre fiduciosa, tacque ancora.
Allo scadere esatto della settimana, Chicco tornò.
Aprì la porta di casa che si richiuse, insolitamente, con
grande fragore.
Anna corse e, sulla soglia, scorse il figlio illuminato da un
radioso sorriso che non gli conosceva. Aveva in testa un berretto
da Carabiniere e nelle mani teneva ben stretto un foglio che agitava
con vigore spasmodico e felicità senza pari.
Anna si avvicinò piano.
Due immagini si fusero nella sua mente. Quella del figlio che
le stava davanti e quella del marito che agitava il foglio della
guerra.
Sul foglio che Chicco le porgeva, confusa dalle lacrime che le
velavano lo sguardo, riuscì soltanto a leggere qualche
parola: ACCADEMIA… UFFICIALI…CARABINIERI….
Poi non ebbe il tempo di pensare. Chicco si precipitò ad
abbracciarla e, stringendola al petto con gioia incontenibile,
urlò:
“Mamma, sarò Generale!”
Una lacrima sembrò brillare fra le ciglia di Luigi che
osservava dalla foto.