Maurizio Pupi Bracali
Nudo
E' successo nel bel mezzo della notte. Stavo dormendo.
Forse stavo sognando ma non posso dirlo per certo, poiché si sa, che i sogni violati da un brusco e repentino risveglio, svaniscono impalpabili svuotando la labile memoria che li ha contenuti in quei pochi secondi d'immagine sfuggente.
Ho sentito uno scrollone. Forte. Un energico strattonamento al mio corpo addormentato. Una grossa mano invisibile che mi scuoteva un braccio con forza per indurmi a un risveglio immediato, lucido e veloce.
Non sentivo uno scrollone così dai tempi del servizio militare, quando dopo il clangore della tromba registrata che usciva dagli altoparlanti sospesi nell'angolo della camerata tra il soffitto e due nude pareti, indugiavo ancora in un sonno leggero e inteporito finché un caporale immotivatamente sadico scuoteva imprecando con violenza e malcelata cattiveria le mie membra inerti.
Così mi sono svegliato bruscamente nel bel mezzo della notte dopo quello scrollone con la penosa e immensa fatica di sollevare le palpebre pesanti per scrutare nel buio della notte.
Li ho aperti infine gli occhi, ma non ho visto nulla.
Non lo vedevo però sapevo che era lì.
Era nella mia stanza, proprio accanto al mio letto. Ne avvertivo nell'aria la presenza anche senza vederlo, anche senza toccarlo. Una presenza certa, una presenza forte, che mi stava accanto, che mi stava addosso.
"Dove sei nascosto?". Ho domandato ad alta voce nel buio, rivolgendomi a mobili scuri e silenziosi come i folli che parlano da soli.
Silenzio.
Il ticchettio monotono della sveglia sopra il comodino ingigantito da tutto quel silenzio.
Sfido chiunque venga svegliato nel mezzo della notte da una presenza inquieta e fantasmatica che aleggia nel buio di una stanza a non vivere il terrore di quei momenti tragici: i sudori freddi, le mani gelate, il nodo in gola dello spavento e della paura dell'ignoto.
Sfido chiunque e vincerei la sfida, poiché davvero, stranamente, non provavo la minima paura. Non ero affatto spaventato. Benché ormai sapessi con certezza che era lì.
Vagava intorno a me da qualche parte, forse nascosto nel punto più oscuro della stanza, mi spiava e aspettava in silenzio le mie mosse. Non avevo paura della sua presenza come se inconsciamente lo aspettassi, come se io stesso l'avessi evocato nei miei sonni. Piuttosto ero curioso di capire come poteva essere, ansioso di scoprire che consistenza avesse, quale aspetto avrebbe infine rivelato.
Seduto ora sul letto scrutavo il buio cercando ancora di intravederne la presenza nei brevi momenti in cui l'esterna e trapelante luce cobaltica di un'insegna al neon balenava filtrando a tratti intermittenti tra le strisce della tapparella azzurrando mobili e pareti.
Scesi dal letto sentendolo ancora più vicino.
Camminai per la stanza facendomi seguire. Ora potevo davvero sentirlo accanto a me, ne avvertivo l'alito nell'aria, quasi un odore, la consistenza ineffabile che mi si strusciava addosso come un gatto invisibile e gigante. Una pressione leggera ma decisa contro la mia schiena che mi spingeva a uscire dalla stanza, un traino che mi attirava come un inesistente elastico verso un altro punto della casa, la presa per mano di una presenza ignota che mi accompagnava e che alla mia stretta non rivelava nulla di tangibile e concreto mentre afferravo il nulla, mentre stringevo l'aria.
Entrai in un'altra stanza senza accendere la luce e accesi invece il mio computer. Le pareti oscure balenarono dei colori prodotti dalle videate dell'accensione: arancione...... buio.... azzurro..... buio...... per poi fermarsi sulla lattiginosità di una pagina vergine di Word.
Cominciai a scrivere alla debole fonte di luce dello schermo.
La presenza aleggiava ancora accanto a me, ma a mano a mano che scrivevo quell'entità diminuiva la sua indefinibile sostanza.
Come una mummia che si sbriciola e si sfalda a contatto con l’aria, l'essere che mi stava accanto si dileguava lentamente in uno sbriciolio metodico, silenzioso e invisibile, squagliandosi e perdendosi nell'aria e nello spazio. Le mie dita battevano decise sopra i tasti e ciò che mi era stato accanto dal mio brusco risveglio fino a quel momento, si dissolveva, si disfaceva piano, inesorabilmente fino a scomparire.
Scrissi circa due ore e quando terminai stava già albeggiando.
Il mare immobile era ancora scuro, mentre i bagliori rossastri di un sole appena sorto sfregiavano il grigiore delle case della piazza.
Stanco tornai a letto cercando di riaddormentarmi, ma prima di dormire mi venne da pensare che il racconto, adesso prigioniero di un hard disk, era gracile e scarno; nudo, senza vestiti.
Non importa pensai, ormai è fatta: è mio prigioniero; ora è nelle mie mani. A nutrirlo, a rivestirlo degli abiti migliori ci penserò più tardi. Al prossimo risveglio.
Racconto risultato nella rosa dei vincitori ex aequo del secondo Concorso Letterario Fotografico di Cartman Edizioni “Sarebbebello” 2008 e pubblicato nel volume omonimo.