PREMIAZIONI

SCHEGGE DI CAIVANO

Posti riservati ai premiati.
Questo c’era scritto sulla sedia, e io su quella sedia mi ci sono seduto.
Un po’ emozionato, vagamente impacciato, ma soprattutto curioso.
Curioso di vedere le facce della giuria, conoscere le persone che avevano votato il mio racconto, capire a chi ero arrivato.
Curioso di ascoltare il mio racconto, e di farlo insieme ad altre persone: decine e decine di persone, tutte in silenzio, tutte riunite in quell’attimo magico in cui le mie parole sarebbero diventate finalmente letteratura.

Caivano è una città in provincia di Napoli.
C’ho messo quasi 8 ore per raggiungerla da casa mia, 8 ore di Italia: insomma un bel viaggetto.
Tra nebbia e campi e paesi e ponti, ho sentito la temperatura alzarsi gradatamente, ho avuto modo di comprendere il valore di quel momento.
Un attimo di gloria. Un piccolo riconoscimento nazionale, una pergamena da conservare.

Quando la presentatrice ha fatto il mio nome avevo da poco messo in bocca una caramella. Ero il terzo e mai mi sarei aspettato che il quinto e il quarto non si sarebbero fatti vedere. Così, quando è arrivato in un battibaleno il mio turno, mi sono trovato a dover domare una pallina di menta forte piuttosto che l’emozione.
Sono arrivato al centro della scena con gli occhi lucidi, e qualcuno avrà pensato: «Guarda, è emozionato» mentre invece era la menta piperita che mi anestetizzava la gola.
Francamente non mi ricordo neanche che domande mi abbia fatto la presentatrice. Di sicuro mi ha chiesto che lavoro facessi, e a quella di sicuro ho risposto perché conoscevo la risposta.
Poi ricordo il momento magico: la declamatrice si è alzata, la presentatrice ha detto: «E ora ascoltiamo insieme il terzo racconto classificato, che ha per titolo “BuonCompleanno,Nadia”» e io mi sono detto tra me e me: «Goditi sto momento Tia, perché mi sa che non ne avrai molti altri».
La declamatrice ha iniziato a declamare, nel silenzio della sala.

Se una cosa mi ricordavo del mio racconto era l’inizio. Nadia e i suoi pensieri sono in macchina.
E tutto mi sarei aspettato fuorché: Nadia singhiozza dentro rimorsi che le allagano il cuore.
Vi lascio immaginare la confusione emotiva, il sorriso e la concentrazione perdersi nei meandri del vuoto assoluto e domandarsi ingenuamente:
«Ma che cazzo?»
Faccio 2 passi indietro, mi appoggio con una mano al tavolo. La †?`?? declamatrice declama un racconto che non riconosco mio. Solo il nome del protagonista è giusto.
Poi finalmente arriva una frase amica, una che ricordo più delle altre, «Brava, così. E poi oggi non è mica il tuo compleanno?», e realizzo quello che sta succedendo: sta leggendo solo il finale, le ultime 15/20 righe.
Non so se essere sollevato o deluso: di sicuro nessuno ci sta capendo niente del mio racconto, di sicuro io mi sto perdendo il godimento della declamazione.

Durante la lettura più che il piacere di quello che ho scritto ho afferrato 2 punti in cui avrei dovuto cambiare qualcosa. Ma non importa.
La presentatrice mi ha congedato insinuando che gli informatici hanno un cuore freddo, io ho lasciato correre ma la citerò per danni. Se voglio diventare famoso da qualche parte devo pur cominciare.

Mattia Mazzali

 

 


 

 

 

 

LA MIA CAIVANO

Qualche tempo fa LoSai della Tim mi segnala che un paio di volte mi ha cercato sul telefonino un numero che inizia con 08. Non conosco questo prefisso, non so chi sia e lascio perdere.
Un giorno mi richiama quando il cellulare è acceso.
“Pronto, sono Giuseppe Bianco. Parlo con Leonilde Bartarelli?”, allora non è uno sbaglio cercano me “Chiamo da Caivano”.
Ora dovete sapere che c’è un giacimento archeologico che si chiama Bande di Cavriana nel mantovano, in cui c’erano dei paralleli col materiale della mia tesi di laurea, tutta roba di cui mi sono occupata più di venti anni fa abbondanti. Non so perché mi viene in mente ora e penso a quello.
“Ah…” prendo tempo.
“È a proposito del concorso”
“Ah…”
“Si ricorda che ha partecipato a un concorso?”
“Ma sicuro!”. Chissà che roba è. Eppure con l’archeologia ho chiuso da una decina d’anni…
“Lei ha vinto”.
“Ma senti. Bene”. Ma di cosa parla, questo qui?
Silenzio.
“Ha capito cosa ho detto?”
“Certo! La ringrazio”
“La premiazione sarà il 12 ottobre. Le mandiamo l’invito e il programma”.
“Grazie, molto, molto gentile”. Premiazione? Come faccio ad andare a Mantova… ma come si fa a vincere qualcosa che richieda una premiazione con l’archeologia…
Metto giù perplessa.
Forse non è Cavriana. Aspetta che controllo nei fogli… scoperto l’arcano: il concorso segnalato sul forum a cui ho partecipato per gioco dietro consiglio di Lilli. Ma io non vinco mai nulla. Si sono sbagliati, di sicuro. Che ha detto il tipo? Ma forse voleva dire che sono tra i segnalati, massimo fra i finalisti… aspettiamo l’invito, va’. Oltre tutto la settimana prima c’è l’incontro a Roma di LeggendoScrivendo, vuoi che me lo perda?

Poi se ne parla sul forum e con Mattia e mi vengono i dubbi. Mi vergogno a telefonare per chiarimenti, preferisco la tranquilla e impersonale mail: “Scusi, sa, sono un po’ tonta, cosa ha detto che sono?”
“Né finalista né segnalata, solo vincitrice”
Oh mamma, allora è vero!

Così il 12 mattina mi ritrovo sull’Eurostar per Napoli con Mattia e Roberta. Il viaggio è lungo ma in compagnia piacevole.
Ore 18, castello di Caivano, Napoli (ecco lo 08). Cerimonia di premiazione.
Si parte subito con la sezione narrativa: lettura di un estratto del racconto, lettura delle motivazioni, commento dei vincitori, consegna di diploma e quadro d’arte sacra in argento.
Sono emozionata come una bimbetta alla recita dell’asilo, balbetto che è la prima volta che vinco un concorso poi prendo fiato e tiro fuori quello che volevo assolutamente riuscire a comunicare: che il mio racconto è fratello di quello di Mattia e che entrambi non sarebbero stati scritti senza LeggendoScrivendo. Questo, per me, è la cosa più importante.
Riguadagno traballando il mio posto.
Tocca alla compagnia di HomoScrivens che recita alcuni testi simpatici di rivisitazione dei classici, quindi vengono premiate le poesie in italiano e in vernacolo.
Mi incanta e coinvolge una in particolare: non capisco una sola parola, ma la musicalità del napoletano affascina e conquista, emozionandomi senza un perché.
Altra lettura di HomoScrivens, poi la premiazione delle poesie degli studenti delle scuole campane. Abbiate pazienza, qui si è commossa la mia vena materna e stava venendo fuori una lacrimuccia.

La cerimonia è stata simpatica, sentita, con una grossa partecipazione di pubblico caldo che ci ha fatti sentire a casa.
Bello, bello esserci ed esserci in due. Una squadra, la squadra di LeggendoScrivendo.
Bello sentire per telefono Sabbia e Lilli e gridar loro la nostra gioia.

E finita la cerimonia la serata è andata avanti al ristorante, in una tavolata spontanea: si sono uniti a noi altri vincitori e siamo andati avanti a parlare di poesia, di racconti, di difficoltà di valutazione, di Venezia che muore e del gemito delle sue pietre, di lingua italiana, di espressioni toscane, di LeggendoScrivendo (volevate mai che non ne parlassimo?).
Alla fine i poveri gestori non sapevano più come fare per farci alzare: ci hanno offerto paste, dolci, spumante, caffè… penso che meditassero seriamente di sfilarci le sedie di sotto…

Il giorno dopo mi sono goduta il sole di Napoli, ma questa è un’altra storia…

Leonilde Bartarelli