Santa
Margherita Ligure, 30 settembre 2006
Osmodeo in Liguria alla consegna del Premio "Santa Margherita Ligure-
Giuseppe Pontiggia"
A
Santa Margherita Ligure nessuno poteva sospettare che tra i premiati
del “Pontiggia”, dietro le sembianze di un autore allampanato,
si celava in realtà Osmodeo, il diavolo di Leggendoscrivendo!
Eppure alcuni segnali avrebbero dovuto mettere in allarme la cittadinanza.
Man mano che si avvicinava, infatti, un sole splendente cedeva il posto
a nubi nere e minacciose.
Dai finestrini del treno Osmodeo osservava pensieroso l’evolversi
del tempo, ricevendo impassibile i calci di un bambino, i sorrisi di
circostanza della madre, gli sguardi inquisitori del nonno: una simpatica
famigliola ucraina che da Milano a Genova non aveva mai smesso di mangiare.
Durante il viaggio venne distratto da un continuo passaggio in corridoio;
una bella ragazza, di certo sensibile al fascino demoniaco, si fermò
a guardarlo.
“Mi scusi” gli chiese con spiccato accento milanese, “è
passato di qui l’omino verde?”
“No” rispose deluso Osmodeo. Posso aiutarti io, avrebbe
desiderato proporle, ma, mentre rifletteva su questa originale risposta,
la ragazza aveva già attraversato sei vagoni.
Sceso alla stazione di Rapallo, si incontrò con Mister D, l’Organizzatore,
il quale in pochi minuti gli spiegò la storia dei concorsi letterari
liguri. Lo accompagnò all’albergo, dove gli fu assegnata
l’unica stanza senza vista sul golfo: la numero 227.
Rimasto solo, andò a visitare il paese, camminò tra le
numerose osterie affollate da giovani abbronzati col golfino sulle spalle.
Cercò di spaventarli, ma questi, indifferenti alla sua presenza,
continuarono a sorseggiare aperitivi parlando del più e del meno.
Più del meno che del più. Si recò dunque alla chiesa
di San Giacomo, a villa Durazzo e al parco circostante, poi scese di
nuovo verso il mare a fotografare alcune barche sulla riva. Nel frattempo
a Portofino, probabilmente in suo onore, avevano iniziato a sparare
i fuochi d’artificio. Osmodeo decise di farli smettere subito,
sollevò una mano verso il cielo, e iniziò a piovere a
dirotto. Sorpreso dal suo stesso potere, corse in albergo a rifugiarsi.
Ad accoglierlo alla hall trovò il Governatore dell’Organizzazione,
un simpatico signore di nome Alfredo, che lo presentò agli altri
autori. Cenarono insieme e passarono una piacevole serata.
Quella notte, come tante altre notti, Osmodeo non dormì per l’emozione.
La mattina seguente pioveva. Puntuale alle dieci e trenta l’ombra
del demonio comparve nella sala conferenze dell’albergo. Appena
entrato, una signora lo afferrò per il braccio.
“Ho letto il suo racconto tutto d’un fiato” gli sussurrò
con occhi scintillanti.
“Ma lei… così giovane… e già scrive!”
intervenne un’altra signora.
Osmodeo avrebbe voluto far notare che andava per i trentotto, ma si
trattenne, ringraziò per i complimenti che gli fecero molto piacere
e andò a raggiungere gli altri autori. Prese posto accanto a
Mister P di San Donà di Piave che, come lui, aveva vinto il Premio
per la sezione inediti.
“Lo sa che abbiamo messo in crisi la giuria?” gli rivolse
la parola Mister P, “e lo sa che, avendo vinto in due, non ci
verrà dato il premio che consisteva nella pubblicazione del racconto
e duecento copie omaggio?”
Osmodeo sapeva già tutto e si limitò ad annuire.
Iniziò la cerimonia e prese la parola il Presidente, la passò
al vice sindaco, poi all’assessore alla cultura, al Governatore,
all’ala destra, al centro, alla segretaria, e di nuovo al Presidente.
“Perché Pontiggia?” spiegò il Presidente,
“perché Pontiggia frequentò da noi due anni di scuole
medie e perché, quando nel 2003 decidemmo di premiarlo, lo scrittore
si sentì male e morì.”
Osmodeo, non uso a gesti scaramantici, si guardò attorno con
aria preoccupata.
E venne finalmente il momento tanto atteso: la Giuria, composta dal
Governatore e da quattro professoresse di lettere, chiamò i vincitori.
Per primo andò Mister P che deliziò il pubblico con una
parlantina sciolta.
Intanto Osmodeo studiava i volti delle professoresse: pur non essendo
le stesse, gli ricordavano le tante professoresse che aveva avuto rimbalzando
di scuola in scuola. Allora lo bacchettavano sulle dita, oggi lo premiavano.
Per lui l’itagliano era sempre stata una lingua ostrica.
D’altra parte le lingue furono create per confondere gli uomini,
non i diavoli.
“Premiamo ora” dichiarò il Governatore, “l’autore
di: Il leone e la farfalla, anzi: la farfalla e il leone.”
Osmodeo si alzò di scatto e con finto passo sicuro raggiunse
la giuria.
“Come mai un titolo così strano?” gli domandarono.
“Ma però…” farfugliò il demonio aggiungendo
altre parole incomprensibili.
“Sintassi ineccepibile!” sentenziò una professoressa.
“E cosa pensa di Pontiggia?” gli chiesero.
“Beh, ecco, ma però…” balbettò Osmodeo
cercando di mostrare la bella targa che gli avevano donato. Per sua
fortuna né Panoramidis né la Grande Sacerdotessa Lilli
erano presenti in sala.
Furono poi premiati gli autori degli editi. Anche a loro, essendo in
due, non venne consegnato il premio che consisteva in millecinquecento
euro, né settecentocinquanta a testa come qualcuno potrebbe erroneamente
pensare. Il Presidente si giustificò dicendo che la giuria non
aveva raggiunto l’unanimità, che l’anno prima un
premio lo avevano pur dato, e che, da buoni liguri, i soldi risparmiati
li avrebbero messi via … emmh… via per il prossimo concorso.
Come avviene per il superenalotto insomma.
E così, cari amici di LS, se per caso a uno di voi accadesse
di vincere il (super) Premio “Pontiggia” il prossimo anno
sappia fin da ora che dovrà almeno offrire una birra al demonio
Osmodeo!
Alberto Velluti