scrittori sotto le stelle
Incontri d'estate a cura di Viviana Spada
29 LUGLIO 2009: marino magliani

 

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E’ stato Marino Magliani il protagonista della sesta serata della rassegna letteraria “4 chiacchiere con…” organizzata dal C.I.V. di Diano Marina, con il patrocinio del comune di Diano Marina e la preziosa collaborazione della libreria Biblos.
Come il suo predecessore, Libereso Guglielmi, anche Magliani è ligure D.O.C., amante degli ulivi e della sua terra; nato a Dolcedo, sin dall’uscita dei suoi primi romanzi il suo nome è stato accostato a quello dell’amatissimo Francesco Biamonti per l’accurata e appassionata descrizione dei luoghi e dell’ambiente naturale ligure. Immaginando se ne sia sentito lusingato, gli ho chiesto il suo parere al riguardo. Modestamente risponde:
“Indubbiamente è per me un onore essere accostato a Biamonti, ma non azzarderei paragoni di questo genere, anche perché lui scriveva di una Liguria quasi scomparsa con riferimenti a un altro momento storico e sociale che fa parte di un passato ormai irrecuperabile. Certo ne sono lusingato e mi auguro di esserne sempre all’altezza”.
Marino ha cominciato la sua brillante carriera letteraria scrivendo racconti e hai poi proseguito con i romanzi e la curiosità è quella di sapere, appunto, come e quando è nato questo desiderio dentro di lui. Quando ha smesso di viaggiare all’avventura (è partito da Dolcedo giovanissimo approdando in Spagna, Sudamerica e ora in Olanda, dove risiede stabilmente) o prima?
Ho sempre scritto e, se devo essere sincero, ora che ho pubblicato tanti romanzi, penso che tornare al racconto stia diventando per me un’esigenza irrinunciabile. E, infatti, sto già lavorando ad alcune cose. Ritengo che la forma di narrazione breve richieda, per assurdo, maggior impegno del romanzo…
Vivendo in Olanda (a Ijmuiden, in riva al Mare del Nord, con moglie e figlio), chiedo ovviamente se quando descrive i luoghi è perché ci torna prima di accingersi alla scrittura o se procede sull’onda della memoria e se non sente il desiderio di tornare a vivere qui?
Forse è proprio il fatto di vivere là che mi permette di descrivere così bene i luoghi dove sono nato e vissuto. Quando sono a casa, è come se mi richiudessi in me stesso, nella mia grotta personale che è la stanza dove scrivo; quello della grotta è un soggetto ricorrente anche nei miei romanzi: ce n’è una in Quattro giorni per non morire e pure in Quella notte a Dolcedo, oltre che in quest’ultimo volume. Ecco, lì forse riesco a rammentare e amare ancor meglio la mia terra e quindi a darne un disegno più definito nelle mie storie”.
Dopo la prematura scomparsa di Nico Orengo, amatissimo in Liguria e non solo, come Biamonti, non ci sono più molti contemporanei ad ambientare le loro storie nel nostro Ponente. Chiedo quindi a Marino se pensa di continuare a farlo e se sarà un po’ il fil rouge delle sue nuove creazioni letterarie.
Come ho detto prima vorrei ora tornare al racconto come espressione letteraria e, in realtà, vorrei anche raccontare di altrove, di dove vivo per esempio. L’Olanda e Ijmuiden sono luoghi straordinari; in particolare nel paese dove risiedo c’è questo fascino irresistibile delle dune, colline di sabbia mosse continuamente dal vento che cambiano continuamente, ecco anche di questo vorrei parlare in futuro. Ma la Liguria tornerà senz’altro…
Questa nuova storia La tana degli Alberibelli ha inizio il 19 febbraio 2008 e si conclude il 20 settembre del medesimo anno. I capitoli sono scanditi dalle date, come in una sorta di diario; una cronologia che in qualche modo scandisce il ritmo del romanzo…
Sì, mi piace molto dare alle vicende una collocazione cronologica e, perché no, farne il titolo dei capitoli…
I protagonisti dei precedenti romanzi hanno in comune con te lo spirito di avventura e una certa ruvidezza e introversione di carattere, tipica del ligure, possiamo dire che in questo ti somigliano?
Sì, forse in questo sì, anche se come ho più volte ribadito, c’è pochissimo di autobiografico nei personaggi delle mie storie.
Gli ultimi due romanzi editi da Longanesi, cioè questo e il precedente ‘L’ultima notte a Dolcedo’ raccontano di fatti legati alla nostra storia partigiana e alla seconda guerra mondiale… E’ casuale o nascono da una tua particolare passione per il periodo storico?
No, non è casuale. Ricordo che da bambino sentivo parlare di queste storie, ma nessuno ne aveva mai approfondito o lasciato testimonianza. Ne ero curioso e così mi ci sono appassionato e, ovviamente, anche documentato. Ma sulle vicende meno note, quelle dei partigiani ‘bianchi", un po’ trascurati dalla memoria e dalla storia recente.
In quest’ultima avventura all’inizio del romanzo scrivi chiaramente ‘Questa storia non esiste….’ Ma a un’attenta lettura non sfugge certo una certa analogia con fatti reali… molto vicini a noi; e spesso la realtà supera la fantasia o la fantasia prende più spunti dalla realtà?
E’ vero tutto e il suo contrario. Io voglio raccontare la storia italiana inventando storie. Se poi qualcuno trova collegamenti con una certa realtà e società anche questo ci sta…


Viviana Spada

Bibliografia

Racconti
La frontiera nascosta
Il bocciatore
Sulla strada per Carlos Paz
El Pichichi

Romanzi
Molo Express (Centro Editoriale Imperiese)
Prove tecniche di solitudine (Centro Editoriale Imperiese)
L’estate dopo Marengo (Philobiblon Edizioni)
Quattro giorni per non morire (Sironi Editore)
Il collezionista di tempo (Sironi Editore)
Quella notte a Dolcedo (Longanesi) - Recensione su L.S.
La tana degli Alberibelli (Longanesi) - Recensione su L.S.

 


 

 

 

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