9
gennaio 2011
Questa
settimana il nostro taccuino è dedicato agli amanti del
giallo e del noir. Ne presentiamo quattro, appartenenti al
genere ma che, per molti versi, lo trascendono.
Cominciamo
con
la sparizione,
di Andrea Fazioli, Marsilio Editore.
Un bel giallo
ambientato nel Canton Ticino. Ottima l’atmosfera, ottima la
scrittura. Si entra in sintonia con i personaggi, ma non
solo: si entra dentro il loro mondo, si passeggia nei
boschi, si respira il silenzio. La suspence è tenuta
benissimo, anche se l'intreccio qua e là mostra un po' la
corda. Il casus belli, in particolare, quello che ha
scatenato tutta la vicenda, risulta troppo in sordina. Ma
resta una lettura piacevolissima a cui tornare la sera.
Difficile invece inquadrare in un genere
le regole del
formicaio di Salvo Barone,
Todaro Editore.
Non
poliziesco, anche se chi indaga è un commissario di polizia.
Non noir, perché il noir indaga la presunta normalità e qui
di normale non c'è nulla. Non spy, perché il discorso viene
appena toccato, ma senza certezze. Il punto è che l’autore
si figura uno scenario inimmaginabile, analogo alla
strategia della tensione che abbiamo vissuto a cavallo tra
gli anni 60 e 70, e che però trascende la stessa. Scritto
molto bene, scorrevole. Il personaggio del commissario
Sorigu promette assai.
Non c’era da avere dubbi, visto l’autore, ma
bastardo posto
di Remo Bassini, Perdisa Editore
è
davvero un libro durissimo, senza speranza. Una città di
provincia in cui si conoscono tutti e non si conosce
nessuno. Una rete di relazioni inesistenti. Piccole
esistenze che galleggiano grazie a ipocrisie, meschinità,
vigliaccherie. In tutto questo male affondano quattro donne,
Maddalena, Elena, Marina e infine Viola. Donne incapaci di
abbassare la testa e piegarsi al male, quel male che
"insomma c'è, e noi che ci possiamo fare". Gli equilibri,
equilibri nauseabondi perché si basano sul silenzio che è di
per sé complicità, possono venir rotti solo da due cose:
l'amore e il crimine violento. C'è molto altro, e ciascuno
troverà la sua chiave di lettura. Davvero un libro da
leggere.
A completare questa quaterna italiana il libro che ha vinto
meritatamente la prima edizione del premio Nebbia Gialla.
il debito
dell’ingegnere, di
Eugenio Tornaghi,
Todaro Editore.
Teso, incalzante, ti inchioda alla sedia con una trama molto
intrigante a cavallo tra passato e presente. Scritto con uno
stile asciutto e moderno. L'atmosfera è cupa, il
protagonista e io narrante ossessionato e, oserei dire, a un
passo dal borderline. Intorno gira l'ambiente infido della
nostra epoca. Alla fine, rimangono un paio di dubbi, ma
questo non inficia un risultato veramente ottimo.
(Lilli Luini)