notizie sull'autore
John
Colapinto, 2001
Edizioni Ponte alle Grazie
294 pagine
C’è uno pseudo-scrittore che non riesce a scrivere niente ma trova il modo
di pubblicare e diventare famoso: un “meta-romanzo” quindi dei più classici
con cui l’autore sfida gli immani rischi di cadere nel già narrato, nello
scontato e nel prevedibile con incosciente coraggio e ne esce vincitore. Di
certo meno coinvolgente di quanto declamato dagli stralci di recensione in
prima e quarta di copertina, l’opera vanta comunque un’oggettiva capacità di
affabulazione e appassiona il lettore con una narrazione in prima persona,
una scelta più che adeguata: una mossa azzeccata che costituisce parte della
riuscita dell’insieme.
I personaggi principali sono molto ben delineati, soprattutto quelli
“cattivi”, così come l’ambientazione funziona egregiamente sia nella New
York che non dorme mai, sia nel bucolico Vermont, favorendo ottime rese
anche dai vari generi con cui l’autore “contamina” la vicenda: dal thriller,
al noir, con qualche punta di erotico e un gustoso cameo/omaggio a “The
secret window” di Stephen King.
A dirla tutta, il richiamo al Re può risultare anche ingombrante a tratti,
ma ormai è difficile discostarsene una volta compiute le scelte di stile e
di trama come quelle alla base di questo libro.
L’unica vera perplessità che rimane nelle considerazioni di chi qui commenta
riguarda le motivazioni che spingono un autore di indubbio talento e
inventiva verso una scelta di genere invece così scontata e sempre troppo in
bilico sulla banalità autoreferenziale.
Manuel Finelli