SINTONIZZAZIONE FINE

Adele si sveglia, un bruciore allo stomaco e una gran bella voglia di morire. Non c’é buio né troppa luce é una penombra di quelle che ti cullano il sonno. Si guarda intorno per vedere se trova nella stanza rosa un buon motivo per alzarsi e cominciare la giornata. Niente, niente che valga la pena, neanche un gancio un appiglio a cui aggrappare la sua debole speranza di farcela. Alle pareti, solo un pallido colore confetto e due quadri di fiori secchi, sulla poltrona solo avanzi di vestiti smessi che non hanno trovato la rotta dell’armadio. Dalla finestra filtra luce solare. Adele si gira, per schivare un raggio di sole invadente, sul comodino c’é ancora il foglio scribacchiato a penna da lei la sera prima.

al ritmo mesto delle stazioni radiofoniche
la giornata scorre via in rivoli di fogna e lavatura
il risciacquo dei piatti gorgheggia
tra gli avanzi di cene consumate davanti al muro fluorescente della televisione
dalle camere affrante drappeggi di muffe
e solfeggi di tarme piovono a frotte
a divorare il nulla
di quelle ore stanche
stanche
si
ore stanche morte
lentamente
piccole nuvole dense si spandono per le sale bianche
in pecorelle di fumo condensato
ma senza pioggia
cosicché il secco umore della casa e costretto a vagare
di porta in porta
senza via d’uscita
ogni spiraglio o crepa
viene prontamente occupato da affannosi andirivieni di vermi
e formiche e ragni e millepiedi
popolazione invisibile della casa in stato di fatiscente decomposizione
sui muri esterni umori liquidi raccolti nelle canalette
corrono ai ripari
verso il salvifico rifugio di un tombino aperto
fluidi corposi si portano appresso le incrostazioni
pietosamente
strappate alla calce lungo il cammino
improvvisamente
le pareti si gonfiano
i mobili scricchiolano
le suppellettili ballano un ballo di tarantolati
e gli infissi
gli infissi di schianto
cedono
é vero
all’incessante frenesia del pavimento
e tonfi sordi
e gangli che saltano

libere da morsi finalmente
porte e finestre gaie si concedono stremate
a sobbalzi
un’esplosione di gioia pervade la casa
un orgasmo di cemento e legno
e vetro e mattoni
e ceramica
un unico
irripetibile istante di vitalità
dura poco é vero
é breve
e di repente
i detriti si abbattano al suolo
irrimediabilmente immobili
per sempre inerti
la vita a volte…
…é questione di un attimo

Adele appallottola il foglio e lo butta via con fastidio. Il sole sempre più invadente le da sui nervi. No! Non un’altra bella giornata anche a Natale quando ci dovrebbe essere il freddo e la pioggia e i temporali. I temporali! Un sogno nascosto, tante volte sente rombare un tuono in lontananza e si prepara all’attesa della pioggia liberatoria e invece niente, i temporali scansano, evitano, deviano, il cielo resta asciutto, la terra secca come nella arsura estiva, e lei rimane delusa senza scrosciare d’acqua alla finestra. Le piace quel rumore, passerebbe la vita a ripararsi dalla pioggia sotto ombrelli squassati dal vento, a indossare cappucci di giacconi imbottiti, a pestare rigagnoli con stivali pesanti. C’era persino stato un giorno, non molto tempo fa, in cui persa sul litorale ad accogliere la tempesta si era lasciata travolgere dall’acqua e dal vento.

Era un pomeriggio grigio d’autunno se lo ricordava bene…

Il suo sguardo in quel momento non era meno minaccioso e nero della densa nuvolosità che vedeva schierarsi all’orizzonte come un esercito in guerra. Entrambi promettevano guai. Tutto intorno solo boato di mare, pesci che scappavano muti e schianti di conchiglie sugli scogli. La pioggia sarebbe arrivata presto annunciata da schiamazzi di uccelli in fuga. Faceva freddo e si stringeva caparbiamente nel suo cappotto azzurro che ancora offriva un modesto riparo dalle sciabolate di tramontana che la colpivano di fianco. Sentiva il vento arrivare su affilate punte di lama attraverso le fitte trame della lana extra vergine, della seta blu, della pelle bianca, fino a raggiungere le ossa con un tocco di freddo metallo. Raggomitolata sulla spiaggia, con le gambe raccolte al petto in attesa che la sabbia le restituisse parte del calore che il suo corpo disperdeva sempre più rapidamente, malediceva ad alta voce il momento in cui aveva deciso di restare. Malediceva la sua ostinazione che le impediva di andare via, ritornare a casa al sicuro. Ma sarebbe poi stata veramente al sicuro?O non sarebbe stato piuttosto meglio scontrarsi col temporale ? Affrontare lampi e tuoni con ferma determinazione avrebbe risarcito il suo orgoglio dalle offese ricevute. Si convinse che uno scontro leale era quello di cui aveva bisogno. E questo pensiero le diede il conforto necessario per reggere alla vista del plotone di nuvole che avanzava compatto e, senza perdere densità, occupava rapidamente tutta la superficie di cielo disponibile. Doveva esserci una qualche regia occulta, qualcuno che dava direttive precise in merito ad un’abile strategia militare, accurata al punto che non appena il cielo fu oscurato completamente un fulmine si schiantò sull’acqua proprio davanti a lei a rivendicare una minacciosa supremazia di potere. Ebbe paura, le sfuggì un urlo di sorpresa alla vista di quella scarica violenta che doveva avere provocato non poche vittime sotto la superficie del mare e vivo allarme tra i superstiti. Si tappò le orecchie per non sentire il fragore che avrebbe fatto piazza pulita degli avanzi del suo coraggio. Ancora non si era vista neanche una goccia di pioggia, ma non era li per farsi intimidire da una carica asciutta, dal semplice urlo d’attacco di un’armata bellicosa. Era lì per il temporale e la pioggia non avrebbe tardato ad accettare la sua sfida…

Non aveva dovuto aspettare a lungo quella volta infatti, con un clamoroso scrosciare d’acqua, il cielo le aveva lanciato un ultimo decisivo attacco. Era rimasta inerme sulla spiaggia ad assorbire l’acqua e il vento fino a dentro le ossa. La pioggia aveva sciolto parte della tensione che le era cresciuta dentro e intorno, aveva liquefatto gli umori tesi, purificato il suo malessere. Le raffiche di tramontana avevano disperso i pensieri condensati in una cappa fumosa che la opprimevano come un giorno grigio di nebbia.

Ma da allora non c’era più stato un temporale che potesse definirsi tale. Da allora era costretta a subire questa eterna primavera di sole e fiori che si aprono alla vita, sempre, in ogni stagione. Perché persino l’estate con la sua calura, non é parca di mimose spinose gialle e oleandri allegri. Ma cos’é questa smania di vita? Questa voglia di fiorire, di esserci, di lasciare un segno? Perché nascere, aggiungersi, mescolarsi? Dovrebbe forse cambiare frequenza? Trovare una sintonizzazione fine come aveva detto il tecnico mentre riparava la tv? Basterebbe un leggero assestamento d’antenna per essere anche lei felice in questa vigilia? Potrebbe con un piccolo colpo ben assestato ai suoi sensori recettivi trovare anche lei finalmente la voglia di vivere? Ma poi basta la voglia? O ci vuole la frenesia, come dice il telegiornale? La frenesia degli acquisti, la frenesia dei pranzi e delle cene, delle riunioni in famiglia e con gli amici. Forse basterebbe sintonizzarsi sulle onde medie, trovare un senso medio, una voglia media, una vita media. Non é questo che vogliono tutti?

Ecco c’é un segnale, una risposta, un fruscio, molta nebbia ma c’é un segnale debole.
Non é di queste piccole cose che é fatta la vita?
Si, si il segnale é più forte ora, più forte, ma non chiaro.
Partecipare, seguire il flusso, andare con la corrente, perché opporsi ?
Si, si vede qualcosa, ancora annebbiato però.
Perché resistere, non lasciarsi andare?
Ecco così, perfetto.
La sintonia é a posto ora, fanno 50 euro.
A lei.
Grazie.

Adele si alza. Sono le undici, ha ancora un giorno di tempo, manderà sei messaggi di auguri, uscirà a comprare due libri, una cravatta e un panettone. Nel pomeriggio metterà qualche luce colorata alla finestra e una candela rossa sul tavolo rotondo. La sera guarderà la tv finalmente ben sintonizzata sui canali dove la gente é più felice. Domani accetterà un invito per la cena e dopo la mezzanotte scambierà sorrisi e regali.

Forse ce l’ha fatta anche lei.

Anche oggi.
Anche senza pioggia.
Anche questo Natale.

Mariarosa Panepinto

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