GRIDA
Le
cose gridano.
Gridano in tanti pezzi.
Io
mi tappo le orecchie forte forte quando lo fanno. Gridano e poi grida la
mamma. Poi ed anche prima.
Prima le cose volano.
Volano su papà. Volano da mamma e papà. Volano forte, così forte che se
prima di gridare sbattono su papà, papà grida. Grida forte, papà. Forte
contro tutti. Dice Madonna, Dio, Cristo, dice Porco, Puttana della,
Vaffanculo.
A
me mi dice di non dire parolacce. Ma lui le dice sempre ed io mi tappo
le orecchie perché mi spavento che Dio si arrabbia. Dio può tutto, così
mi hanno detto. E gli dico di non fargli niente, che papà è buono. Solo
grida sempre.
Fa
gridare anche la mamma. Grida la mamma con le cose in mano, quando le
cose volano, quando le cose gridano.
Ma
quando non ci sono le cose che partono, volano e gridano, la mamma non
grida. Invece papà sì. Chissà perché. Quando piango mi dice di non
piangere, che è il tono della sua voce.
Quando grido io con i miei amici, papà e mamma mi dicono di smettere,
che non sta bene. Però loro lo fanno. Forse si può gridare solo se non
ti vede nessuno. Non lo so. Io non li capisco. Mi dicono anche di non
fumare che fa male. Ma loro fumano.
Sanno di fumo le loro mani, quando volano su di me.
Leggera quella della mamma, forte quella di papà. Come le sigarette,
leggere la mamma, forti papà. Senza filtro per papà.
Cos’è il filtro?
Quando le mani volano su di me io non grido. Ma scappo e piango. Poi mi
chiedono scusa, dicono che hanno sbagliato, che non lo fanno più. La
mamma mi dice di dire sempre scusa, grazie e per favore. Per educazione,
dice.
Io
lo dico: “Per favore mi dai un bicchiere d’acqua?” lo dico al bar se ho
sete. Dico “Grazie”, prima di bere.
“Scusa”, se per sbaglio faccio male a un mio compagno o gli faccio
cadere le cose dal banco.
Sono colorate le cose del banco. Anche l’odore è colorato. Ci servono
per scrivere le lettere. a-e-i-o-u. Ma a me mi piace di più disegnare e
colorare. Coloro l’ape gialla, l’elefante grigio, l’imbuto azzurro,
l’oca bianca, l’uva rossa.
L’oca veramente non la coloro perché il foglio già è bianco, solo il
becco faccio giallo. La maestra ride quando gli faccio vedere i disegni,
perché non somigliano tanto a quelli appesi ai muri che servono per
imparare le vocali e allora mi dice che per riconoscerli ci devo mettere
accanto il nome. Io penso che lo fa apposta perché vuole che scrivo
tutte le lettere dell’alfabeto. Sono ventuno le lettere.
La
mamma mi aiuta a scriverle quando finisce di stirare e mi dice che se
faccio presto poi mi fa vedere i cartoni animati.
Goku è il mio preferito.
Papà mi porta le figurine di Goku quando torna la sera dal lavoro. Poi
le incolliamo insieme nell’album: è simpatico papà quando giochiamo con
le figurine. Me le porta sempre, ogni sera, anche se a volte le nasconde
e quando corro da lui a salutarlo mi dice: “Mi dispiace oggi non le ho
trovate”, io ormai non ci credo più, ma faccio finta di restarci male. E
infatti dopo un po’ me le fa trovare vicino l’album o in un angolino per
terra. Secondo me si diverte a vedermele cercare ed anche a incollarle
nell’album perché è allegro quando lo facciamo.
Cosa sono i coglioni?
Perché invece quando non è allegro dice a mamma “mi hai rotto i
coglioni” e la mamma dice che è lui un coglione.
Quando gli ho chiesto che significa, mi hanno detto di non dire questa
parola perché è una brutta parola. E che loro possono dirla perché sono
grandi. Allora ho pensato che forse il fumo da grande non fa male e loro
possono fumare per questo. Devo chiederglielo.
Invece gli ho chiesto se da grande la brutta parola posso dirla. Si sono
messi a ridere. Mi hanno detto di sì. Che da grande si può. Ed allora ho
chiesto a quanti anni si diventa grandi? E vecchi invece?
Mi
hanno detto diciotto e sessantacinque. Ho provato a contare, diciotto
viene presto, per sessantacinque invece ci vuole un sacco di tempo. Però
mi divertivo perché contavamo insieme e loro ridevano quando sbagliavo.
Fino a trenta so contare. Poi mi confondo. Trentatrè è difficile da
dire. A me mi sembra tanto trentatrè, ma loro dicono che ancora sei
giovane.
E
per morire quant’è l’età giusta?
Perchè il mio pesciolino rosso è morto dopo pochi giorni che me l’hanno
comprato. Galleggiava. A pancia su. Io gli mettevo il mangime ma lui non
lo guardava nemmeno. Ho chiamato la mamma per aiutarlo, ma lei ha detto
che era morto perché non gli avevamo cambiato l’acqua. Così la bolla di
vetro è rimasta vuota e il pesciolino è tornato a mare. La mamma ha
svuotato la bolla nel lavandino ed il pesciolino è stato risucchiato,
poi ha detto che deve tornare a mare a riposare. Ha detto che gli uomini
invece riposano sottoterra. Io gliel’ho chiesto la sera dove riposano
gli uomini, perché mentre svuotava la bolla non ce la facevo. Piangevo
per il pesce. Era rosso chiaro, non come il sangue di papà quando la
bolla si è rotta in un grido ed un pezzetto di vetro è finito sulla sua
faccia. La mamma è subito corsa in bagno a prendere il disinfettante.
Papà diceva cosa brutte a Dio, la mamma diceva “mi dispiace”, io dicevo
a Dio di non fare niente a papà.
Dio
a me non mi sente sempre. La mamma ha detto che è perché certe volte
sono monello. E che lui ascolta solo i bimbi buoni. Da quando me l’ha
detto faccio il bravo. Mangio tutta la pasta, faccio subito i compiti e
non piango più.
E
quando qui le cose gridano e volano, gli chiedo di fermarle e di farle
stare zitte. Glielo chiedo per favore, come ha detto la mamma, e gli
prometto che se lo fa, io farò il bravo per sempre.
Ma
ancora non lo fa.
Forse non mi crede. Perché sentire, dovrebbe sentire. Dio può tutto,
così mi hanno detto.
O
no?