Messaggio
classificato segreto
Dall’addetto Militare, Colonnello Corpo Carabinieri Paride Campisi
Ambasciata d’Italia Tunisi
Al Comandante Base Italia Colonnello Corpo Carabinieri Giorgio Gandus
Nassiriya Iraq
Tunisi 12 settembre
2005
Caro Gandus,
Con la presente comunicazione personale, intendo specificare
i motivi che hanno portato il Carabiniere Attilio Romani a chiedere
il trasferimento volontario da Tunisi a codesto Comando a Nassiriya.
Il Romani è un ottimo elemento, entrato nell’Arma all’epoca
della sua attività sportiva svolta presso il centro di Tirrenia,
coronata dalla partecipazione alle Olimpiadi di Sidney come canottiere
nell’armo nazionale. Alla fine dell’attività sportiva,
promosso a pieni vuoti alla scuola sottufficiali, è stato premiato
con una destinazione di prestigio presso questa Ambasciata in Tunisi
dove ha svolto, sotto il mio comando, missioni di scorta, corriere diplomatico,
e di raccolta d’informazioni in affiancamento ai funzionari dei
servizi segreti, qui presenti.
Nel servizio in Residenza, durante i ricevimenti di calendario, il Romani
ha avuto occasione di stringere amicizia con una professoressa di lingua
araba della scuola italiana, tale Mariam Kriaa di origine Palestinese.
L’amicizia è diventata in breve tempo intimità,
favorita dalla tolleranza sociale in atto in Tunisia dalla attuale conduzione
politica del paese.
Il comportamento dei due giovani è stato fino ad ora esteriormente
corretto, non ha dato luogo a scandali o dicerie, ma è stato
giudicato sconveniente per le regole dell’Arma e per i rischi
alla sicurezza e alla segretezza del servizio di chi vi è sottoposto.
La situazione è divenuta inaccettabile da quando il Romani ha
espresso il desiderio di fidanzarsi, chiedendone il permesso agli anziani
della famiglia tunisina che ha accolto la giovane Kriaa, affidatale
alcuni anni fa dall’orfanotrofio palestinese di Gammarth.
Nel corso di una riunione a tre, nell’ufficio di Sua Eccellenza
l’Ambasciatore, ho suggerito al Romani l’incarico in Iraq,
con la volontà di destinarlo ad una missione di responsabilità
che ha il fine di allontanarlo dalle fonti di preoccupazione e rischio,
inauspicabili in questi momenti di confusione che richiedono discrezione,
riservatezza e cautela nei rapporti pubblici e privati.
Il Romani ha accolto la nostra sollecitazione con disciplina e ha firmato
la domanda di trasferimento con scelta volontaria.
Chiudo questo messaggio segnalando che il soggetto ha doti fisiche ed
intellettuali eccellenti, ha dato prova di capacità di apprendimento
con la lingua francese, quella araba, e tiene un comportamento che denota
umanità ed iniziativa.
Sono sicuro che sotto il tuo comando, caro Gandus, avrà occasione
di far valere le proprie capacità, rivalutare i suoi obblighi
con l’Arma e collaborare attivamente nello svolgimento del vostro
difficile servizio.
Ti porgo i migliori auguri, e i rispetti di Sua Eccellenza che non intende
verbalizzare quanto sopra in nessun documento ufficiale.
Col. P. Campisi
Lettera
raccomandata
Da Attilio Romani, in viaggio, a Mariem Kriaa, Tunisi.
Roma
14 settembre 2005
Cara
Mariem, amore mio,
Tu mi leggi, io sono già partito per la mia nuova destinazione.
Non è segreta e posso dirtelo. Sto viaggiando verso l’Iraq,
a fare il mio lavoro nel contingente italiano di Nassirya.
Non ti ho potuto spiegare di persona, e so che mi capisci.
Per me non è facile lasciarti, ma sono un militare e devo convincermi
che è meglio così. Il periodo previsto è di un
solo anno, ma è sempre possibile che qualche decisione politica
possa abbreviare il periodo e permettermi di rientrare prima, in un’altra
destinazione più adatta per noi.
Se svolgo bene il mio compito potrò maturare uno stato di servizio
che mi permetterà di chiedere una sede in Italia, o in qualche
altro posto dove potremo stare insieme.
Un anno non è lungo, noi potremo scriverci liberamente, almeno
per i primi tempi non potrò telefonarti o mandarti messaggi per
mail, ma posso pensarti durante la tua giornata e sognarti quando dormo.
Con la differenza di fuso orario sarò sveglio quando a Tunisi
è notte, e pensare a te sarà come guardarti dormire e
vegliare sulla tranquillità del tuo sonno.
Stai serena a scuola, fidati degli amici che ci vogliono bene, che sono
stati discreti con noi in questi mesi. Io ti affido a loro, e te li
affido.
Quando avrò conosciuto i miei superiori comincerò a lavorare
per farti concedere il visto per l’Italia, in modo da poterci
incontrare quando rientrerò in licenza.
Farò di tutto per meritarla presto.
Accarezzo i tuoi capelli, bacio i tuoi occhi, ti chiamo Madonna, buona
bella e palestinese come te. Come te Maria, come te amata.
Pensami forte, amami più che puoi.
Attilio
Lettera
raccomandata indirizzata a un civile iracheno di nome ininfluente
Da Mariem Kriaa, Tunisi, a Khaled Kriaa detto Abu Jihad Essabri, Nassiriya,
Iraq
Tunisi 18 settembre
2005
In nome di Dio l’onnipotente
e misericordioso
Amatissimo
fratello Khaled,
Rompo il silenzio che ci siamo imposti, ti prego di non odiarmi, di
comprendermi nel nome dei nostri genitori che non ci sono più,
nel ricordo della nostra sofferenza comune.
Io non dimentico il nostro passato, la tua fede e i miei obblighi verso
tutti noi, ma sono la speranza e il sentimento a spingermi verso di
te come alla parte segreta di me stessa.
La mia è una confessione, non una supplica. Non chiedo nulla,
non ne ho il coraggio, affido il mio cuore alla carta, a te se la leggerai.
Una persona verrà, se Dio vuole, in Iraq, a Nassiriya. Ha l’uniforme
dei carabinieri italiani, è stato obbligato dai suoi superiori.
Non è un nostro nemico, non cerca la morte anche se non ne ha
paura.
Non oso ammettere che desidero la sua vita, il suo ritorno.
Il destino di tutti noi è nelle mani di Dio, e sta scritto che
il mio destino sia legato al tuo per l’affetto che ci lega.
Forse sta scritto anche che il nostro affetto possa ricadere su qualcun
altro, e riscattare l’odio altrui che è sempre ricaduto
su di noi.
Se Dio vorrà.
La tua devota sorella Mariem
Messaggio
recapitato a mano da uno studente dell’Università Ezzeytuna
a Tunisi.
Da Khaled Kriaa detto Abu Jihad Essabri, Nassiriya, a Mariem Kriaa,
Tunisi, Scuola Italiana.
14 Dulhaja 1427
dell’egira (18 Gennaio 2006)
Nel nome di Dio,
l’Onnipotente, il Misericordioso.
Sorella Mariem,
Il decimo giorno del mese di Muharram cadrà la ricorrenza dell’Ashura.
Noi piangiamo la morte di Hussein per mano di Yassin e la violenza che
ha portato i fratelli a odiare i fratelli. Tutta la nazione araba commemora
questo lutto inestinguibile e ti ricordo i doveri che ne conseguono.
Per te, come per tutti quelli che sono nella tua mente, o nel tuo cuore,
se è ancora puro.
In questo giorno sacro porterai le offerte alla moschea, come se le
servissi ai poveri in attesa davanti alle tombe dei nostri genitori.
Poi, farai ogni sforzo, dedicherai tutta te stessa ad allontanare i
non credenti dalle nostre azioni, dal nostro cospetto, dai nostri riti,
da qualsiasi contatto con noi nel periodo santo dell’Ashura.
Quando sarai sicura che nessuno turberà il nostro dolore, che
non ci sarà intrusione nella nostra volontà, quando sarai
legata da questo giuramento che t’impongo, io sarò libero
dal mio, che sarà sciolto.
Non sarò costretto a protrarre la mia vita per proteggerti, per
proteggere la tua con tutti i sentimenti che porti in cuore.
Dio è grande
Lettera raccomandata
espresso indirizzata alla Base Italiana a Nassiriya, e vagliata dall’ufficiale
dei Servizi Segreti addetto al controllo al ce?????ntro logistico di
Roma.
Da Mariem Kriaa all’appuntato Attilio Romani, base Italiana a
Nassiriya, Iraq.
Tunisi 18 gennaio
2005
Carissimo Attilio,
mio amore,
Devi fare ciò che ti dico. Non parteciperai a missioni o incontri
con Iracheni nel periodo dell’Ashura. So che sei un militare ma
fa in modo da evitare contatti con tutti, in quel giorno. Ci saranno
disordini, attentati e morte e sangue, più degli altri giorni.
Gli sciiti piangono Hussein, i sunniti Yassin, nella nostra storia c’è
molto dolore, non possiamo soffrirne in eterno, non possiamo far soffrire
gli altri del nostro dolore.
Io stessa penso che il nostro dolore possa nuocere anche a te, che abbia
provocato il tuo.
Da quello che vedo alle televisioni arabe e dal poco che mi scrivi,
capisco che state collaborando per la liberazione degli ostaggi francesi.
I militari francesi non sono in Iraq, tu parli il francese e capisci
un poco l’arabo, te l’ho insegnato io. Posso capire quello
che ti hanno ordinato di fare.
Giurami che non uscirai in quel giorno, datti malato, spiegalo al tuo
comandante, lui capirà. Fallo per me, fallo per noi.
Rispondimi che hai capito, in qualunque modo tu potrai farlo.
La mia vita è la tua.
Non mi lasciare in pena, fai come ti ho detto.
Mariem
Messaggio classificato
segreto
Dal Comandante Base Italia Colonnello Corpo Carabinieri Giorgio Gandus
Nassiriya, Iraq All’addetto Militare, Colonnello Corpo Carabinieri
Paride Campisi
Ambasciata d’Italia
Nassiriya 20 febbraio
2006
Caro Campisi,
Mi duole informarti che ho disposto il rientro in patria del Carabiniere
Attilio Romani, trasferito da codesta Ambasciata il 15 settembre dello
scorso anno. Inoltre, ti pregherei di procedere a una inchiesta interna,
prima che la richiesta d’indagine venga rivolta dal responsabile
dei Servizi, qui a Nassiriya.
Anticipo i fatti che non sono verbalizzati, per mia decisione, su nessun
documento ufficiale.
Il Romani, dimostratosi elemento valido e volenteroso sin dall’arrivo
alla base, era stato comandato dai suoi superiori, oltre ai servizi
di pattugliamento e prevenzione, a missioni in borghese, di scorta agli
ufficiali dei Servizi, e di socializzazione con le autorità locali
politiche e religiose nella regione da noi presidiata. La sua comprensione,
seppur elementare della lingua araba, aveva facilitato l’inserimento
e l’acquisizione di una relativa fiducia. Nello scorso gennaio
avevo disposto che facesse parte di un gruppo operativo destinato a
stabilire contatti che potessero permettere la liberazione di civili
francesi, rapiti e detenuti in luogo ignoto.
Il primo appuntamento con un mediatore era stato stabilito la vigilia
dell’Ashura, nel Suk el Giumaa, il mercato principale, con la
copertura di una fornitore di vettovaglie, per concordare luoghi e modalità
del rilascio, ventilato per il giorno successivo, al fine di approfittare
della confusione prevista per la commemorazione della giornata di lutto
religioso per la comunità sciita.
All’interno del mercato i nostri tre uomini sono stati avvicinati
da un civile iracheno che ha sussurrato al loro indirizzo: “Vai
a casa, italiano! Con te non parlerà nessuno”.
Naturalmente la missione è stata sospesa, il gruppo è
stato ritirato dal piano concertato con gli alleati, e l’operazione
del giorno dell’Ashura ha avuto la tragica conclusione che ben
sai.
Le nostre informazioni indicano un palestinese infiltrato di nome Abu
Jihad Essabri come comandante dei rivoltosi.
Siamo stati costretti a fronteggiare aggressioni popolari alla nostra
base, abbiamo lanciato interventi d’interdizione cui il Romani
non è stato comandato a partecipare.
La posizione del Romani è compromessa e aggravata dal rapporto
dei Servizi di censura, secondo i quali sarebbe stato avvertito in anticipo
delle reazioni delle milizie arabe infiltrate in Iraq.
Ho necessità di conoscere la natura del suo coinvolgimento, l’origine
delle sue fonti d’informazione, la possibilità che ci siano
stati altri scambi di notizie finalizzate al nostro danno.
Lascio alla tua discrezione ciò che è da riferire a Sua
Eccellenza, ciò che resterà nei fascicoli dell’Arma.
Ti prego di riferirmi ogni azione che vorrai intraprendere per chiarire
appieno questo caso increscioso ed eliminare ogni connivenza, se esiste,
a Nassiriya così come a Tunisi.
Col. G.Gandus
Lettera raccomandata
da Mariem Kriaa al Professore Luigi Larocca, preside della Scuola Italiana,
Tunisi.
Tunisi 10 Marzo
2006
Gentile Professore,
Sono costretta a lasciare la scuola, i miei allievi, i miei amici, voi
professori.
La famiglia presso cui abito ha deciso di trasferirmi in Giordania,
presso il consolato, dove insegnerò lingue straniere ai tunisini
residenti.
Forse sta scritto che il popolo palestinese non debba mai trovare pace
né una patria, e che dovrà portare con sé questa
maledizione, dovunque andrà. Mai ho ricevuto del male a Tunisi
né dai miei amici, non ne porto con me.
Con me porto la speranza di trovare una casa, la mia pace.
La mia mente la troverà insegnando la lingua italiana, il mio
cuore si era illuso, ma continuerà a cercarla.
Se il cielo vorrà.
Mariem Kriaa
Alessandro
Falco