VALENTINA
C'era
una volta una città dove la gente era sempre triste. Notabili
e mercanti, operai e maestri di scuola se ne andavano in giro sempre
con la testa bassa, il cappello ben calcato sopra la testa, le facce
truci, gli occhi pieni di risentimento.
I bambini, poi, litigavano senza pudore, li vedevi lanciarsi l'uno sull'altro
sferrando pugni, schiaffi, fino a strapparsi i capelli. I padri erano
indifferenti ai figli, i figli ai padri. Le mogli aspettavano i mariti
sui ballatoi delle case con le mani sui fianchi, in atteggiamento di
sfida. Nessuno insomma si voleva bene, e per le strade aleggiava odore
di tristezza e di morte. L'usanza di scambiarsi tenerezze venne completamente
cancellata, e chi mostrava attenzioni per l'altro veniva subito schernito:
"Debosciato! Insulso! Ma non ti vergogni?!" gli si diceva,
tanto che quello subito si nascondeva la faccia tra le mani, come se
avesse commesso un'infamia.
Quando in televisione trasmettevano film da piangere, nessuno piangeva.
Quando trasmettevano film da ridere, non rideva nessuno. Piangere ormai,
secondo l’opinione comune, era una vecchia abitudine senza motivo,
un guardare all’indietro, al passato, cosa che in una società
nuova, promettente e rivolta al futuro, non doveva esistere. E così
pure il ridere. Tirare i muscoli delle guance comportava, secondo gli
ultimi studi scientifici, una contrattura muscolare che procurava un
affaticamento di nessuna utilità individuale né sociale.
Il cabaret scomparve dai teatri e dai luoghi di intrattenimento, i film
comici non vennero più finanziati, rimasero solo quelli d’azione
e i polizieschi. Alle cene tra amici scomparve l’abitudine di
raccontare barzellette e storielle: si mangiava in silenzio o discorrendo
di cose serissime come il lavoro, le tasse, le guerre.
Poiché mancava dunque l'amore, la gente divenne triste senza
sapere il perché. I baci cominciarono a scarseggiare; all'inizio
vennero convenzionalmente mantenuti solo per le ricorrenze (Natale,
Pasqua, anniversari di matrimonio), poi diventarono sempre più
forzati, privi di slancio, finché ben presto non se ne videro
più nemmeno tra i fidanzatini del parco, e il governo li abolì
del tutto.
Fu così che la gente fu costretta ad andarli a comperare.
* * *
Negli
angoli del quartiere vecchio i gatti randagi rovistavano fra i bidoni
delle immondizie come se non mangiassero da secoli.
Girava un’aria di abbandono e di miseria, in quei vicoli. Mendicanti
si appoggiavano ai muri scrostati chiedendo l’elemosina, donne
grasse si affacciavano alle finestre ritirando panni e sculacciando
bimbi, schiamazzando e mostrando denti, calando cesti e facendo gesti
che è meglio non dire.
Valentina ci andava poco, da quelle parti, anche se le avevano detto
che erano posti che bisognava frequentare, quelli, se vuoi farti le
ossa.
Le sue compagne infatti ci andavano, stavano per ore sedute sul muretto
a fare le pavoncelle con certi ceffi dalle braccia tatuate che sembravano
appena usciti di prigione, e quando pettegolavano sull’una o sull’altra
dicevano sempre: ”Uccidila! Uccidila anche da parte mia, quella!”,
come se uccidere fosse ormai un gioco, una moda imparata nei film americani
e che faceva tanto ragazze moderne. Era un’epoca in cui l’omicidio
sembrava quasi diventato una moda: si uccideva nei film,si uccideva
nei videoclip, si uccideva persino nei libri, da sempre oasi di tranquillità.
Che necessità c’era di usare le armi?, pensava Valentina.
Le armi sono sempre esistite, è vero, così come sono sempre
esistite le guerre. Ma che bisogno c’era di usare la violenza
anche a scuola, tra amici, alle festicciole, in famiglia, sui campi
di calcio? I cavalieri del medioevo usavano la spada, è vero,
ma lo facevano per una nobile causa: l’onore, la cavalleria, la
difesa del re, della propria dama. Ma ora? Talvolta Valentina era convinta
che nonostante tante splendide civiltà passate, si fosse ritornati
all’età della pietra. Anche la musica lo testimoniava,
con quei ritmi preistorici, pedestri, sempre uguali.
Ogni volta che sentiva fare dalle amiche certi discorsi rimaneva sempre
molto interdetta. Si sentiva diversa da loro, ma per non sentirsi emarginata
si sforzava di ascoltare, di fare tutto quello che serviva per non essere
messa da parte.
Anche l’idea di ammazzare i propri genitori era diventata una
moda, in quegli anni. C’era persino una canzone che incitava i
ragazzi a farlo, e che andava a ruba nei negozi di dischi.
“Bisogna protestare, ribellarsi”, le spiegavano le compagne,
“e andare allo stadio a fare il tifo come i maschi, quelli duri,
col berretto da baseball, quelli che non si piegano davanti a nessuno.”
Il mondo, insomma, era diventato un gigantesco film western in cui si
girava con le pistole. Anche i telefonini appesi al cinturone lo testimoniavano,
e insieme a loro i nuovi cavalli tecnologici: le motociclette.
I bambini piccoli giocavano con certi pugnali di gomma trasparente imbrattati
di inchiostro rosso all’interno che facevano tanto film horror.
Erano tante, dunque, le cose che Valentina non capiva, in quella città.
(....
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Raffaele
Olivieri