Luca Scarcia 4° Liceo Scientifico Battaglini di Taranto
NERONE
E I CRISTIANI, IL CRISTIANESIMO E NERONE
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Saggio breve -
L’imperatore Nerone è inevitabilmente
legato alla storia del Cristianesimo: questi, infatti, viene ritenuto
il primo persecutore dei Cristiani. Il “rapporto” tra Nerone
e i Cristiani ha inizio nel 64 d.C. a causa dell’incendio che
sconvolse Roma.
Questo è ciò che ci ha tramandato lo storico Tacito. Inoltre,
altri letterati romani tra i quali Plinio, Svetonio, Dione Cassio non
esitarono ad addossare la colpa all’imperatore. Ma difficilmente
l’Enobarbo ha dato l’ordine di incendiare la capitale dell’impero,
visto che nell’incendio andarono distrutti edifici, monumenti,
opere d’arte e manoscritti, alcuni dei quali di sua proprietà.
D’altro canto, all’epoca dei fatti era opinione diffusa
che lo stesso imperatore fosse l’artefice dell’incendio.
Nerone, per allontanare queste dicerie che rischiavano di compromettere
il suo potere e la sua posizione nei confronti del popolo, riversò
la colpa sui Cristiani.
I Cristiani erano, infatti, l’obiettivo ideale su cui scatenare
la sua ira e consecutivamente quella del mondo pagano.
Il Cristianesimo era infatti disprezzato a Roma. Coloro i quali aderivano
alla nuova religione negavano i culti pagani con le varie implicazioni
politiche; non riconoscevano l’autorità dell’imperatore,
rappresentante del potere politico e, in virtù del pontificato
massimo, anche di quello religioso, e consecutivamente erano invisi
al popolo.
La tesi, secondo cui la prima persecuzione nei confronti dei Cristiani
ha la sua causa prima nell’incendio di Roma, è però
sostenuta solo da Tacito. Nessuno degli autori romani, infatti, associa
la persecuzione all’incendio. I vari agiografi cristiani non menzionano
mai, nei loro testi, l’accusa di aver provocato l’incendio:
a quest’ultimo non è nemmeno associato il martirio dei
due padri della Chiesa, Pietro e Paolo.
E’ possibile, dunque, che il testo di Tacito, il capitolo degli
Annales, sia stato modificato, vittima di qualche interpolazione.
Inoltre, gli storici più seri concordano sul fatto che l’incendio
non fu di natura dolosa, ma assolutamente fortuita (molti edifici, infatti,
erano costruiti in legno). Non era la prima né l’ultima
volta che Roma cadeva vittima di un incendio.
La persecuzione nei confronti dei Cristiani si collocò, perciò,
in un ambito diverso, forse totalmente estraneo all’incendio del
64 d. C.; si presenta, infatti, come un atto voluto dall’imperatore
per eliminare quella minoranza religiosa, disprezzata dalla èlite
romana, che però manifestava forti segni di consenso negli strati
inferiori della popolazione.
La religione cristiana, infatti, minava le basi dell’impero e
della intera società romana, il paganesimo, e perciò rischiava
di distruggere l’autorità imperiale.
Ritengo che questo sia l’ambito entro il quale si debba collocare
la persecuzione dei Cristiani e, soprattutto ritengo, da questo punto
di vista, Nerone come uno dei più grandi imperatori romani, visto
che intervenne per tutelare il potere imperiale e per proteggere l’impero
mondo pagano.
Per questo credo sia d’obbligo riconoscere all’Enobarbo
il merito di aver capito con anticipo il pericolo e di aver cercato
di eliminare coloro che con il loro culto avrebbero cambiato il volto
dell’Impero Romano che, oramai privo dell’antico splendore
e delle solide basi, avrebbe cominciato il suo declino giungendo gradualmente
al crollo.