scrittori sotto le stelle
Incontri d'estate a cura di Viviana Spada
15 LUGLIO 2009: paride leporace
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La quarta serata di “Quattro chiacchiere con…”, organizzata dal C.I.V. di Diano Marina, Biblos Libreria con la collaborazione del dottor Maurizio Laudi ha avuto mercoledì 15 luglio un altro ospite d’eccezione: lo scrittore e giornalista calabrese Paride Leporace.
Simpatico, modesto e alla mano, Leporace ha efficacemente illustrato al folto pubblico intervenuto alla presentazione del suo lavoro letterario e di documentazione “Toghe rosso sangue-La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia” (Newton Compton Editore). Abilmente incalzato nel corso della serata dal magistrato dottor Maurizio Laudi, il giornalista scrittore ha tracciato un excursus sulle importanti figure di tutti quei magistrati che, nello svolgimento del loro dovere e lavoro, sono caduti per mano della mafia o del terrorismo.
In particolare Leporace ha voluto ricordare i meno ‘famosi’, i meno ‘ricordati’; egli afferma con decisione “Mi sono accorto che molte vittime non erano conosciute nemmeno fra noi giornalisti e così ho voluto scrivere questo libro per ricordare i morti, ma ricordarli da vivi”. E, infatti, nel prologo è riportata la frase di Ascanio Celestini “Ricordate i morti ma ricordateli vivi”.
Paride Leporace, dunque, incalzato dal dottor Laudi, parla del rituale terribile nelle storie dei caduti siciliani come il giudice Terranova ucciso nel centro di Palermo; di Rocco Chinnici, vittima della prima strage effettuata con l’utilizzo del plastico; parla con commozione del biglietto d’amore, che per delicatezza non ha ovviamente pubblicato, di Francesca Morvillo al marito Giovanni Falcone; ma non dimentica tutti gli agenti di polizia e i carabinieri caduti con i magistrati. E di nuovo sostiene “Ricordare non basta. Proprio di questi giorni è emerso un dibattito animato sulla morte del giudice Borsellino per conoscere la verità grazie alle dichiarazioni di due pentiti di mafia che sostengono la tesi di un complotto, quindi di connivenza tra mafia e Stato. E’ importante stabilite una volta per tutte come siano in realtà andate le cose”.
Sul suo rapporto con i familiari delle vittime Leporace confessa al pubblico presente “Malgrado sia un cronista navigato con il pelo sullo stomaco, avvicinare i parenti non è stato facile; l’ho fatto con rispetto, comprendendo anche chi non mi ha voluto parlare. Ritengo un fatto molto bello quello che molte famiglie abbiano voluto dedicare alla memoria dei loro cari l’istituzione di fondazioni a loro nome”.
Molto toccante la sua testimonianza sul giudice ‘ragazzino’, Rosario Livatino (oggi addirittura in odore di beatificazione), e sulla figlia del giudice Antonino Scopelliti, Rosanna, che dopo l’omicidio Fortunato è scesa in piazza alla testa della manifestazione dove i partecipanti portavano manifesti con la scritta “E ora ammazzateci tutti”. Leporace racconta “E’ un segno di speranza che molti dei figli proseguano nel lavoro dei padri”.
Sulla difficile domanda se condivide la presenza di Adriano Sofri tra i redattori de La Repubblica, il giornalista ha chiaramente risposto “Il nostro è un paese pieno di contraddizioni: mentre molti parenti delle vittime sono dimenticati dallo Stato, altri come Sofri o Segio, ricevono onori e lavoro. Personalmente la mia concezione liberale è di dare voce e spazio a tutti, magari con maggiore discrezione”. E prosegue: “Credo in uno stato di diritto che recuperi chi ha sbagliato ma lo stato deve fare uno sforzo maggiore per la conciliazione; ci vorrebbe un po’ più di gusto e maggiore giudizio che in questo momento c’è poco”.
Sulla giustizia di ieri e quella di oggi risponde “Mi sono spesso fatto la domanda di quale sia migliore. Il nostro paese ha affrontato emergenze enormi che hanno trovato risposta in queste figure che giudico senza ombra di dubbio eroiche. Ora ci sono più mezzi di allora ma non so se le cose sono migliorate davvero”.
Oltre alle domande poste dal competente dottor Laudi, anche dal pubblico attento e molto interessato sono giunti alcuni interrogativi sulla situazione attuale. La serata si è poi conclusa con la consueta firma dei libri e tanti complimenti per questa preziosissima testimonianza che nel suo libro ridà appunto vita a questi uomini che nel nome della legge e della giustizia si sono spinti sino al sacrificio della propria vita. Un libro interessante per gli addetti ai lavori ma anche per chi vuole conoscere più approfonditamente questo pezzo di storia recente della nostra nazione che tanta importanza ha avuto e ha nella lotta contro il crimine.

Viviana Spada

Paride Leporace è nato a Cerisano (Cosenza), il 3 giugno 1962 ed è laureato in Lettere Moderne all’Università della Calabria con una tesi sul “Cinema militante italiano. 1968-1975”.
Dopo aver superato l’esame professionale di giornalista ottenendo il massimo dei voti e l’encomio della commissione, è caporedattore centrale del “Quotidiano della Calabria”, giornale dove ha lavorato fin dalla fondazione nel giugno del 1995 contribuendo con il direttore, Ennio Simeone, a farne uno dei giornali più letti della regione. Ha poi ricoperto il ruolo di direttore responsabile del giornale “Calabria Ora”, da lui fondato il 14 marzo 2006, contribuendo a far aumentare gli indici di lettura in una delle regioni con indici molto bassi di diffusione. Attualmente dirige il “Quotidiano della Basilicata” con settemila le copie vendute ogni giorno.
Nella sua breve direzione di “Calabria Ora”, durata tredici mesi, il giornale si è caratterizzato per alcuni scoop di carattere nazionale ripresi dai maggiori media italiani. Docente a contratto di giornalismo e cinema all’Università della Calabria per la facoltà di Scienze della Comunicazione, nel 2006 ha ricevuto il Premio Malafarina per il giornalismo e il Premio Itaca assegnato da una giuria popolare di giovani.
 


 

 

 

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