Qualche
tempo fa LoSai della Tim mi segnala che un paio di volte mi ha cercato
sul telefonino un numero che inizia con 08. Non conosco questo prefisso,
non so chi sia e lascio perdere.
Un giorno mi richiama quando il cellulare è acceso.
“Pronto, sono Giuseppe Bianco. Parlo con Leonilde Bartarelli?”,
allora non è uno sbaglio cercano me “Chiamo da Caivano”.
Ora dovete sapere che c’è un giacimento archeologico che
si chiama Bande di Cavriana nel mantovano, in cui c’erano dei
paralleli col materiale della mia tesi di laurea, tutta roba di cui
mi sono occupata più di venti anni fa abbondanti. Non so perché
mi viene in mente ora e penso a quello.
“Ah…” prendo tempo.
“È a proposito del concorso”
“Ah…”
“Si ricorda che ha partecipato a un concorso?”
“Ma sicuro!”. Chissà che roba è. Eppure con
l’archeologia ho chiuso da una decina d’anni…
“Lei ha vinto”.
“Ma senti. Bene”. Ma di cosa parla, questo qui?
Silenzio.
“Ha capito cosa ho detto?”
“Certo! La ringrazio”
“La premiazione sarà il 12 ottobre. Le mandiamo l’invito
e il programma”.
“Grazie, molto, molto gentile”. Premiazione? Come faccio
ad andare a Mantova… ma come si fa a vincere qualcosa che richieda
una premiazione con l’archeologia…
Metto giù perplessa.
Forse non è Cavriana. Aspetta che controllo nei fogli…
scoperto l’arcano: il concorso segnalato sul forum a cui ho partecipato
per gioco dietro consiglio di Lilli. Ma io non vinco mai nulla. Si sono
sbagliati, di sicuro. Che ha detto il tipo? Ma forse voleva dire che
sono tra i segnalati, massimo fra i finalisti… aspettiamo l’invito,
va’. Oltre tutto la settimana prima c’è l’incontro
a Roma di LeggendoScrivendo, vuoi che me lo perda?
Poi
se ne parla sul forum e con Mattia e mi vengono i dubbi. Mi vergogno
a telefonare per chiarimenti, preferisco la tranquilla e impersonale
mail: “Scusi, sa, sono un po’ tonta, cosa ha detto che sono?”
“Né finalista né segnalata, solo vincitrice”
Oh mamma, allora è vero!
Così
il 12 mattina mi ritrovo sull’Eurostar per Napoli con Mattia e
Roberta. Il viaggio è lungo ma in compagnia piacevole.
Ore 18, castello di Caivano, Napoli (ecco lo 08). Cerimonia di premiazione.
Si parte subito con la sezione narrativa: lettura di un estratto del
racconto, lettura delle motivazioni, commento dei vincitori, consegna
di diploma e quadro d’arte sacra in argento.
Sono emozionata come una bimbetta alla recita dell’asilo, balbetto
che è la prima volta che vinco un concorso poi prendo fiato e
tiro fuori quello che volevo assolutamente riuscire a comunicare: che
il mio racconto è fratello di quello di Mattia e che entrambi
non sarebbero stati scritti senza LeggendoScrivendo. Questo, per me,
è la cosa più importante.
Riguadagno traballando il mio posto.
Tocca alla compagnia di HomoScrivens che recita alcuni testi simpatici
di rivisitazione dei classici, quindi vengono premiate le poesie in
italiano e in vernacolo.
Mi incanta e coinvolge una in particolare: non capisco una sola parola,
ma la musicalità del napoletano affascina e conquista, emozionandomi
senza un perché.
Altra lettura di HomoScrivens, poi la premiazione delle poesie degli
studenti delle scuole campane. Abbiate pazienza, qui si è commossa
la mia vena materna e stava venendo fuori una lacrimuccia.
La
cerimonia è stata simpatica, sentita, con una grossa partecipazione
di pubblico caldo che ci ha fatti sentire a casa.
Bello, bello esserci ed esserci in due. Una squadra, la squadra di LeggendoScrivendo.
Bello sentire per telefono Sabbia e Lilli e gridar loro la nostra gioia.
E
finita la cerimonia la serata è andata avanti al ristorante,
in una tavolata spontanea: si sono uniti a noi altri vincitori e siamo
andati avanti a parlare di poesia, di racconti, di difficoltà
di valutazione, di Venezia che muore e del gemito delle sue pietre,
di lingua italiana, di espressioni toscane, di LeggendoScrivendo (volevate
mai che non ne parlassimo?).
Alla fine i poveri gestori non sapevano più come fare per farci
alzare: ci hanno offerto paste, dolci, spumante, caffè…
penso che meditassero seriamente di sfilarci le sedie di sotto…
Il
giorno dopo mi sono goduta il sole di Napoli, ma questa è un’altra
storia…
Leonilde
Bartarelli