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"Signora
Spencer, le ho portato il caffè!" trillò Milly
davanti al cancello
"Milly mia cara, entra!" rispose la vecchia dai capelli
bianchi raccolti in uno chignon morbido e soffice come candida
lana. Le fece cenno di entrare alzando la mano inguantata che
serrava le cesoie mentre l'altra tratteneva il gambo di una rosa
scarlatta.
"Come stanno i fiori? E le peonie?" chiese allegramente
Milly.
"Fiorite! Sono un amore, sembrano rubini..."
La signora Spencer appassionata di fiori, li trattava come figli,
gli parlava e vezzeggiava a dismisura.
Amava trascorrere molta parte del suo tempo nel giardino grande
come un fazzoletto.
Una fitta e bassa siepe racchiudeva quei preziosi gioielli. Due
colonne bianche sostenevano l'arabesco cancello che si ergeva
come un direttore d'orchestra, fiero nel suo smoking nero e felice
di trovarsi fra le due ali di giardino.
Le diverse piante e fiori erano disposti in ordine crescente.
Come tanti orchestrali orgogliosi dei loro strumenti, liberavano
nell'aria una musica dolcissima... note pizzicate uscivano dai
profumatissimi garofani, più morbide dalle dalie nane,
fluenti dalle roselline selvatiche...
Suoni vellutati scaturivano dalle bianche margherite, profondi
dalle peonie scarlatte... note romantiche fluivano dai candidi
gigli, ardenti dalle stupende rose ad alberello.
Tutto era tenuto con ordine e amorevole cura.
La vecchia casa fatta di sassi e aggiustata alla meglio sembrava
uscita da una cartolina di antica data. Si ergeva sola sulla collina
immersa nel verde di alte querce e betulle.
Le persiane verdi a braccia spalancate offrivano meravigliosi
vasi di gerani grondanti di fiori, contenti di rallegrare gli
antichi muri. Le piccole finestre sbirciavano impettite nei loro
vestiti di pizzo mentre sul tetto bianchi piccioni sostavano curiosi
prima di riprendere il loro peregrinare.
Gli abitanti del paese più volte avevano cercato di convincere
la vecchia signora Spencer a trasferirsi a valle, ma la risposta
elegante e decisa era stata sempre negativa.
Viveva sola, in compagnia dei suoi ricordi, dei suoi due gatti
e lì voleva morire.
"Milly, cara! da tempo desidero farti un regalo aspettami
qui l'ho già preparato, so che domani parti, vado a prenderlo."
Così dicendo appoggiò le cesoie sulla colonnina
a fianco della siepe, si tolse i guanti da giardinaggio, li depose
dentro al cesto insieme alle rose recise, prese il caffè
dalle mani di Milly e a passo lento si diresse verso la porta
pitturata di verde smeraldo sparendo all'interno.
Milly stupita e meravigliata non riuscì a proferire parola,
rimase a bocca aperta intrecciando le mani e pensierosa guardò
ancora una volta quei delicati fiori.
A tratti il vento le portava il profumo di due gigli appena sbocciati.
L'animo pieno d'attesa e di curiosità, chissà cosa
aveva in mente la vecchia signora Spencer... un regalo per lei?
Poco dopo la vide apparire sulla porta con il sorriso sulle labbra,
lo sguardo dolcissimo, fra le mani un quaderno blu.
"Mia cara, desidero tu abbia questo scritto, te ne faccio
dono, so che è in buone mani"
"Grazie signora Spencer lo terrò con cura e lo leggerò
con passione."
Sulla copertina, spiccava l'immagine di un pierrot dagli occhi
stupendi, dolci e tristi, una lacrima di cristallo faceva capolino
e sembrava scendere. Fra le dita, un bocciolo di rosa.
Lo aprì e fece scorrere le pagine, erano scritte in bella
calligrafia, chiara e resa calda dal tratto della stilografica.
Milly abbracciò la Signora Spencer. Un leggero e buon profumo
di lavanda la investì piacevolmente
"Milly è tardi, devo tornare alle mie rose, vai cara,
ci vedremo quando tornerai il prossimo anno" disse schiarendosi
la voce.
Di colpo era cambiata, la vide girarsi e rimettersi lentamente
i guanti.
"Arrivederci signora Spencer è stato un piacere farle
la spesa, il prossimo anno tornerò e ci rivedremo.
"Sì Milly ci rivedremo" aggiunse dandole una
dolce occhiata poi, girandosi, si immerse nei fiori
Milly strinse
a sé il quaderno felice del dono ricevuto e allo stesso
tempo dispiaciuta di dover partire l'indomani e di non vedere
più la signora Spencer e i suoi gatti... a proposito...dove
erano?
Proprio lei anni prima aveva scelto il loro nome, scegliendolo
dal suo cartone preferito. Li amava teneramente e ogni volta
che doveva tornare in città le dispiaceva moltissimo
lasciarli.
"Signora Spencer non posso andarmene senza aver salutato
Duchessa e Romeo! Non li vedo..."
"Sono in casa a far le fusa, aspetta li chiamo... Duchessa!
Romeo!"
A quel richiamo come per incanto dalla porta apparve Duchessa
una splendida gatta dal pelo lungo e bianco come panna. Avanzava
con passo indolente e portamento regale muovendo la coda. Un
muso dolcissimo, lo sguardo calmo e penetrante.
Dietro lei ecco spuntare Romeo, stupendo nel suo manto fulvo,
a pelo corto lucidissimo. Le orecchie dritte, lo sguardo vispo
e acuto. Nel suo incedere vivace e giocherellone, disegnava
semicerchi galanti attorno a Duchessa accompagnandola vicino
alla signora Spencer.
Fermi, vicino alla padrona, la guardarono e iniziarono una danza
affettuosa alternandosi nello strisciare il muso e il corpo
alle gambe della vecchia signora.
"Duchessa, Romeo, Milly parte e vi saluta, lasciatevi accarezzare"
Milly si avvicinò prima alla gatta che ferma la guardava
come avesse compreso rispondendo alle carezze con un miagolio,
poi fu la volta di Romeo che alla carezza di Milly rispose alzando
la testa e stirandosi tutto.
"Duchessa, Romeo come mi spiace lasciarvi! Siete due gatti
bellissimi, ma tornerò e ci rivedremo, ne sono sicura!"disse
Milly abbracciando quell'ammasso caldo e morbido mentre un nodo
le saliva in gola.
"Saremo qui ad aspettarti mia cara ..." sussurrò
la signora Spencer.
Milly si alzò, fece un cenno di saluto, un ultimo sguardo,
poi a malincuore si incamminò verso il sentiero che l'avrebbe
riportata al paese.
Sentì la signora Spencer fare un sospiro, capì
che si era commossa.
Milly si voltò indietro, la vide ricurva su quei batuffoli,
una immagine bellissima che si stagliava in mezzo ai fiori,
al verde e al cielo d'un azzurro intenso. Fermò quell'istante
per portarlo nel cuore. Con l'animo pesante strinse ancor di
più il quaderno e iniziò la discesa del sentiero...

Soltanto
alcuni giorni dopo Milly stesa sul letto nel silenzio della sera,
lontana da occhi indiscreti, poté aprire la copertina blu
del grosso quaderno. Timorosa ed emozionata, le sembrò
di aprire uno scrigno... con il cuore che le batteva fortissimo,
iniziò a leggere....
"Mio piccolo tesoro, vieni qui non essere triste, questa
sera ti racconterò una storia bellissima! Appoggia la tua
testolina sul mio petto... sì, porta anche il tuo orsacchiotto
così ascolta anche lui... allora ti racconterò di
quella volta quando dovetti andare a ...
Era
il mese di luglio. Una giornata veramente afosa. Quasi mezzogiorno.
La tavola era apparecchiata e un buon profumo di sugo di pomodoro,
nell'aria. Le tagliatelle erano in un angolo del tavolo in attesa
di tuffarsi nella pentola che borbottava impaziente.
Aspettavamo tornasse mio padre dai campi. Il rumore del motore
cingolato annunciò il suo arrivo. Era sempre puntuale per
il pranzo, a mezzogiorno, il suo stomaco non sbagliava mai. Mi
sono sempre chiesta come facesse!
Lo sentimmo salire stancamente gli scalini della scala esterna,
sbattere il cappello di paglia alla ringhiera e lo vedemmo comparire
sulla soglia impolverato e accaldato.
Sulla camicia e sui pantaloni polvere, foglie d'erba e pagliuzze
secche.
"E' pronto?" chiese con voce stanca guardando in giro.
Il suo sguardo si posò sulle tagliatelle, un guizzo di
piacere gli attraversò lo sguardo.
Si diresse verso il lavandino dopo aver preso un bicchiere, lo
riempì d'acqua e bevve
"Non si beve! È troppo calda! - mi guardò e
comandò - vai a prenderla fresca!"
Non ne avevo voglia per niente di andare alla fonte a prendere
acqua fresca, guardai verso mia madre, sperando mi annullasse
quell'ordine, ma ella non si voltò.
Presi a malincuore il bottiglione, e uscii.
Madonna che caldo! Sembrava entrassi in un forno!
Scesi gli scalini e lentamente percorsi la breve salita acciottolata
fino ad arrivare sulla strada asfaltata.
Cercai di camminare sul ciglio, dove iniziava l'erba. L'asfalto
era caldo e ne sentivo il calore attraverso i sandali leggeri.
Attorno a me campi dorati impreziositi da gocce di rubini.
Dopo circa venti metri a sinistra nascosto tra il verde, il piccolo
sentiero in discesa, portava alla fonte.
Mi accolsero tante piante verdi. Ad ogni passo l'ombra mi tendeva
le sua braccia coprendomi con amore. Che sollievo! La testa mi
bruciava e ora, ne avvertivo un sollievo stupendo! Che fresco!
Mi avvicinai alla fonte, la vegetazione era rigogliosa, viva,
brillante.
I rovi pieni di more, si intrecciavano fitti aggrappandosi al
tronco degli alberi i quali incuranti dei loro artigli estendevano
rami vigorosi verso il cielo mentre quelli più bassi coprivano
metà del sentiero.
Foglie basse e larghissime di un verde tenue uscivano dalla terra
umida fra i sassi bagnati. Sembravano di vetro. Si allargavano
croccanti e fresche a ciuffi sullo stelo corto e tondo. Il verde
di diverse tonalità sembrava un quadro. Pennellate tenui
e cupe macchiate qua e là da fiorellini viola.
Piccole gemme sbucavano timorose aprendo gli occhi su quella freschezza.
Il gorgoglio dell'acqua rompeva il silenzio. Parlottava fra sé
emettendo suoni armonici, dolci, limpidi, un soliloquio continuo,
un canto mesto eppur travolgente, vivo, palpitante, cristallino.
Un angolo fuori dal mondo, un ritaglio di giardino fatato. Mi
sentivo immersa in una fiaba. Non mi sarei stupita se le bianche
farfalle si fossero tramutate in piccole fate dalle ali trasparenti
e se dai cerchi dell'acqua avesse preso forma un fiore di cristallo
danzante, felice nei suoi contorni eterei.
Osservavo incantata, lasciandomi trasportare dalla fantasia mentre
un'emozione leggera, mi avvolgeva e mi stupiva come fosse la prima
volta.
Dinanzi a me, nascosto tra il fitto fogliame, un tubo usciva dalla
terra e un getto d'acqua sgorgava impetuoso riversandosi nella
vasca rettangolare di cemento.
La vasca era piena, e l'acqua usciva dai bordi rivestendola di
luce. Le pareti interne ricoperte di muschio regalavano in superficie
riflessi e un gioco di colori bellissimi, mentre nascondevano
allo sguardo il misterioso fondale.
Alcune foglie cadute galleggiavano spingendosi le une alle altre
restie a lasciare lo specchio d'acqua.
Un profumo d'erba bagnata, terra umida, menta, mi arrivava alle
narici donandomi una sensazione meravigliosa. Quanto avrei voluto
sedermi e rimanere a osservare quell'incanto!...
Il terreno impastato e i sassi umidi e sporchi, mi trattennero.
Appoggiai il bottiglione sul sasso e libera, immersi le mani nell'acqua.
Le ritrassi immediatamente... troppo fredda!
Allora le passai velocemente sotto il getto d'acqua e spruzzai
le foglie, le more, i rami, sorridendo.
Ero felice.
Stupenda emozione di libertà, freschezza sublime, gioia
semplice e genuina! Vita nell'acqua prorompente, giocherellona,
inondante d'amore.
Strappai alcune piccolissime foglie, di un verde pallido e le
lasciai cadere dall'alto sulla superficie d'acqua. Osservai il
loro dondolarsi, galleggiare, muoversi adagio, sospinte ai bordi
dal piccolo gorgo sotterraneo.
Il ronzio di un moscone interruppe il mio gioco riportandomi alla
realtà. Sbuffando afferrai il bottiglione, lo misi sotto
il getto d'acqua faticando a tenere la mano. Cambiai più
volte la presa, perché l'acqua era ghiacciata.
Man mano che il bottiglione si riempiva, calava all'interno della
vasca. Mi sforzavo a sostenerlo anche per la scomoda posizione
in cui mi trovavo. Dovevo stare in equilibrio sul sasso viscido
e cercare di non avvicinarmi al bordo della vasca dove l'acqua
fuoriusciva silenziosa.
Quando fu pieno lo estrassi e lo misi accanto ai piedi. La mano
era rigida e fredda. Scrollai le dita e le massaggiai.
Che bello trovarsi in quella perla verde, fresca, melodiosa, da
favola. Avevo dimenticato anche i crampi della fame. Sarei rimasta
ore, ma il volto serio di mio padre apparve nella mente e mi mise
fretta di ritornare.
Volli passare ancora una volta lo sguardo su ogni ramo, sulle
foglie, sulla vasca, all'acqua, sui sassi. Le mie foglioline erano
a terra lambite da un rigagnolo che se ne andava silente tuffandosi
nel bosco.
A malincuore presi il bottiglione e risalii adagio il sentiero.
Prima di immergermi nel sole, voltai lo sguardo alle verdi fronde
che nascondevano quello smeraldo incastonato nell'oro.
Dopo alcuni passi, quell'oro mi piombò addosso con tutto
il suo calore. Continuai a camminare sul ciglio della strada cercando
l'erba, l'asfalto era rovente.
Le dita della mano che sostenevano il bottiglione erano fredde
e bianche. Cambiai mano.
Il bottiglione sotto il sole si appannò e si mise a sudare.
Piccole gocce iniziarono a scorrere sul vetro creando ghirigori.
A causa della mia andatura, le goccioline scendevano scomposte
disegnando un ricamo sul vetro spesso e verdognolo.
Lasciai la strada asfaltata e scesi la breve discesa acciottolata.
Il bottiglione vacillava fra le mie mani stanco di trovarsi sotto
il sole e della mia andatura traballante causata dai sassi sotto
i sandali leggeri.
Il mio stomaco brontolò facendo sentire la sua presenza.
Salii fiaccamente gli scalini, le dita della mano mi facevano
male.
Ero arrivata!
Finalmente posai il bottiglione sul tavolo. Immediatamente mio
padre si versò l'acqua nel bicchiere, bevve avidamente
ed esclamò
"Questa sì che è fresca!"
Sospirando, mi lasciai cadere sulla sedia, stanca, affamata, ma
felice. Negli occhi la bellezza di un quadro verde, nelle nari
il profumo di menta, nelle orecchie il gorgoglio dell'acqua, nella
mente figure di fate e fiori trasparenti.
Un angolo meraviglioso, fresco, invitante, verde, unico, un piccolo
gioiello che mi aveva regalato un momento di serenità...
"Tesoro caro, basta poco per essere sereni, è sufficiente
lasciarsi trasportare dalle nostre emozioni e dalla fantasia.
Ora chiudi gli occhi amore mio, sogna anche tu un posto incantato,
domani ti racconterò un'altra bellissima storia...ti parlerò
di bambole... bambole speciali!" ...
Milly era tentata di continuare la lettura, la incuriosiva molto
la nuova storia, ma le palpebre pesanti e l'ora tarda la fecero
desistere. Con un sospiro chiuse il quaderno blu. Pensò
alla signora Spencer. Il suo dono le avrebbe tenuto compagnia
per tante sere. Un sorriso nacque sulle labbra acerbe. Strinse
al cuore il quaderno mentre il pensiero volò alla casa
sulla collina, ai gatti, al giardino, ai gerani, ai piccioni.
Nascose il quaderno sotto il cuscino, spense la luce e con dolcezza
mormorò... "notte signora Spencer... a domani sera..."
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