E’ stato Marino
Magliani il protagonista della sesta serata della rassegna
letteraria “4 chiacchiere con…” organizzata dal C.I.V. di Diano
Marina, con il patrocinio del comune di Diano Marina e la
preziosa collaborazione della libreria Biblos.
Come il suo predecessore, Libereso Guglielmi, anche Magliani è
ligure D.O.C., amante degli ulivi e della sua terra; nato a
Dolcedo, sin dall’uscita dei suoi primi romanzi il suo nome è
stato accostato a quello dell’amatissimo Francesco Biamonti per
l’accurata e appassionata descrizione dei luoghi e dell’ambiente
naturale ligure. Immaginando se ne sia sentito lusingato, gli ho
chiesto il suo parere al riguardo. Modestamente risponde:
“Indubbiamente è per me un onore essere accostato a Biamonti, ma
non azzarderei paragoni di questo genere, anche perché lui
scriveva di una Liguria quasi scomparsa con riferimenti a un
altro momento storico e sociale che fa parte di un passato ormai
irrecuperabile. Certo ne sono lusingato e mi auguro di esserne
sempre all’altezza”.
Marino ha cominciato la sua brillante carriera letteraria
scrivendo racconti e hai poi proseguito con i romanzi e la
curiosità è quella di sapere, appunto, come e quando è nato
questo desiderio dentro di lui. Quando ha smesso di viaggiare
all’avventura (è partito da Dolcedo giovanissimo approdando in
Spagna, Sudamerica e ora in Olanda, dove risiede stabilmente) o
prima?
Ho sempre scritto e, se devo essere sincero, ora che ho
pubblicato tanti romanzi, penso che tornare al racconto stia
diventando per me un’esigenza irrinunciabile. E, infatti, sto
già lavorando ad alcune cose. Ritengo che la forma di narrazione
breve richieda, per assurdo, maggior impegno del romanzo…
Vivendo in Olanda (a Ijmuiden, in riva al Mare del Nord, con
moglie e figlio), chiedo ovviamente se quando descrive i luoghi
è perché ci torna prima di accingersi alla scrittura o se
procede sull’onda della memoria e se non sente il desiderio di
tornare a vivere qui?
Forse è proprio il fatto di vivere là che mi permette di
descrivere così bene i luoghi dove sono nato e vissuto. Quando
sono a casa, è come se mi richiudessi in me stesso, nella mia
grotta personale che è la stanza dove scrivo; quello della
grotta è un soggetto ricorrente anche nei miei romanzi: ce n’è
una in Quattro giorni per non morire e pure in Quella notte a
Dolcedo, oltre che in quest’ultimo volume. Ecco, lì forse riesco
a rammentare e amare ancor meglio la mia terra e quindi a darne
un disegno più definito nelle mie storie”.
Dopo la prematura scomparsa di Nico Orengo, amatissimo in
Liguria e non solo, come Biamonti, non ci sono più molti
contemporanei ad ambientare le loro storie nel nostro Ponente.
Chiedo quindi a Marino se pensa di continuare a farlo e se sarà
un po’ il fil rouge delle sue nuove creazioni letterarie.
Come ho detto prima vorrei ora tornare al racconto come
espressione letteraria e, in realtà, vorrei anche raccontare di
altrove, di dove vivo per esempio. L’Olanda e Ijmuiden sono
luoghi straordinari; in particolare nel paese dove risiedo c’è
questo fascino irresistibile delle dune, colline di sabbia mosse
continuamente dal vento che cambiano continuamente, ecco anche
di questo vorrei parlare in futuro. Ma la Liguria tornerà
senz’altro…
Questa nuova storia La tana degli Alberibelli ha inizio il 19
febbraio 2008 e si conclude il 20 settembre del medesimo anno. I
capitoli sono scanditi dalle date, come in una sorta di diario;
una cronologia che in qualche modo scandisce il ritmo del
romanzo…
Sì, mi piace molto dare alle vicende una collocazione
cronologica e, perché no, farne il titolo dei capitoli…
I protagonisti dei precedenti romanzi hanno in comune con te lo
spirito di avventura e una certa ruvidezza e introversione di
carattere, tipica del ligure, possiamo dire che in questo ti
somigliano?
Sì, forse in questo sì, anche se come ho più volte ribadito, c’è
pochissimo di autobiografico nei personaggi delle mie storie.
Gli ultimi due romanzi editi da Longanesi, cioè questo e il
precedente ‘L’ultima notte a Dolcedo’ raccontano di fatti legati
alla nostra storia partigiana e alla seconda guerra mondiale… E’
casuale o nascono da una tua particolare passione per il periodo
storico?
No, non è casuale. Ricordo che da bambino sentivo parlare di
queste storie, ma nessuno ne aveva mai approfondito o lasciato
testimonianza. Ne ero curioso e così mi ci sono appassionato e,
ovviamente, anche documentato. Ma sulle vicende meno note,
quelle dei partigiani ‘bianchi", un po’ trascurati dalla memoria
e dalla storia recente.
In quest’ultima avventura all’inizio del romanzo scrivi
chiaramente ‘Questa storia non esiste….’ Ma a un’attenta lettura
non sfugge certo una certa analogia con fatti reali… molto
vicini a noi; e spesso la realtà supera la fantasia o la
fantasia prende più spunti dalla realtà?
E’ vero tutto e il suo contrario. Io voglio raccontare la storia
italiana inventando storie. Se poi qualcuno trova collegamenti
con una certa realtà e società anche questo ci sta…
Viviana Spada
Bibliografia
Racconti
La
frontiera nascosta
Il bocciatore
Sulla strada per Carlos Paz
El Pichichi
Romanzi
Molo
Express (Centro Editoriale Imperiese)
Prove tecniche di solitudine (Centro Editoriale Imperiese)
L’estate dopo Marengo (Philobiblon Edizioni)
Quattro giorni per non morire (Sironi Editore)
Il collezionista di tempo (Sironi Editore)
Quella
notte a Dolcedo (Longanesi) -
Recensione su L.S.
La tana degli Alberibelli (Longanesi) -
Recensione su L.S.