ABBIAMO PORTATO UN BACIONE A FIRENZE


 

IL MATTIA RACCONTA....
Superati gli Appennini il cielo di colpo si adombra, nuvole nere mi fanno intuire che al posto dei miei meravigliosi "occhialetti da sole stile fichetto de Milan" avrei dovuto portare un bell'ombrello.
Ma è solo un momento, le nuvole passano. A Firenze splende un sole meraviglioso (e tira un vento bestiale).
Alla stazione vengo accolto da una delegazione del forum: mi aspettavo banda - buffet - sindaco di Firenze e invece trovo Carlo - Leonilde - Max. Vi dirò: sono uno che si accontenta.
Appena arrivato (vi tralascio quei 10 secondi di conversazione telefonica in cui io e Carlo, a neanche 15 metri di distanza, ci domandavamo l'un l'altro dove fossimo) il buon Carlo prova subito a "combinare" tra me e una ragazza dell' "Accoglienza Clienti". La ragazza meriterebbe pure ma sono in servizio e in servizio io non consumo.
Arriva Pat, e insieme a lei arriva una borsa che io amerò-odierò per tutta la giornata (IL MATTIA è un gran signore, mettiamo a verbale).
I fantastici 5 partono alla volta di Piazza della Signoria, dove ad attenderci troviamo i mostri sacri del Forum e il resto della compagnia: all'appello mancano solo Alessandro (in prossimità di Firenze) e Mick (in prossimità di Ferrara).
Tra una risata e una folata di vento camminiamo tra le vie di Firenze senza fretta e soprattutto senza una meta. Si parla e si cammina, la destinazione è un optional. Ogni tanto qualcuno rimane tagliato fuori momentaneamente da una conversazione e domanda: «Ma dove stiamo andando?». Gli altri non rispondono ma hanno il buon gusto di fermarsi.
Ore 13.30. Manca solo Mick. C'è chi lo dà alla stazione di Firenze, c'è chi lo dà in Slovenia a mangiare cevapcici, c'è chi lo dà su una panchina (una tra Venezia e Palermo) a domandarsi «E se quel giorno Napoleone non si fosse svegliato in tempo? E se Einstein fosse stato calvo? E se Panoramidis avesse proseguito fino a Trieste?», vittima del suo mondo ucronico.
Nel frattempo la tavola si riempie di affettati, i bicchieri di vino, l'aria di flash e di luci verdognole (è la macchina fotografica "elaborata" di Carlo).
Abu e Lilli spadroneggiano nella conversazione, Carlo ogni tanto si intromette punzecchiando il mio maratonetna o il mio talento o il mio pendolo o le mie virgole, io provo a farlo ubriacare ma è tutto inutile, anzi peggiora di bicchiere in bicchiere.La cucina è ottima, la compagnia pure, arriva Panoramidis. Ovazione. Siamo pronti a chiedere il conto (scherzo). Si mangia, si beve, si ride. Non mi soffermo molto sulla cosa perché è tutta documentata dalle 15 mila foto di Carlo. Usciamo dal locale, o meglio veniamo cacciati in quanto il ristorante chiudeva 2 ore prima.
Ci troviamo nuovamente a zonzo per Firenze, incrociamo un corridore e il coro è unanime (IL MARATONETA !!).
Tutti persi nelle 10 conversazioni simultanee, ogni tanto Carlo riesce a tornare nella parte del basista e con due colpi ben assestati riesce a muovere la mandria nella giusta direzione.
Stazione, inizia la fase dei saluti.
Il gruppo-Abu è il primo a lasciarci, salvando Mick dall'ignobile parte de "L'ULTIMO AD ARRIVARE, IL PRIMO AD ANDARSENE".
Poi e la volta di Panoramidis, ci spostiamo in un bar.
E' la volta di Pat (nota dell'autore: ti sei fregata la mia borsa, pat! O era tua?), il gruppo si restringe sempre più quando ad andarsene è anche Leo.
Infine tocca a noi: IL MATTIA, Sabbia, Lilli e Max.
Treno in ritardo di 15 minuti (ritardo che si rivelerà fatale).
Sul treno io e Max discorriamo amabilmente di scrittura e di racconti mentre le 2 ragazze (e non sto parlando delle due bionde che conoscete voi) fingono di non ascoltarci ma vorrebbero saltarci addosso rapite da tanta intelligenza e acume.
A Bologna il treno pare abbia recuperato 5 minuti, in compenso perdiamo la compagnia di Max.
Raggiungo Lilli e Alberta, muoviamo un paio di persone dal loro sedile per poter ricompattare il trio e infine ci immergiamo nel gusto della nostra compagnia.
Milano, ritardo previsto 18 minuti. Tempo rimasto tra l'arrivo del treno e la partenza della mia coincidenza: 0 secondi.
Scendo e mi sento un po' il mio maratoneta: corro e un po’ mi cago addosso per il presentimento di non farcela. Il treno per Torino mi è partito davanti, e la merda che ho racimolato la uso per mandare a cagare le ferrovie che non hanno aspettato neanche un minuto l'euostar da Roma.
Attendo un'ora per il treno successivo, e questa volta le ferrovie decidono che devono rispettare una coincidenza prevista (mi sento un po' preso in giro. Io avevo un'altra coincidenza a Rho, guarda te che coincidenza: perderò anche la seconda coincidenza!). Arrivo a Rho alle 23. Solidutine e scoramento.
Passa un treno, decido che quello fermerà a Corbetta.
Al grido di "O CORBETTA, O MORTE" lo dirotto e approdo esausto e incredulo nella mia città.
Ce l'ho fatta.
Mi rimangono pochi passi da fare, ma soprattutto mi rimangono ore splendide da ricordare e un’Agenda Letteraria nel taschino, omaggio di Lilli a IL MATTIA.
Contento di esserci stato e di avervi conosciuto.
A presto.

 


CARLO RACCONTA....
Il nostro incontro di sabato ha avuto un prologo la sera del venerdì precedente.
Alberta e Lilli anticipano il loro arrivo ed io mi reco alla stazione per svolgere le mie funzioni di comitato di accoglienza.
Il ragazzo che ho profumatamente pagato per avvertirmi dell’arrivo delle signore si perde dietro il fondoschiena di una giovane turista brasiliana e così i due illustri personaggi transitano davanti al palco delle autorità senza che né la banda intoni la musica di benvenuto né l’artificiere, appositamente venuto da Napoli, dia fuoco alle polveri per animare lo spettacolo pirotecnico.
Dando mano al vecchio cellulare ricuciamo lo strappo e, dopo avere rintuzzato le feroci proteste di Alberta che non vuole fare a piedi i 37 metri che ci separano dall’albergo, possiamo finalmente avviarci alla scoperta della città.
Purtroppo la serata durerà poco, un precedente impegno mi costringe a lasciare le signore al loro destino. Lo faccio a malincuore dal momento che Lilli si dichiara conoscitrice di Firenze e la povera Alberta sembra avere cieca fiducia in lei.
Prima di lasciarci però facciamo un piccolo giro che culmina sul Ponte Vecchio dove mostro alle mie amiche i numerosi lucchetti che le coppie di innamorati attaccano alla piccola cancellata che attornia la statua di quel filibustiere che fu Benvenuto Cellini. I lucchetti, con tanto di nomi scritti sopra, sono destinati a mostrare al mondo intero l’imperituro amore di giovani coppie che avranno dimenticato il loro amore già prima che un solerte funzionario comunale, munito di robuste tenaglie e di enormi bicipiti, li abbia fatti saltare.
L’episodio è da ricordare in quanto il giorno successivo Lilli condurrà il piccolo Abu-ino sul luogo e narrerà di quei lucchetti con la disinvoltura di chi quelle cose le conosce da una vita, destando il sorriso di una donna al di sopra di ogni sospetto che mi mostrerà l’accaduto con aria divertita.
Il sabato inizia con una mia telefonata che sorprende Lilli nel bel mezzo della basilica di Santa Croce. La poveretta parla sottovoce per non disturbare. Ma per non disturbare chi? Io credo che se per entrare in chiesa si paga un biglietto, allora la chiesa in quel momento non è più una chiesa, ma un qualsiasi museo.
Mi unisco alle due signore e ci avviamo verso piazza Duomo dove stanno convergendo Abu e famiglia. Nell’attesa facciamo felice un venditore ambulante di ombrelli che sfruttando un suo accordo privato con il Padreterno, che fa piovere su sua richiesta, ci appioppa tre ombrelli. Il venditore finirà presto la sua scorta di ombrelli e subito tornerà il sole.
Arriva la tribù Abu proprio nel momento che Leonilde (Nilde per gli amici… mi raccomando non chiamatela Leo ché se la prende a male) ci annuncia di essere arrivata alla stazione. Decidiamo di dividerci. Alberta, Lilli e Abu con relativa famiglia entrano in Santa Maria del Fiore, mentre io aspetto sul sagrato Leo. Sette o otto telefonate e la inquadro. Mi dice che non le dispiace venire con me alla stazione ad accogliere Max, Mattia e Pat. Così ci avviamo e, tra un discorso sulla sua statua con microfilm incorporato e un altro sulle comuni conoscenze che non abbiamo, arriviamo alla stazione.
Giunti alla stazione siamo colti da panico. Come faremo a riconoscere Max? Il problema è che lui teme che, se fotografato, gli si possa rubare l’anima e così si è ben guardato dal diffondere sul sito la sua immagine. Presi dallo sconforto ci rivolgiamo ad una solerte giovincella dell’accoglienza clienti che si prodiga in consigli disinteressati. Per ricompensarla di tanta gentilezza le prometto che le farò conoscere Mattia. Me poveretto non so ancora che la foto di Mattia pubblicata sul sito è taroccata.
Arriva Max che si pone a trenta centimetri da me, proprio sotto il cartello dell’undicesimo binario, e si ostina a dirmi che non mi vede. Io lo vedo, ma posso mai immaginare che sia proprio Max il sosia di Claudio Baglioni?
Dopo un po’ arriva anche Mattia che continua ad ostinarsi a dirmi che viene da Milano. Ma da Milano non ci sono treni in arrivo a quell’ora e infatti il suo proviene da Torino. Sorvolo sull’argomento e rimando al suo racconto per i dettagli del riconoscimento. Ciò che invece mi preme ricordare è la figuraccia che facciamo con la ragazza dell’accoglienza clienti. Prestando fede alla mia promessa le conduco Il Mattia, ma ben presto il sorriso della giovane fanciulla svanisce in una smorfia di delusione. Bisogna capirla: le avevo promesso di farle conoscere un bel ragazzo.
A questo punto all’appuntamento manca soltanto Patrizia che, da buona romanapoletana, è in ritardo. Ma il supplemento di attesa è ampiamente ricompensato. Infatti non appena il treno si ferma, noi quattro: Leo, Mattia, Max e me ci schieriamo a ventaglio ai margini del binario per impedire che la signora ci scappi. Precauzione inutile. La signora ci ha già riconosciuti (come ha fatto non saprei dirvelo) e ci sorride già da una distanza stimabile tra i 200 e i 300 metri. Breve panico soltanto quando si dirige a braccia spiegate verso un giovanotto in attesa pochi metri davanti a noi. Per fortuna viene anticipata da una gentile signorina che le sottrae il fidanzato costringendola a venire finalmente da noi.
Il resto della giornata scorrerà in maniera molto piacevole. Arriveranno anche il deportato in quel di Ferrara e Alessandro ed il gruppo sarà al completo.
Tutto proseguirà bene fino alla fine e ci sarà l’opportunità di ottimi guadagni anche per un altro venditore ambulante. Si tratta di un giovane che ci fornisce di tappi per le orecchie e cuffie antirumore con i quali difendiamo i timpani dai ripetuti attacchi di Lilli che ci sottopone ad un fuoco incrociato di chiacchiere senza soluzione di continuità.
Mick rischia la deportazione in Germania pur di sottrarsi in tempo alla tortura e anche Abu e famiglia lo imitano, ma prima si recano in banca per farsi rilasciare il mutuo con il quale pagare il posteggio della loro auto.
Torno a casa felice, ma tanto provato che dimentico di spostare la mia macchina dalla via in cui è in divieto di sosta in quanto la sera ci sarà la pulizia delle strade. Ma Lui sa che in questa giornata sono stato così buono che non sarebbe giusto farmela finire con una multa.


 

LILLI RACCONTA....
Tocca a me? Oh, meno male.
Per noi il viaggio comincia venerdì alle 15: il treno l'abbiamo alle 17 a Milano Centrale, ma siccome siamo campagnole ci muoviamo per tempo. Appena mi siedo sull'Eurostar, chiama Carlo: l'ingenuo è convinto di riconoscerci alla stazione. Imparerà molto in questo week end sulle fotografie e la loro aderenza al reale. Gli passo davanti e penso pure "questo potrebbe essere" - sapete quei lampi… vabbé, alla fine ci si incontra e si va. A piedi, naturalmente: ho prenotato un hotel che più in centro di così dormiremmo sull'altare del Duomo. Serata blu e il Duomo sembra uno di quei puzzle tridimensionali che facevano i miei figli qualche anno fa.
Carlo ci porta un po' in giro e io sono matta dalla contentezza: ho per guida un abitante della città che conosce tutte le segrete storie. Se non avesse il teatro, temo che tireremmo le tre persi tra Giovanni delle Bande Nere, i disegni giovanili di Michelangelo e tutte le leggende fiorentine. Ci accompagna anche a toccare il muso del porcellino di bronzo, che in realtà è un cinghiale, raccontandoci la relativa storiella. L'episodio è rilevante in quanto mi permetterà, il giorno dopo, di condurre Abu-ino a toccare codesto muso di porcellino raccontandogli la storiella come se l'avessi sempre saputa. E questo Carlo se l'è perso!
Torniamo alla serata: ci lascia, noi mangiamo la pizza e poi ce ne andiamo a nanna. Alberta mi si addormenta di schianto.
Mattino. Comincio subito la ricerca del mio attichetto, ma quanti, ma quanti… In Piazza di Santa Croce è un delirio di bellissime case, quelle dei miei sogni. Visitiamo la chiesa, la Cappella de Pazzi, le tombe dei grandi poi raggiungiamo Carlo e subito mi raggiunge anche la telefonata di Abu, che è arrivato. Ci avviamo, con calma, ché Carlo mi mostra altre curiosità, mi racconta altre storie. Poi, in Duomo, compro l'ombrello di Firenze. Quello di Roma l'ho comprato due settimane fa. Una città, un ombrello: mi pare giusto.
Lasciamo che Carlo prosegua il suo compito di comitato d'accoglienza, ma temo avremmo fatto meglio a seguirlo. Infatti, in Piazza della Signoria ci diciamo "Beviamo qualcosa?". Risposta, collettiva: "Sì, ma non qui in Piazza, qui ci pelano" e quindi andiamo in un bar vicino a Ponte Vecchio. Prima di sedermi lancio un'occhiata alla carta e vedo che un caffé costa euro 3,20: ci pelano anche lì, matematico. La redazione si siede lo stesso. 29 euro sarà il conto totale.
Ma è l'ora, stanno arrivando tutti… a parte Mick, che mi avvisa di essere a Ferrara.
Ed eccoci al ristorante. Io non so cosa ho mangiato: a dire la verità non so nemmeno se ho mangiato. Ho seguito 18 conversazioni contemporaneamente. Delle e larghe o strette e degli accenti si era parlato per strada, proprio in mezzo a un incroci: ho cercato di dire che non mi pareva il caso ma del tutto inascoltata. A tavola si è parlato di libri belli e libri impubblicabili. Si è parlato dei Sette Saggi, di editori, di richieste di contributi, di stampa in off set, di espressioni idiomatiche… In Toscana i panni si tendono sul balcone quando sono bagnati e si stendono quando sono asciutti. A Bologna sui campanelli è scritto "Tiro", mentre a Napoli si bussa al campanello. Si è parlato di quel che occorre per scrivere un giallo, degli esordienti alle prese con le descrizioni di stupri, di ricerca, avvocati, medicina legale, sessuologhe … Su tutti questi argomenti ha tenuto banco Abu, come si vede nella foto sopra, scattata da Pat che l'ha chiamata "E' cosi semplice...". Titolo perfetto. Per lui è sempre semplice: a volte mi fa imbestialire perché sa sempre qualcosa più di me. Già con la scuola, sempre il massimo dei voti e io sempre solo sfiorati. Sono cose che fanno male. L'altra foto mia, scattata da Carlo al ristorante, la metto non per vanità personale ma perchè è la preferita di Carlo. Non mi spiegavo il perchè, ma ora ho capito: ho la bocca chiusa.
Poi l'addio alla stazione, tra coca cola, acqua e caffé. Abbiamo parlato di narratori e scrittori, di leggibilità e illeggibilità… Quindi via, alla spicciolata, baci e abbracci. E Mattia con noi fino a Milano. Simpatico ragazzo, Il Mattia. Se non legge almeno Cronaca di una morte annunciata e Il vecchio e il mare, vado a Corbetta con il mattarello.


 


PAT RACCONTA....
Una giornata in trenta righe. Troppo o troppo poco. Mi sono rimasti impressi i sorrisi. Gli occhi allegri, interessati, la voglia di parlare assieme delle cose che ci importano. Il primo impatto in testa al treno: vedo quattro che sorridono, o forse sorridono perché io gli sorrido? Certo marcio decisa su di loro, e infatti sono Leo, Max, un insospettabile Carlo e un Mattia… va bene, ne parlo dopo.
Come sono piombata su di loro senza esitazioni, così li riconosco uno per uno, tranne Max, che mi era proprio nuovo, ma è una gran bella sorpresa: l’autore di “Emilio”, che mi lascia (ah, il poco tempo per parlare con tutti) l’idea che scriverà ancora cose che mi piaceranno. Leo è come scrive: colorata, attenta, curiosa e intelligente. Carlo è subito una sorpresa: niente accento fiorentino (sfido, è un siciliano trapiantato, ma non vinto). Sarà un ospite attento e competente, capace di tenere assieme con noncuranza una mandria distratta e perditempo. Ma soprattutto, lo scopro uguale uguale a come lo leggo in forum o in MP, e tuttavia lo capisco meglio.
Lilli e Alberta: nessuna sorpresa, e me lo aspettavo. Altre esperienze del genere le avevo avute: quando ci si parla molto in rete, a incontrarsi non si aggiunge poi molto, pare di essersi sempre conosciute e piaciute. Il webmaster… schiacciato dal rimorso di aver dato vita a tutto questo, mi sembra molto giovane e molto irraggiungibile come tutti i sui simili. Ma ancora bisogna fare la tara al poco tempo, alle mille cose che ci si vuol dire, alla voglia di tutti di parlare e ascoltare.
Abu, con dolcissimi moglie e figlio, lui sì che è una sorpresa: di persona, non dà affatto l’idea di mangiare esordienti a colazione, sapete?
Mattia, ma io me lo aspettavo, è di una gentilezza e di una disponibilità eccezionali. Vero che dal momento che ci siamo visti ha maturato un’insana passione per la mia valigia, e se l’è incollata quasi tutto il tempo, ma bisogna avere comprensione. Probabilmente la sospettava piena di libri, e voleva assorbirli per osmosi. Per il resto, scommetto che scriverà sempre, e cose sempre migliori, con pochissime virgole. Come l’ho capito? Segreti di lettrice, non si può dir tutto.
Di Mick vi avrei detto poco, era sempre lì lì per arrivare o appena andato via, fortunatamente si è fatto un quarto d’ora di fumo passivo con le due sole fumatrici del convito, e si è parlato molto, indovinate, di scrittura. E a dirla tutta, è una cosa incredibilmente soddisfacente parlarne, così, come se fosse la cosa più naturale del mondo, senza abbassare gli occhi e strusciare i piedi: come se fosse lecito, perfino.
Infine la città, che ci ha riservato un’accoglienza da ospiti di riguardo. Che sventolava – complice la direzione artistica di Carlo – bellezze e luce e colori con sapiente disinvoltura. E un clima stupendo, una di quelle giornate di sole e vento (dicono che pioveva, prima che arrivassi io, ma naturalmente ha smesso subito) fatte apposta per girare e parlare e stare allegri.
Ma scommetto che saremmo stati allegri anche se diluviava.
Allora, la prossima, quando? A Roma, vero? Perfetto, basta che non ci sia la Maratona. Ma quella è un’altra storia.

 


 

SABBIA RACCONTA....
Comincia tutto il venerdì mattina, parrucchiera e preparazione della mini valigia. Ci infilo pure un paio di scarpe con i tacchi a spillo…inutili. L'ombrello naturalmente no.
Arriviamo alla stazione di Santa Maria Novella euforiche dopo un viaggio letteralmente volato nel discutere di programmi e racconti da pubblicare o da scartare.
Chissà se riconosceremo Carlo. No, non ci riusciamo. Scenetta con i cellulari dopo essergli passate sotto il naso e alla fine ci si ritrova. Sono stupita. Già,… mi ero aspettata una persona abbastanza rigida e invece mi ritrovo davanti un viso simpatico, con un sorrisone che mi ha fatto venire la voglia di prenderlo sottobraccio come un vecchio amico: non mi sono permessa tanta famigliarità per paura di una figuraccia. Ho capito più tardi che avrei proprio potuto farlo perché Carlo è veramente così: aperto e schietto, sempre.
Lui è stato un cicerone impagabile. Io e Lilli siamo rimaste incantate ad ascoltare estasiata quegli aneddoti, sconosciuti ai più, perché solo un innamorato della propria città ti sa raccontare.
Firenze di sera, con le sue luci e la folla che sciama nelle strade anche nelle prime ore notturne, è bellissima. Il Duomo sotto la luna sembra un disegno a china con i suoi grigi-neri che risaltano sul bianco dei marmi e gli ori opachi che, senza il riflesso del sole, rimangono in secondo piano.
Quando torniamo in albergo la stanchezza e la tensione nervosa mi fanno addormentare di colpo.
Il sabato mattina alle 6,30 sono già sveglia. Vorrei alzarmi ma Lilli dorme. Con calma mi preparo e alle 7,30 sono già sull’orlo di una crisi di claustrofobia. Lilli dorme ancora.
Disperata, le scosto le coperte e la sveglio. Finalmente posso aprire la finestra: ha piovuto! Addio tacchi a spillo. E ho anche la giacchina leggera. E nemmeno un golf.
Facciamo colazione e usciamo nell’aria fredda. Lilli vuole portarmi a Santa Croce ed è lì, nel bel mezzo della chiesa, che mi suona il cellulare: è Iskander da Tunisi! Mi dice che laggiù cielo azzurro, mare blu e sole splendente. La prossima volta andiamo a Tunisi. Ci riuniamo a Carlo e andiamo incontro ad Abu e famiglia. Intanto si è alzato un vento incredibile, se non vedessi Palazzo della Signoria penserei di essere a Trieste. E’ proprio a Piazza della Signoria che avviene l’incontro con buona parte del nostro gruppo.
Sono tutti come me li aspettaco: anzi mi pare quasi di conoscerli da sempre.
Mattia, dolcissimo ragazzo che coccolo da tanto tempo, non ha niente del sofista che ci ritroviamo nel forum. Ok: ho sfatato un mito ma a me piace proprio per la sua dolcezza…e sono pure disposta a regalargli qualche virgola.
Pat. Santo Cielo, vederla è stato come ritrovare l’amica di una vita che si era lasciata da qualche giorno. Mi sono sentita a casa vicina a lei. Bellissimo!
Leo. Lei ha un viso dolcissimo ed espressivo, un sorriso contagioso. Mi aspettavo la parlata toscana, ma non c’è, parla senza accenti particolari, sempre sorridente e tranquilla.
Max. La sorpresa più grande perché in effetti è quello che conosco meno. É un gran bell’uomo (così accontento le nostre tante frequentatrici): le foto non gli rendono giustizia. E’ molto piacevole parlare con lui, ha una voce che incanta.
Mick. Che dire di lui? Va beh, ha sbagliato treno…succede, ma ci ha raggiunti ed è stato esilarante il racconto delle sue disavventure. Me lo sono tenuto vicino per tutto il pranzo, abbiamo riso e scherzato come se ci conoscessimo da una vita. Ragazzi è pure alto! Vicina a lui mi sono sentita piccola!
Di Alessandro potrei parlare per ore proprio perché lo conosco da più di dieci anni. E’ uno dei nostri webmaster. Lui si è occupato della messa in rete del sito e tra alti e bassi ci teniamo sempre in contatto: sono stata davvero contenta che abbia potuto partecipare alla nostra piccola riunione.
Cosa ho mangiato? Non lo so di preciso, ma era tutto buonissimo. Saremmo anche rimasti, ma cominciavano a guardarci male. E chiacchierando è venuta l'ora dei saluti: non prima che io e Pat a un tavolo di un self-service rifocillassimo le truppe, improvvisandoci cameriere. Il treno era in ritardo di 15 minuti e noi avevamo le coincidenze. A Milano Centrale siamo usciti come proiettili e ce l’abbiamo fatta! Altro che maratoneta! Ragazzi, giornata indimenticabile. La rifacciamo!


 

MAX RACCONTA....
Stazione di polizia ferroviaria di Bologna:

Sabato 12 marzo alle ore 19.40 è stata segnalata la presenza di un uomo, in evidente stato confusionale, all’interno del sottopassaggio della stazione di Bologna. I passanti che lo hanno trovato sdraiato sulle scale affermano che sarebbe stato aggredito e scippato. La persona in questione, dell’età compresa tra i quaranta e i cinquanta anni, capelli brizzolati, magro, statura elevata, indossava un giubbotto di pelle color marrone ed era privo di documenti di riconoscimento, probabilmente sottratti nello scippo. Nella tasca del giubbotto è stato ritrovato un biglietto di andata e ritorno per Firenze. Condotto nei locali della Polfer non dava l’impressione di riprendersi, pronunciava frasi sconnesse, per lo più prive di senso ed affermava di essere uno scrittore. Dopo alcuni, vani, tentativi di risalire alla sua identità è stato trasferito, per ricevere cure più adeguate, presso il pronto soccorso dell’Ospedale S. Orsola.

“Allora come sta, meglio? Io sono il dottor Moretti, le ho medicato la ferita, non è nulla di grave, ma gli agenti mi hanno detto che ha perduto la memoria, è vero?”
“Non lo so”
“Con calma, non c’è fretta. Provi - a ricordare - chi è”
“No lo so, ma Carlo diceva che ero il cugino di Claudio Baglioni”
“Claudio Baglioni?”
“Si, Claudio Baglioni”
“Va bene, andiamo avanti. Chi è Carlo?"
“E’ uno scrittore”
“Ovviamente! Senta, le abbiamo trovato in tasca un biglietto per Firenze, Carlo era con lei a Firenze?”
“Si a Firenze”
“C’era qualcun altro a parte Carlo, con lei a Firenze?”
“C’era Leo”
“Anche lui uno scrittore?”
“No, una scrittrice”
“Ma come, se si chiama Leo? Non importa, non si preoccupi, vediamo di capire. Eravate un gruppo di scrittori, è così?
“Si, proprio così, leggendo e scrivendo”
“Ma perché coniuga i verbi al gerundio?”
A questo punto interviene l’infermiere che sta seduto di fianco al medico, lo invita a girarsi e sottovoce:
“Dottò, io sono di Roma, come la barzelletta di Totti alle prese col gerundio: a-vendo!”
Il dottor Moretti accenna un sorriso e si rivolge nuovamente al suo assistito.
“Proviamo ad andare avanti, riusciremo a trovare un appiglio. Chi c’era ancora a Firenze?”
“Il Mattia”
“Già, il Mattia, il fu Mattia Pascal, lei è uno scrittore, conoscerà Pirandello?”
“No, no, quello è: il fu Mattia Bazar”
“Ah, ah, scrittore forse no ma comico …, niente male, niente male”.
“E poi, sentiamo, chi altro faceva parte dell’allegra compagnia?”
“In piazza della Signoria ci attendeva la nostra redazione: la Triade Celeste”
“Oh …, la Triade Celeste certo, e da chi era composta?”
“Dall’articolo determinativo - il - e da …”
“L’articolo determinativo - il - ? Beh certo, per scrivere gli articoli
sono necessari”
“Proprio così - il - : Lilli e Sabbia”
“Ma come, non erano Lilli e il Vagabondo?”
“No, Lilli e Sabbia, e poi c’era anche Abu”
“Oddio, e chi è Abu?”
“Abu è un medico”
“Ah si, e dove esercita, in Kenya?!”
“Bene, cerchiamo di stare calmi. Allora, abbiamo: Lilli, Sabbia e Abu, poi c’erano Leo, che è una donna, il Mattia e Carlo, che a questo punto mi sembra l’unico normale! Ma come facciamo a cercare un Carlo e basta a Firenze? Nessun altro?”
“Mick! Mick è arrivato in taxi, Panoramidis!”
“Un taxi panoramico?”
“Si, Panoramidis, è arrivato a Firenze passando per Ferrara, poi è ripartito per Dortmund”
“Oh santo cielo!”
“Lei dottore conosce Nino Biperio?”
“No chi è Nino Biperio?”
“E’ un amico di Garibaldi”
“Lei così non mi aiuta, faccia il bravo, comunque non ho mai saputo di un amico di Garibaldi con questo nome”
“Eh, non si studia più la storia come una volta! Ma la voglio aiutare dottore, Biperio non avrebbe preso un taxi, sarebbe arrivato con un taperi”
A questo punto interviene ancora l’infermiere:
“Dottò secondo me questo era suonato anche prima”
“Provi lei se è capace!”, replica allora il dottore”
“Va bè, ci provo. Mi toglie una curiosità buon uomo, leggendo e scrivendo, cosa succede?”
“In mezzo scorre il romanzo”
“Eh certo, scorre il romanzo, score, score come il Tevere a Roma”
“Roma! Patrizia andava a Roma”
“Ah c’era anche Patrizia, poveretta domani Roma sarà paralizzata, c’è la maratona”
“La maratona?”
“Si la maratona: centinaia e centinaia di maratoneti che corrono per le vie di Roma”
“Oddio il Tevere!”
“Il Tevere cosa?”
“Diventerà una cloaca!”
“Dottò gliel’ho detto, questo è matto, è matto davvero”

n.d.a Alessandro non l’ho dimenticato, ma con la sua faccia da ragazzo serio (mi ricorda gli eroi Risorgimentali) non sono riuscito a farlo entrare nel gruppo dei: mattichesicredonoscrittori.


 

LEO RACCONTA....
E’ arrivato, signori miei, il momento di rivelarvi la verità.
Ebbene sì, tutto questo è solo un falso, una montatura: non è successo nulla, non c’è stato nessun incontro. Ognuno ha raccontato, seguendo un punto di vista diverso, una storia concordata in precedenza a tavolino. Bravini, vero? Del resto non sono ottimi scrittori? Era del tutto prevedibile che vi convincessero così bene!
Come? Come? Se urlate di sdegno così forte non vi sento.
Le foto, dite, le foto sono prove concrete.
Poveri ingenui: quelli che vedete sono solo attori della Filodrammatica di Firenze, accuratamente selezionati.
E’ stata dura, lo riconosco, molto dura. Alcuni personaggi erano troppo ben definiti, con tanto di foto pubblicate: cercare le controfigure giusto è stato complicato.
Primo fra tutti Il Mattia. E infatti lì abbiamo un po’ fallito. Non è la foto sul sito quella taroccata, è l’attore che abbiamo trovato noi, il taroccato: troppo simpatico, troppo poco aggressivo, troppo tenero. Insomma, non va bene. Abbiamo cercato d’istruirlo al massimo, ma più di tanto non abbiamo potuto fare.
Anche per l’attrice chiamata ad interpretare Lilli è stata una prova impegnativa. Le clausole del contratto prevedevano che sarebbe stata pagata a numero di parole pronunciate, ma tutti gli altri parlavano così tanto, sovrapponendosi a lei, che in due o tre foto è stata persino sorpresa a bocca chiusa.
Siamo molto soddisfatti invece delle attrici assunte rispettivamente nel ruolo di Pat e di Sabbia. Hanno il sorriso e la simpatia che le loro foto trasmettono. A voler essere pignoli persino un po’ di più.
Abu: in generale una buona interpretazione, ma, forse, anche in questo caso l’attore ha peccato di un’eccessiva colorazione positiva del personaggio. Ci voleva un po’ di antipatia superiore per renderlo più credibile
Avevamo, poi, quelli ancora in incognito, quelli di cui non si aveva che messaggi, racconti, parole e nessuna foto... Qui, devo dire, abbiamo lavorato con soddisfazione.
Carlo: si è giocato sulla simpatia, sulla monellaggine, sulla capacità di fare amicizia con tutti. L’amico che un minuto prima non sapevi esistesse e che, appena incontrato, ti sembra di aver sempre conosciuto.
Max. Max è un altro di quelli che ci hanno fatto penare. Ci voleva una guest star. Non c’erano discussioni. Tutti i Reality di un certo spessore culturale hanno delle guest star. Perfetto. Così abbiamo contattato l’agente di Claudio Baglioni. Tutto sembrava deciso... ma, ahimè, i soldi che avevamo erano troppo pochi e sono bastati a stento a pagare la partecipazione del cugino (neanche del fratello, badate bene) del cantante. Meju che ninte, come dicono a Genova, e ci siamo accontentati.
Però, cugino o non cugino, ci è costato parecchio ed è stato necessario procedere a un taglio nella produzione. Pensa che ti ripensa, si è deciso di ridurre la presenza di un attore da coprotagonista a comparsa, assumendolo solo per qualche ora. E a Mick è toccato andarsene a Ferrara.
Che dice quello? Il mio personaggio? Che volete che vi dica: Leo o Nilde, Bartarelli o Bertarelli, scrittore o scrittrice, non ha neanche un accento particolare: ma vi sembra reale?
Sappiate che tutta la verità e i retroscena di questo splendido falso d’autore sono accuratamente registrati su un buon vecchio, obsoleto e sicuro microfilm al secondo riutilizzo, recuperato in cantina per l’occasione, che in questo momento è in giro per l’Italia con il suo bel codice ISBN. Occhio quindi, potrebbe sbucare nei posti più impensati.
Per finire, sono sicura che vi chiederete: e Alessandro il webmaster?
Guardate bene le foto, per favore. Non notate il sorrisetto sornione che sfoggia? E’ lui, l’unica, vera e autentica persona in carne e ossa, quello che manovra tutti i file e permette a noi, marionette e personaggi di questo sito di muoverci e di fingere di esistere!