La Spezia, 11 ottobre 2008
Premiazione Concorso Letterario Il Prione: il vincitore
racconta
Il
castello di S.Giorgio non è facile da conquistare. Si trova lassù, sui
colli di La Spezia, guarda il golfo punteggiato di vele bianche che
bordeggiano nel sole, e pare che non abbia nessuna voglia di difendere
la città da quelle che, è chiaro, non sono feluche saracene venute a
minacciarla.
I saraceni siamo noi, piuttosto, che lasciata l’auto in riva al mare
scaliamo l’erta nel caldo pomeriggio, decisi ad arraffare tutto quanto
la premiazione del concorso letterario con rinfresco a seguire ha
previsto per partecipanti e vincitori. Sfilo la giacca e la getto sulla
spalla, Alessandro jr non rimpiange la decisione di essersi separato per
un paio d’ore dalla chitarra (la voleva portare), Amélie invece si pente
di aver calzato, “una tantum” in mio onore, un elegantissimo paio di
scarpe dai tacchi alti.
Raggiungiamo altri invitati, la solidarietà ci unisce, la meta comune ci
affratella, il drappello che attraversa il monumentale portone e si
tuffa nella penombra delle vaste sale si presenta ai padroni di casa,
gli organizzatori del premio, come una comitiva di turisti in gita,
affannati e caciaroni.
L’ambiente è molto bello. Una sapiente ristrutturazione, utilizzando
acciaio, vetro e illuminazione adeguata, ha trasformato il cupo castello
in un museo articolato e arioso, permettendo immersioni tenebrose nella
pietra massiccia ma anche affacci luminosi sul mare e sulle colline
circostanti.
Il tempo di fare un giro di ricognizione, rassicurare gli sguardi
riprovevoli dichiarando che la giovane appoggiata al mio braccio è mia
figlia, e confermando che l’Alessandro con la capigliatura da artista
non è il vincitore ma mio figlio, vale a dire il mio critico più
spietato.
Si comincia, e mentre il presidente della giuria si dilunga un tantino
sulla illustrazione di copertina dell’antologia, fraternizzo con gli
altri autori scommettendo su chi abbia scritto cosa, e riflettendo sulla
simpatia della maggior parte di chi è contagiato dal nostro vizio
comune.
L’attore professionista legge i racconti premiati procedendo a ritroso
nella classifica. Sarà perché è bravo lui, o perché alcuni dei (
trecentosei, hanno detto) racconti sono scritti davvero bene,
l’attenzione è viva e la partecipazione della platea appare genuina.
Quando attacca il mio, drizzo le orecchie. Ho sempre sognato di scrivere
per la radio, mi sembra che il lettore interpreti i corsivi come una
radiocronaca di gara. Lo ha capito meglio di me, probabilmente lo aveva
già letto prima. Non ha debolezze su glicolisi e fosforilasi, non cede
nello sforzo anaerobico, non soffre di tossicosi da sforzo, non inciampa
in contratture da acidosi, non scivola neppure sulle guaine mieliniche
dei nervi. Il pubblico applaude, sono stimolato a farlo anch’io,
spontaneamente. Mi riprendo dalla gaffe indicando l’attore per indicare
che era lui che applaudivo, e gli stringo la mano. Grazie e complimenti,
Maestro! Poi, Vino delle cinque terre e dolcetti di lunigiana per tutti.
Mancava solo Enzo.
Alessandro Falco