24-25 MAGGIO 2008
 FIRENZE IMPRUNETA - v° L.S. DAY
LE CRONACHE DI GIULIA

 

 

Lo Scrittore Emergente: Strano animale quasi mitologico metà uomo e metà tastiera, fornito di branchie delle quali gli studiosi ancora sembra non abbiano capito la funzione. Si vocifera possa trattarsi di  una mutazione genetica dovuta a un cambiamento evolutivo.

Dopo una migrazione che interessa varie parti d’Italia, una volta all’anno e solo una volta, tende a riunirsi in branco, si narra che questo di solito avvenga al limitare di un bosco sacro dell’Impruneta.

Il gruppo riunitosi inizia un fitto sproloquio che dura due giorni e una notte nel quale, con il loro criptico linguaggio, emergono domande inquietanti come: " perché scriviamo?" e " per chi scriviamo? ". Sembra senza trovare risposte adeguate.

Essendo una società di tipo matriarcale , il capo branco in questo caso è di sesso femminile e  guida il gruppo si dice verso un innalzamento di cultura e di coscienza, o almeno ci prova.

Dopo il fugace incontro ognuno riprende la propria strada che lo porterà a perpetuare la specie oppure a finire incautamente nella rete di qualche cacciatore di sognatori.

IL PARCO

Arrivate all’Impruneta io e Leo prendiamo immediatamente posto vicino la piscina nel parco di Villa CE.SI, siamo le prime.

Una sottile ansia si fa spazio e mi chiedo che cosa ci faccio in mezzo a persone che fanno veramente sul serio, ma Leo mi sorride così tranquilla che cerco di scacciare via tutte le mie solite paturnie.

Ecco spuntare un tipo dalla piscina (intendiamoci, non camminava certo sulle acque! ), Leo s’alza di scatto e gli va incontro. La seguo. È arrivato il primo del gruppo :

- Piacere Mattia!

Subito dopo arrivano gli altri mitici componenti della banda Lilli, Max, Beppe e poi subito dopo Carlo con Claudia, Pat con Salvatore, Michele e Chiara. Finalmente associo delle facce agli avatar e ai racconti che ho letto in rete.

 

IL RISTORANTE

A tavola sciogliamo subito il ghiaccio,  chissà come mai? Sarà il vino, sarà la deliziosa tagliata di manzo, sarà che il cibo è buono e da sempre è sinonimo di  convivialità.

Alla fine del pasto siamo già tutti dei vecchi amici, anche io che sono l’ultima arrivata.

Al gruppo si aggiunge Alessandro –Alecard al quale, poverino,  rimangono solo gli avanzi del nostro lauto pasto.

 

LA SALA DELLE ROSE

Accidenti adesso facciamo sul serio, non posso più scappare.

Cerco di darmi un certo tono, inforcando gli occhiali e tenendo costantemente il mio taccuino in mano, ma è una parte che recito male.

Chi voglio prendere in giro?

Già sento nelle orecchie: -Meattini vada a posto: è impreparata. La interroghiamo la prossima volta, ma si dia da fare se non vuole ripetere l’anno!

Invece iniziamo a parlare della “Contessa” , di “Mameson” e mi addentro in un territorio a me familiare..

Poi Max inizia a leggerci stralci del saggio “I Barbari” di Baricco e parliamo dell’interessante  differenza tra COMUNICAZIONE  ed ESPRESSIONE.

Ad un certo punto si fanno spazio due domande esistenziali : “perché scriviamo?” E “Per chi scriviamo?”

Qualche altro dice che: - Scriviamo semplicemente per essere letti.

Io e Chiara sosteniamo di scrivere per noi stesse, per dare libero sfogo alle emozioni che abbiamo dentro e dignità alle storie che hanno urgenza di essere raccontate, ma chissà come mai, non ci crede nessuno..

Mattia difende a spada tratta la qualità dei racconti sulla “Canon” e si offre volontario per trovare l’editore che li pubblica, Max e Panoramidis suggeriscono di provare a mandare il manoscritto a tutte le marche più famose di macchine fotografiche, naturalmente cambiando all’evenienza  il nome della macchina sui racconti.

Insomma le discussioni sono interessanti, e siamo talmente tanto immersi nei nostri ragionamenti che ad un certo punto ci rendiamo conto che è già ora di cena.

Tempo di mangiare riscendiamo nuovamente nella sala che si trasforma per l’occasione in un locale di musica dal vivo.

Max imbraccia la sua chitarra “da battaglia” ed evita accuratamente il confronto con suo cugino (n.d.r. Claudio Baglioni) , cantando De Andrè e  Guccini, insomma pezzi di storia.

Dopo la conta dei morti e dei feriti nominati nelle canzoni di De Andrè, la tristezza avanza e timidamente richiedo una canzone “Un po’ più allegra”.

Al che visto che non ci piacciono le mezze misure, iniziano i cori da gita non proprio parrocchiale.

Credo di aver sfiorato le convulsioni quando Michele mimava la treccia bionda e Massimo suonava in piedi facendo la mossa con la gamba..

Chiedo il Bis.

 

LA CAMERA NUMERO 215

Bartarelli - Luini – Meattini

Timidamente appoggio su suo letto la copia di “Non tornare a  Mameson”, Lilli sorride dicendo: - Accidenti quando mi chiedono la dedica non so mai che scrivere...

E invece scrive e tanto, ma non ne avevo dubbi..

“La Contessa” invece la metto in borsa,  le dediche in questo caso saranno più di una.

Leo si prepara per andare a dormire dentro la sua camicia da notte preferita, inforca la sua mascherina patchwork ( nemmeno a dirlo) e dichiara: -Donne, non ci fate caso se domattina non vi parlo. Solitamente la mattina sono un orso!
Spengiamo e  Buona notte

La luce dei lampioni nel parcheggio filtra dalla finestra con le imposte aperte, non riesco a prendere sonno ed è strano per me che di solito crollo sul cuscino.

La giornata è stata intensa e le emozioni sono ancora in circolo, ma domani è un altro giorno come disse una volta  Rossella O’Hara.

 

IL BAR

La mattina non tarda ad arrivare, mentre ancora mi rigiro nel letto vedo passare Leo ad occhi chiusi che barcolla verso il bagno e sorrido.

Mi chiedo se il povero barista la capirà??

Lilli invece mi saluta con un filo di voce, abbassamento da conferenza , dice che lo fa.

Raggiungo gli altri che a colazione parlano di libri, di figli, di vita e sono veramente felice di essere in mezzo a loro.

 

LA VERANDA

Continuiamo a parlare di noi anche a pranzo, come al solito il discorso verte sui libri che hanno accompagnato ed accompagnano da sempre le nostre vite.

 

IL PARCHEGGIO

Passiamo attraverso i tavoli di ben tre comunioni con annessi e connessi di parenti, torte,  bomboniere e ragazzine-bomboniera urlanti che giocano nel parco.

È arrivato il momento del commiato.

Ci abbracciamo, ridiamo ancora delle battute appena fatte.

Pat mi rimprovera scherzosamente di essere stata troppo arrendevole con lei nell’editing del mio racconto uscito su LS.

Mattia mi chiede quando manderò alla redazione il mio primo romanzo nato sulla scia di un libro che è piaciuto ad entrambi, non diteglielo, ma non credo che approderà mai in rete quella robaccia.

Sorrisi sinceri, saluti.

Strette di mano e piacere di avervi conosciuto.

Davvero tanto piacere.

Giulia Meattini

(Giumea)