CASALECCHIO CAPUT MUNDI

SABATO 1 LUGLIO 2006 - ORE 11-15

BARBI - Mammamia, difficile scrivere qualcosa su LSD3… Troppe emozioni ragazzi. Il primo sciopone me lo piglio in stazione, quando chi mi si materializza di fronte (dopo 341 telefonate in due minuti)? Belle e bionde come due madonne del pinturicchio: Sabbia e nientepopodimenoche… la LILLI! Manca qualcuno, mi pare, ah sì, m’informano che l’Eurostar ritarderà di un quarto d’ora, perché mica si può pretendere che uno con le infradito possa sgarruparsi sulle scale della metro.
Sono già talmente spossata dall’emozione che in treno mi addormento… e il sogno comincia!

MATTIA - L’impatto è sempre devastante, e credo che non ci farò mai l’abitudine. Del resto, è la prima volta in vita mia che mi trovo a dover associare voci e volti a persone che già conosco. Perché qui ormai ci si conosce, non c’è niente da fare: qui ci si nasconde dal mondo, qui si affronta a muso duro il proprio sogno, e lo si fa insieme.
E così Barbara me la immaginavo come un palloncino pulsante a forma di cuore, la cercavo col naso all’insù tra i binari di Milano Centrale, perché mi aspettavo scendesse dal cielo. E Walter me lo vedevo coi capelli a spazzola piroettare su uno skate e piombarmi addosso col sorriso irriverente, guardarmi di traverso e gridare: «Ciucciati il calzino, il Mattia!».
E invece eccoli lì, con l’entusiasmo un po’ inquieto e quella voglia di superare con un’occhiata convenevoli assurdi: del resto ok non ci si conosce, ma ci si conosce eccome.
Bologna è calda ma attraversata da un vento benevolo, mentre il mio borsone, come al solito, pesa.
Contiene sogni, e a differenza dei soliti sogni, i miei pesano. Ed è un piacere portarmeli appresso.

 
 

GAETANO

A Bologna se incontramo,
appuntamento alla stazione,
er buon Walter conosciamo
ci abbracciam con emozione.

Cerchiam l’albergo bolognese
abbiamo la cartina in mano
ar volante er sanmarinese
ma ce guida er sor Gaetano.

A Bologna, Dalla canta,
non si perde neanche un bambino.
E poi la strada nun è tanta
e l’albergo è qui vicino.



Ma capaci ormai siamo
de far parte dell’eccezione
e lo scotto che paghiamo
e perderci senza esitazione.

Dalle e dalle e senza pena
in albergo arriviamo.
E pe’ completar la scena
tutti gli altri incontriamo.

Il pranzo poi è succulento
e se magna anche parecchio
ma semo pronti a dar talento
all’incontro a Casalecchio.

 

MATTIA - Fiat Ulisse.
Formazione schierata col 2-3-2:
Serra-Taverna; Mazzali-Colombo(capitano)-Jelasi; Luini-Bartarelli.
La squadra parte subito all’attacco, ma alla prima vera grossa occasione Serra sbaglia una palla facilissima: dalla stazione gira a destra (quando tutti sanno che a Bologna si gira sempre a sinistra).
Colombo richiama i suoi uomini all’ordine, chiede compattezza, chiede l’aiuto dal pubblico, ma Mazzali è svogliato, Jelasi chatta al telefono con le sue amiche bolognesi, Taverna sventola cartine scaricate da www.DoveCazzoVai.it, Luini scrive a Lanteri chiedendo: «Ma la droga del Priore dove la nascondiamo?». L’unica in grado di cambiare le sorti della partita appare Bartarelli, ma la sua posizione defilata le vieta di intendere e di volere.
Al 31° la svolta: Taverna butta le cartine scaricate da www.DeviImpazzire.com e finalmente ha il guizzo vincente: scende a chiedere la strada a una bolognese vestita da pakistana.
«Mi scusi, un’informazione».
«’Mo gira a scinistra».
«Ma non le ho ancora chiesto dove voglio andare».
«Soccia, sei proprio un forestiero. Gira a scinistra e non sbagli».
Taverna torna in macchina, il coro è unanime:
«Allora Gae?».
«Dobbiamo andare dritto».
Lo sapevo che era meglio controllare su www.VattiA FidareDegli Amici.it !
Dopo 2 ore e tre quarti di viaggio finalmente giungiamo all’albergo, a circa 400 metri (in linea d’aria) dalla stazione. Ma la gioia è talmente tanta che nessuno osa lamentarsi.
La partita finisce con un giro di isolato a braccia alzate, per raccogliere gli applausi del quartiere incredulo.
Da ricordare:
via Ferrarese (contata 7 volte);
il controviale (5);
la frase «gira a sinistra» (106);
la frase «sei sicuro?» (1032).
In ultimo, mi sento in dovere di segnalare un caso di molestia sessuale. Mazzali e Serra infatti, dopo aver parcheggiato il furgone nel giardino dell’hotel, sono stati circuiti da 2 giovani scrittrici che con dolci movenze hanno invitato i 2 baldi autori ad arrampicarsi sul loro balcone e intrufolarsi nelle loro stanze, per intrattenere con loro conversazioni compromettenti. Il loro piano fallirà miseramente in quanto Taverna, messo come Palo davanti all’ingresso, non vedendo i suoi amici all’ingresso si insospettirà è chiamerà i carabinieri.
Ma è l’ora del pranzo: io vorrei la pizza, Carlo le orecchiette. ORECCHIETTE PER TUTTI. 16 euro.

WALTER - La verità dell'Ulysse.
C’imbarchiamo assieme a Ulysse sfuggito al Ciclope con paletta e fischietto e partiamo per quello che sarebbe diventato davvero un viaggio con ritorno a Itaca problematico. Assurgo Gae al ruolo di navigatore, anche se non ha l’usata bussola con sé, ma una cartina talmente dettagliata che partiamo a razzo nella direzione opposta.
Praticamente dopo cento metri dalla stazione ci siamo persi. Senza spendere un centesimo, chiamiamo il 118, parcheggiato di lato. Apprendiamo di essere alle antilopi rispetto la zona desiderata. Concordiamo un percorso alternativo e ci ritroviamo sulla retta via. Poco dopo avvistiamo anche il cartello dell’hotel. Alle nostre spalle cori di giubilo. Senso unico, senso vietato, vicolo cieco. Il coro si smorza come una cornamusa sciancata. Gae ammutolisce e minimizza. Dando retta al contrario dei miei sentimenti, fermo l’auto –che già ha subito l’onta si essere stata definita furgone- e costringo Gae a chiedere informazioni. Praticamente si aggira con un costante fumetto sulla testa con un “?” all’interno.
Attimo di panico dentro al furgone: ignorando per chissà quale segno del destino la pasticceria che gli si para di fronte al naso, Er Mitico percola la porta di una macelleria. Araba. Silenzio di tomba. Ci aspettiamo l’egresso d’Er Mitico al passo di corsa, inseguito da talebani urlanti. Invece gesticola e picchietta sul foglio spiegazzato, mentre la voglia a forma di “?” che campeggia sopra la sua figura pulsa con rinnovato vigore.
Esce con tutta la tranquillità dell’uomo giusto, scortato da una donna avvolta nel tipico abito musulmano. Recitando un ruolo fedele a Totò e mille altri: gli sentiamo scandire un “a destra…” e poi un “ a sinistra…”, doppiati da altrettante fariginose informazioni, che hanno il potere di rendere fulgida la “?” di Damocle mentre rientra in auto. Tutto a posto, è vicino, a sinistra, al semaforo, ancora a sinistra e poi sempre diritto! Di nuovo urla di giubilo premono sui vetri assolati. Mattia intona anche l’Inno di Mameli, ma poi si sbaglia e sfuma sulle arie nostalgiche del Nabucco. La ripartenza generosa brucia gli intenti democratici del gruppo, già spezzatosi alla traversa prima del semaforo. Per fortuna che ho il volante saldo e resisto alla strombata verbale.
Ma nulla posso alle lusinghe delle Sirene, allorché, esaurite le indicazioni sul vago sempre diritto acclamano di svoltare a sinistra, all’improvviso. Parcheggio l’Arca sulle righe della disperazione, mentre lo spoglio si conclude. Tutta la barra a babordo…! In fondo, chi sono io per discutere la ciurma? Anche il mio capitano cede alla pressione degli ammutinati. Sinistra, e sia! Si rivela un vicolo cieco. Evitiamo per un pelo di incrociare di nuovo i due arabi e ripercorriamo il viale fra risate e schiamazzi da collegiali. Che sia di qua? Che sia di là? Il “?“ di Gae s’illumina d’immenso quando abbordiamo l’ennesimo omino per strada per l’ultima, straziante richiesta. Finalmente ci siamo!
Svuoto la stiva di bagagli e passeggeri, poi scrocco un posto nel retro dell’hotel. Mattia mi guida con prodighi consigli, piazzandomi proprio nel mezzo dello spiazzo, a metà in ombra e metà nel sole. Un occhio micidiale!
Poi accade l’incanto. Sopra le nostre teste si spalanca una persiana e sfilano sul terrazzino due creature da sogno, l’una dal biondo crine e l’occhio ancora azzurro, l’altra, fugace, smarrita pulzella. Confidando nell’assenza di procaci trecce sciolte al nostro cospetto, supero con slancio da atleta del ventennio i pochi metri che mi separano dal terrazzino della perdizione, sotto l’occhio divertito e sì preoccupato delle due dolci compagne. Ho l’ardire di sfidare il fato e gl’infradito del Mattia, invitandolo a convolare con noi, per cortesia, che volete, son tenero di cuore, casomai si rompesse l’osso del collo, basterebbe richiudere le persiane e attendere che qualcuno ritrovi il corpo! Mattia s’infila dentro al cesso. Che volete, dopo vent’anni lontani da Itaca, quando scappa, scappa!!

BARBI - A Bologna li vedo quasi tutti: parole che mi hanno fatto sognare ridere e pensare per mesi si fanno carne e ossa! Sono spiazzata. Ma sapete che cosa vuol dire trovarsi davanti la Pat, per esempio? Da restare ammutoliti. Il sole bolognese ci accoglie benigno, la topografia meno. Giriamo con un furgone extracomunitario alla ricerca della pensioncina della sorella di Lester, dove le piante rigogliosamente muoiono e per raggiungere le stanze bisogna scavalcare le ringhiere. Ma ancora questo non lo sappiamo, io e la Leo, la mia coloratissima compagna di stanza (una dritta: se la Leo al risveglio delira, fatele un’endovena di caffè). Ancora stiamo aggrappate ai tiranti del furgone del mare, scoprendo che a Bologna sta tutto vicino alla stazione, ma per raggiungerlo devi girare la città tre volte. E che gli unici possessori del Tuttocittà sono le donne dei macellai islamici (complotto?).
Finalmente arriviamo. Due bruti assaltano me e la Leo in stanza: uno balza lesto sul balcone, l’altro si fa silenziosamente posare da un nugolo di angeli disoccupati sul terrazzino (mica si può pretendere che uno con le infradito scavalchi una ringhiera).
Finalmente siamo alla pappatoria. Impieghiamo 45 minuti primi per scegliere il menu, la pazientissima fidanzata di Carlo gli asciuga le lacrime: avrà le sue orecchiette! E a quel punto, un energumeno deroma con sigaro in bocca, appoggiata la mazza alla sedia, sceglie un menu a caso per tutti. Siamo grandi ragazzi.

ALEX
- Gli indipendenti
Silvia sente la sveglia, e aziona l'allarme a pedale, consistente in una pedata verso la parte opposta del letto.Parte opposta dove giace, in stato comatoso, il marito Alessandro.
La radiosveglia urla da diversi minuti quando parte la seconda pedata.
L'australopiteco si gira, vede la sveglia e scatta in posizione seduta. Il mondo comincia a girare, e per poco non sviene. Il suo cervello sta carburando, il suo QI è già ai livelli di un Bush jr quando mette i piedi a terra. Cerca le pantofole, e acquista altri venti punti. Arrivato in bagno sta già pensando alla strada per Bologna, a quanta benzina ha fatto, a quello che vuole proporre agli altri per il pomeriggio: roba da Bush sr, ormai è pronto a qualsiasi compito.
Alle sette e quaranta la Honda sfreccia già oltre il casello di Roma Nord, e prima delle nove imbocca la E45 che da Perugia li porterà a Cesena.
Il pilota ha già mandato messaggini a quasi tutta la rubrica, mentre con l'altra mano guida il bolide. Dall'altra parte, la navigatrice parla con i bambini al telefono. Nel portabagagli, pile di Orchidee. Alle undici e mezza la navigatrice analogica ha fatto atterrare la Honda davanti all'albergo, e in capo a pochi minuti il campo base viene installato.
Poco dopo scatta il rendez-vous, cerco con gli occhi la fascia da indiano e gli occhialetti di Mattia, e scopro con orrore che gli avatar non sono ispirati ai loro personaggi umani! In rapida successione conosco una dozzina di volti e nomi, e altrettanto in fretta li dimentico. Cerco di ricostruirli in qualche modo: Lilli e Sabbia le ricordo da Milano, e va bene. Abu l'ho visto sul sito del Priore, e va bene. Er Gaetanaccio lo conosco da tanto, e va bene... pero' non vado molto oltre. Altri li ricordo per nome/nick dal forum, altri ancora invece sono incognite senza speranza. Arriviamo al ristorante, e qualche incognita perde nebulosità, mentre le mascelle lavorano senza sosta.
Andiamo a pagare, e scopriamo che tra gli italiani potrebbe nascondersi un portoghese: poco dopo si chiarisce, è il ristoratore a essere scozzese.

SABATO 1 LUGLIO 2006 - ORE 15-17

GAETANO
Ma il momento più cruciale
è conoscer Manuel senza maglia
con er fisico bestiale
che mostra a tutti con caparbia.


Nella sala fa un po’ caldo
ma l’incontro è assai seguito
nessuno fa lo spavaldo
e il Mattia cambia l’infradito.

SILVIA
Nel piazzale deserto e con un clima, soprattutto, da deserto, dopo mezz’ora di attesa, mi maledico da sola per la mia mania di essere sempre puntuale nel mio anticipo, nel senso che per me arrivare puntuale è come essere già in ritardo. Questo mi ha temprato la pazienza delle attese, ma non mi salva dal fare tutte le congetture possibili:
- ho sbagliato giorno
- ho sbagliato il posto
- è stato rimandato l’evento ed io non ho letto la posta elettronica
- l’evento è stato spostato al mare sotto gli ombrelloni del bagno Mario
- sono già tutti dentro a bere bibite ghiacciate e a chiedersi dove sta l’ottava del gruppo….
Insomma, una mezz’ora di paranoie ed in più sono vicina alla fermata dell’autobus con uno di quei pazzi, che in questo periodo dell’anno si notano di più perché tutti i sani di mente sono ad abbrustolirsi al sole, che mi assilla di domande su cosa è successo alla mia gamba e del perché con 40 gradi all’ombra io vada in giro con uno stivalone da Robocop nero.
Mi allontano trascinandomi lo zaino con i libri al lato opposto del piazzale, provo ancora ad aprire le porte di vetro, scruto l’orizzonte sperando di vedere qualche faccia amica, ogni tanto mi illudo vedendo arrivare qualcuno con un trolley (potrebbero esserci dei libri dentro!), poi mi disilludo quando passano oltre.
Poi vi ho visti arrivare e mi sono chiesta come ho potuto scambiare altre persone per voi. Ci sono visi che sono scolpiti di storie e nei vostri ne ho viste così tante che non posso permettermi di perderle… spero di averne tante anch’io da raccontarvi, così mi terrete con voi.

ALEX - Breve pausa per un presunto riposo, ma dopo meno di quattrocento secondi siamo di nuovo in pista, pronti a partire gambe in spalla alla volta di Casalecchio. Silvia guarda con interesse il navigatore digitale di un'altra auto, e fa gli occhi dolci all'ottimista dell'UniEuro: per fortuna poi la tecnologia aiuta l'ottimista a risparmiare.
Si prosegue balzando da una tangenziale all'altra, fino al prato dove ci attende Manuel, seminudo. Si mette la maglietta, e ci guida sul sentiero della Conoscenza. Arriviamo in loco, conosco un sacco di altre persone ma la memoria da futuro quarantenne me ne cancella i nomi in tre secondi. I naviganti intanto sono tornati da Timbuctù dove erano stati spediti dal navigatore, e cominciamo a organizzare le cose. Le Orchidee vengono liberate su un tavolo, accanto a Priori, Spie e altri personaggi di losca fama. Dall'altro capo della sala si approntano computer, proiettori e altre meraviglie tecnologiche, fortunatamente più navigate del navigatore di prima.
Oltre due ore dopo, stanchi ma felici, scendiamo dal palco.

MATTIA
L’incontro non è proprio a Bologna, ma è piuttosto a Casalecchio.
Casalecchio sul Reno, esattamente. Dove si trova? Ma, in linea d’aria sta a 400 metri circa dalla stazione di Bologna (giri a sinistra, giri a sinistra e sei arrivato), ma se vuoi andare sul sicuro usa un bel satellitare, ci arrivi in un baleno.

LILLI
«Amore, sei arrivato»
«... Che cosa ha detto? No, scusi un attimo... a parte il fatto che lei non si deve permettere di chiamare amore il mio socio, tanto più con quella voce alla Je t’aime moi non plus... No, mi ascolti bene, signorina: a lei non gliene deve fregare niente, se sono o non sono gelosa! Forse non ha visto, ma qui c’è la moglie del mio socio e mi sembra francamente poco elegante che lei lo chiami così in sua presenza... Ma a parte tutto questo, NON SIAMO AFFATTO ARRIVATI! Ma guardi il cartello, proprio qui davanti: sa leggere lei? Sasso Marconi, c’è scritto. Ho capito che questa è via Porrettana 360, ma a Sasso Marconi, non a Casalecchio di Reno! Lei vede una Casa della Conoscenza, qui? No, perché ci sono dei garage. Devo parlare del comportamento dei lettori, io, le pare che ne parlo in un garage? E c’è Manuel che mi aspetta. Viene da Bangkok... ma che le sto a dire, che ne sa lei di Bangkok! Manco distingue Sasso Marconi da Casalecchio.... Adesso facciamo un giro qui intorno alla rotonda e lei ci pensi bene prima di dire altre fesserie, ok?»
«Amore, sei arrivato»
«Ommioddio! Ma contro l’idiozia non ci sono proprio armi! Farebbe bene a venirci anche lei alla Casa della CONOSCENZA... sembra che ne abbiamo pochina, eh? Non siamo arrivati, cazzo... Lei non si rende conto... Manuel mi ha scritto un sms, guardi qui “se alle 15,30 non sei al mio cospetto t’ammazzo” e sono le quattro! E la pianti con questo amore, che mi sembra la Marini... stanno aspettando noi, i lettori.. gli autori...e Manuel! Oddio, Manuel mi ammazzaaaaaaa»
«Amore, sei arrivato»
«
Basta, Mauri, fermati, con questa non si ragiona. Accosta, fammi scendere, che chiedo...»
«Non c'è in giro nessuno!»
«C
'è di certo una ragazza»

«Quale ragazza?»
«
Quella di Venditti... A Sasso Marconi incontrammo una ragazza... e bomba o non bomba arriveremo al Reno... Quello di Casalecchio. Che se seguiamo questa scema finiamo in Germania... »



 

 

SABATO 1 LUGLIO 2006 - ORE 17-19

GAETANO
Come autori sul palco stamo
ad ognuno pochi istanti,
Lilli e Abu fatto strano
parlan più dei restanti.

Ma a farla da padrone
saltellando qua e là
è il Manuel moderatore,
guai a chi sgarra nel parlar.

Ma tra il pubblico presente
Max emerge col domandone:
la scrittura bella gente
può esser solo un’espressione?
E con gran soddisfazione
conclude Manuel con gran lena
augurandosi con passione
di trovar ognun la Torre Nera.

MATTIA
Casa della Conoscenza, presenta Manuel PippoBaudo Finelli (lui, in carne ed ossa; lui, in carne e occhialetti; lui, in carne e zeppola).
Manuel divide equamente i presenti in 2 squadre: la prima squadra la fa salire sul palco, l’altra no.
Lancio della moneta, croce.
«Chi aveva detto croce? Carlo o Gaetano?».
«Mi pare Gae».
«Allora la squadra di Gae fa i ladri, quella di Carlo i polizziotti».
«Possiamo giocare ad Autori-Lettori?».
«E va bene. Allora Gae fa gli Autori, Carlo i lettori».
Prendiamo posto, gli autori fanno la faccia da autori, i lettori fingono di essere interessati a ciò che dicono. Se qualcuno arrivasse in questo momento crederebbe quasi che facciamo sul serio.
Da Internet alle librerie: un passaggio possibile?
In che senso? La libreria del mio paese ha aperto un sito internet, può essere utile?
L’obbiettivo dell’incontro è principalmente quello di farsi venire l’appetito in vista della cena, ma tra una battuta e l’altra volano a sorpresa temi interessanti.
Perché pubblicare? Che significa comunicare?
Non lo so, non lo so, fatemi andare a mangiare.
Applausi, applausi, «batto piedi batto mani, non gioco più fino a domani», foto, libri, «Maiucchi celo», «Serra celo», «Luini mi manca!».

BARBI - Ed ecco il grande evento. Per l’occasione, dal Triveneto giungono pure il coraggioso Beppe, neofita da battaglia, e Simo, tecnologicamente boicottata ma tenace. Il palco della Casa della Conoscenza (una costruzione avveniristica su cui ha fatto la tesi Renzo Piano), è stipo di autori in fibrillazione: mi pare di aver visto anche Stephen King travestito da demonfly ma non ci giuro. La platea… vabè, lasciamo perdere, tanto nelle foto non si vede. Ma i Nostri sono grandi: il dibattito incalza, rivela, produce. Scampata all’ennesimo attentato automobilistico, c’è anche Silvia la rossa, con gambone in primo piano. Sul palco campeggia la mitica creatura romanzofora Abulilla: segreti e misfatti dell’editoria italiana ci stanno davanti e non è più possibile far finta di niente. Quando il piccolo-grande TomJoad inizia a parlare di semiotica per sparare contro gli scrittori-piagnoni capisco di essere in mezzo a qualcosa di grande.

MICK - Sono arrivato tardi. Mi capita spesso, non sempre… giuro.
Comunque non mi sono goduto un solo minuto della presentazione, che era poi il succo del riunirsi.
Vabbé, me ne farò una ragione.

 

 


SABATO 1 LUGLIO 2006 ORE 20..... ECCETERA

GAETANO -
Il convivio della sera
è il momento culminante:
sopra i tavoli della cena
lo squacquerone è dominante.

Senza tanti complimenti
c’è qualcun che se la canta:
‘sti scrittori so’ tremendi
ma la simpatia è tanta.

C’è una musica bestiale
che ci fa da compagnia
parliamo solo con il labiale
ma nessuno vo’ anda’ via.

Ma la notte si avvicina
e le palpebre stan calando.
Se vedemio domattina,
ce ne andiamo ciondolando.

 

MICK - In compenso sono arrivato puntuale al buffet di sabato sera, per conoscere i volti nuovi del Forum di LS.
Con grande piacere ho rivisto anche chi già conoscevo e, devo dire, congratulazioni!
Non siete cambiati per nulla! Ma come fate? Siete ringiovaniti pure!
Bando alle ciance: arrivo alla Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno (quella in Via Porrettana 360, presente?) verso le 19.00.
In tempo per farmi sbattere fuori e trasmettere alcuni Ciao in codice MORSE.
Poi, via, verso il parco fluviale, dove il basista di Manuel già predisponeva vettovaglie e tavolini.
Annuso l’aria: zanzare assenti; ma un piccolo palco mi mette in agitazione.
Si suona?
Suonano?
Ci suonano.
Alcuni ragazzi accordano gli strumenti, oppure cercano di evirare alcuni Varani di Komodo con degli apriscatole elettrici. Si avvicina Man, “Musicisti…” sussurra.
“Che sfiga!” Penso, ma poi azzardo: “Jazz?”
“Hardrockmetaleroicprogressivespacctimpanepureigioielldifamigl”
“Ah…”
Capiamo che si metterà male.
Arrivano gli altri: Mattia e Vincenzino Mura.
“Mura chi?”
“Ma dai! Vincenzo Mura… quello che… sì, insomma, quello là… il tipo che… insomma, il Mura dell’Anno!”
“Quale anno?”
“Ma quello di Vincenzo Mura!”
“Ah…”
Poi ci sono tutti gli altri: Barbi e il suo cuore, Demonfly e i suoi serial killer, Pat e le sue ore di treno, Luinilanteri o Lanteriluini, Sabbia inossidabile, Max senza chitarra, Gae e i suoi sigari, Leo e la feluca, beppe e i suoi baffi, Walter e i Templari, Carlo e la sua domanda ineluttabile…
E mi sto dimenticando qualcuno… lo so e ci faccio brutta figura. Al solito.
Ci ripariamo dietro un pannello che fingiamo fonoassorbente mentre di là si fa arte!
Scrivere, programmare, ideare, personaggi in cerca d’autore, autori in cerca di personaggi, trame, orditi, documentazioni e strafalcioni.

MATTIA La cena appare subito una trappola: ci daranno pure da mangiare ma in realtà la cena saremo noi, per le zanzare. E invece Clamoroso al Cibali di Casalecchio, le zanzare sono l’unica cosa che manca in quella oasi di voci, risate, amicizia … musica e sport. Musica. Sport.
Da un lato il bar trasmette Brasile-Francia, quarti di finale, imperdibilissima; dall’altro il complesso della zona, che sfoggia il suo miglior repertorio. In quel baccano noi proviamo a comunicare (scusa, quanto fa il Brasile?).
A un certo punto però i grandi del gruppo (come chiamarli? Vecchi? Antichi? Saggi?) gli antichi del gruppo si arrendono alla muvida bolognese e riparano dietro un’impalcatura che assomiglia beffardamente a un palco, dando sfoggio del loro forte spirito di adattamento all’ambiente circostante (e un innato istinto alla socializzazione).
Rimangono a contatto con la Casalecchio da bere solo Barbi, Zender e me medesimo: non chiedo altro dalla vita.
Le ore si fanno piccole, gli occhi di Gaetano Traversa si fanno piccoli (e brucianti). Riecheggia nella valle solo una voce: quella di Lilli Luini, rinominata dalle truppe Duracell.
Costo della cena: 16 euro.
Manuel Finelli si offre di ospitarmi a casa sua (di sua spontanea volontà pensate, nessuna pressione) ed ho il privilegio di abbandonarmi tra le braccia di Morfeo laddove il giovane Finelli, in tempi non sospetti, scopriva la propria sessualità (ndMattia: Morfeo Giuseppe, un amico di Finelli, è stato dolcissimo).

BARBI - E grande è la tripletta che ci accompagna nella nostra avventura: un folletto in trasferta, un saggio della montagna, nonché l’uomo-chiave dell’imprenditoria emiliana. In incognito, c’è anche il guru informatico del sito, ma non glielo chiedete perché tanto negherà di esserci mai stato.
La sera trascorre dolce di chiacchiere in un posto incantevole, dove il folletto premuroso ci rifocilla a dovere per le nostre fatiche intellettuali passate e future.

ALEX - Tra una chiacchiera e l'altra si è fatta ora di cena, e Manuel ci rende tutti ancora più felici.
La sera è ricca di discorsi, curiosità, momenti di confronto. La notte è allietata da una band di orchestrali, Lilli è molto dispiaciuta quando smettono.
Al mattino sembriamo conoscerci da sempre... miracoli dell'LSD!

 



BEPPE -Tema per le vacanze: Un giorno indimenticabile.
Svolgimento.

Era un caldo giorno di luglio; anzi il primo giorno di un caldo luglio. Era sabato e dovevo andare in montagna e invece ho preferito andare a Bologna; dovevo andarci con me un amico e invece ero solo; erano le tre del pomeriggio e in autostrada il condizionatore d’aria della macchina ce la metteva tutta per vincere il sole ma faticava e quasi sudava: figurarsi io!
A Bologna, meglio a Casalecchio di Reno dovevo cercare la “Casa della Conoscenza” (pretenziosi questi di Casalecchio!) altrimenti detta “Biblioteca Cesare Pavese” e faceva caldo e…e se qualcuno mi blocca all’entrata e comincia a interrogarmi su Pavese e sull’influenza della letteratura americana nell’Italia a cavallo tra le due guerre e su Melville e Vittorini e sui Dialoghi con Leucò…ohe Beppe, dove stai andando! ma sei sveglio o il caldo ti da alla testa…
Un ragazzetto di cui non vedo la faccia mi indica una sala (prima di me altri due li aveva mandati via con fare un po’ brusco, la biblioteca è chiusa, c’è un convegno…): entro nella sala e vedo la strada e la gente che passa nel caldo cercando un po’ d’ombra tra i palazzi e carrozzelle spinte da mamme gentili e un semaforo e macchine e tram: le pareti della sala sono di vetro. Molte sedie e una specie di soppalco e persone che si muovono tra le sedie e qualcuno che è seduto, ma non conosco nessuno cioè non li ho mai visti ma ugualmente li sento in qualche modo amici. Sembra di stare dentro a un miraggio e le cose galleggiano tutte con naturalezza e così qualcuno sorride e mi stringe la mano, con altri parlo quasi ci frequentassimo da tempo ma giuro non li ho mai incontrati, solo di qualcuno (ma è lui?) ho in mente qualche osservazione in questo o quel forum, di qualcun’altro conosco qualcosa che ha scritto, parole che apparse su uno schermo erano poi uscite dalla bocca di una stampante, caratteri neri su fogli bianchi. Ad un certo momento qualcosa incomincia e uno, due, altri parlano, molti parlano, anch’io poi parlo pentendomi subito dopo (“la prima volta si ascolta!” ma mi guardo e vedo che anche il pentimento sembra irreale perché ormai la saggezza di un tempo chi la rumina più?). Poi i discorsi, che non sono male, finiscono e andiamo su un prato dove c’è un baccano infernale di batteria e chitarre che per fortuna dura poco. Mangiamo continuando a parlare, io come sospeso tra il pelo dell’acqua e un fondale roccioso a guardare dentro quel mare le espressioni e gustare i sorrisi e sentire le voci come tutto smorzato, attutito dall’acqua…A un certo punto tra gli alberi alti e verdi che fanno da sfondo (perché nonostante l’impressione sono su un prato –nevvero?- non in mare) un volo veloce e solenne di cinque germani reali, poi l’urto involontario di schiena di Lilli che si scusa con premura e infine i saluti, gli arrivederci, i grazie, tutte cose senza fronzoli inutili; vere.
In macchina al ritorno faceva decisamente più fresco ed era ormai buio ed io ho pensato che era stata un bella giornata.
Lei forse signora maestra si chiederà dove stia tutto il bello di questa giornata e io di più non riesco a descriverlo [anche perché la Lilli altrimenti mi taglia!!!] ma mi creda, in questo mondo che corre, tra questi giorni che pure non trovo spiacevoli anche se passano sempre più uguali, dentro le occhiate e le voci che mi tocca condividere con molti anche quando preferirei ignorarli, queste ore a Casalecchio di Reno non le dimenticherò facilmente, come in un sogno, proprio come un sogno che, a differenza di altri, resta a lungo perché era un sogno ed era vero, perché erano estranei per me ma erano amici, perché alla fine, sebbene nessuno mi avesse detto come tante volte succede “benvenuto tra noi”, ero uno di loro.

......................................................................

SDAZIO - È tardi, indubbiamente è troppo tardi per incontrare qualcuno per caso. C’è un estraneo nella Casa della Conoscenza. Un uomo rotondetto sta riordinando, e mentre sfiora un tavolino di libri, pare non accorgersi dei fantasmi. Sul palcoscenico un’impronta di sandalo femminile, poggiato per tre quarti dallo spasmo di una caviglia fremente. Dal parquet un alito d’aria condizionata mi riporta voci, risate e brividi di una passione rimpallata tra esploratori e platea. Scorro la rampa a destra delle sedie, accanto ad un bicchiere d’acqua una più vuota delle altre, forse quella per me. Alcune convergono, altre si beano nel ricordo dell’incontro passato. Nessuna è stata abbandonata a cuor leggero, si capisce da quel gruppo in parata, come fiches sul panno verde. Vorrei sedermi, tirare fuori la camicia dai pantaloni e alzare la mano nell’attesa del mio turno. L’uomo, accortosi di me, indica la strada per raggiungerli. La serata è fresca, o forse è la tensione che mi comprime le vene. Cammino e tengo le braccia dietro la schiena, mentre tra le mani ostinatamente sgrano la paura. Vi conosco amici cari, mi seducete conducendomi al di fuori delle mie abitudini, e ad ogni passo il demone ringhia e mi strattona verso la tana. Il fiume si percepisce, nel buio di sotto all’orizzonte fatto d’erba, sassi e lampade alogene. Ecco, laggiù stanno scambiandosi una fetta di pane; una pacca sulla spalla, la testa all’indietro e una risata da basso, proprio come immaginavo lui. E quelle due sedute con il piatto in equilibrio sul ginocchio stanno fiammeggiando con lo sguardo un nuovo personaggio: starò in ascolto. Mi appoggio ad una monovolume. Che bella festa, che complicità: lui si entusiasma fra i compagni, nuotando come nella panna montata. Quanti mondi sono qui stasera, e quali sentimenti governano i pensieri. Estraggo la polaroid ed inquadro la scena, ma un elemento mi sfugge. Ah, si. Giro su me stesso, indietreggio, e scatto dando le spalle alla festa. La foto scivola fuori e si posa in terra. Già me la immagino domani mattina, tra le dita dell’uomo rotondetto “ma che ci fa quel tizio di ieri sera riflesso nel finestrino?” penserà durante il servizio di pulizia del parco).


 

DOMENICA 2 LUGLIO 2006 ORE 9,30-15

GAETANO -
Da Michele c’incontriamo
e Manuel prende gli onori.
Poi al tavolo ci sediamo
per il libro Campo de’ Fiori


Gli interventi so’ sinceri,
ci teniamo tutti quanti
a far sì che senza peli
ci chiariamo lì davanti.

Ma ci tocca ripartire,
il tempo corre a perdifiato,
ma avremo modo di assorbire
i bei momenti che abbiam passato.
E alla fin del mio intervento
spero di aver dato ‘na mano
a raccontar un bel momento.
Mo ve saluta er sor Gaetano


TELENAD -
LSD3 è stato un evento molto speciale, per me che non mi prendevo 6 ore in esclusiva da… sempre.
Arrivare è stato semplicissimo se non che sono arrivata nel posto sbagliato! Poi due telefonate, un sms e cinquecento metri nella direzione opposta hanno risolto il problema.
I primi che ho incontrato sono stati Mick-Panoramidis (si vede da lontano!), Mattia (non l’avevo riconosciuto! Questo la dice lunga su quanto è in malafede la foto su LS…) e… Manuel, che proprio non mi aspettavo! Felice come una pasqua… avrò spiccicato sì e no tre parole.
Poi gli altri (in ritardo!) li ho conosciuti una parte pigiata in ascensore (causa la megaborsa piena di libri indovinate di chi?) – Abu, Max e… Er Gaetanaccio – e una parte di sopra: Sabbia, Pat, Barbi, Leo e… la Lilli!
E Iskander? Buca. C’ha dato buca! Speravo tanto di incontrarlo…
Non c’è stato tempo per pensarci perché dopo la foto canonica ci siamo subito messi attorno ad un tavolo (dopo aver scartato l’idea di accendere qualcuno dei 30 PC e colloquiare tramite chat) e… abbiamo dato il via alle danze. Dopo cinque minuti eravamo accapigliati come sempre accade sul forum, ma immagino che Mattia avrà dato un resoconto completo.
La cosa importante è che eravamo NOI. Veri e sinceri come sempre.
Siamo autentici,
Siamo grandi, (qualcuno più in senso metaforico che in senso letterale, ma comunque…)
Siamo un gruppo.
Velocemente:
Abu… esiste!
Lilli… non ha bisogno di spiegazioni.
Pat… è una signora.
Leo… tre orecchini per orecchio, capelli a spazzola e vèrve da vendere, no. E’ un’artista!
Barbi… due occhi che forano, ha il nostro pargolo (Campo de’ Fiori) tra le mani.
Max… lo si potrebbe scalare come una delle sue amate montagne, tanto è alto.
Gae e Mick… pure, anche perché circumnavigarli non è il caso!
Sabbia… è stata una sorpresa.
Mattia… ho detto ‘sarò breve’, quindi taccio!
Manuel… è bene informato sulla viabilità. Lo punzecchio poi sul forum, quando torna!

MICK
- Ed è subito domenica, e Campo de’ Fiori.
E un progetto che bisogna curare e rivedere, alla luce di nuove prospettive, con quella dolce, arcigna, vecchietta, vecchina, Contessa sfiorita, donnina di vita, attrice cinofila, che vien da Comacchio.
L’accordo appar fatto.
Si mangia, si paga (16 euro? Ancora?) un lampo, un saluto, un abbraccio.
E’ già l’ora.
Arrivederci all’LSD4!

BARBI - La mattina dopo ci aspetta una riunione-fiume e la vivacità del gruppo non si smentisce… imbavagliati i gemelli, arriva anche la dolce bimamma (che verso la stazione rivela la propria identità, attraversando a 240 la città e mostrando di conoscerla meglio delle macellaie islamiche).
Poi ci sono i saluti, ma quelli proprio non gliela faccio. Confesso di esser tornata a BO una settimana dopo e di aver dedicato un minuto di silenzio di fronte alla colonnina dei biglietti automatici.
Che dire? Alla prossima per chi non c’era, e: grazie, ragazzi, facciamone un’altra al più presto.

LEO
- Penso sia ormai stato detto tutto e di più.
Solo un’impressione da parte mia: contrariamente a quanto a volte succede nel web, quando si incontrano dal vivo gente conosciuta solo per e-mail o forum, qui ho avuto l’impressione di “verità” estrema. Cioè ognuno è effettivamente come appare da quanto scrive, non ci sono sorprese. E anche per questo, bastano pochi secondi per assimilare le varie fisionomie con l’impressione di conoscersi da sempre.
Anche le discussioni hanno un bel sapore “vero”. L’unica diversità è che si parla tutti insieme, cosa che sul forum è impossibile.
Quando domenica a pranzo un gruppetto si è impelagato nella bella discussione su “Valgono le regole della grammatica e della sintassi al pensiero?” non si è sentita proprio la differenza, a parte il parlare tutti insieme uno sull’altro (e dire che lo rimprovero a mio figlio quando discute coi suoi amici). Lo stesso avvolgersi in discussioni del tutto cervellotiche. Bellissimo!

PAT - E una volta di più che mi riporto? Di nuovo riporto certezze riporto sorrisi. La completezza del ritrovarsi che non aggiunge nulla ma riempie, la novità dei visi nuovi, che pure le voci le sapevi già e le riconosci. La gentilezza i vezzi i vizi; la noncuranza di sprecarlo il tempo, perché alla fine non è nulla di strano nulla di eccezionale: sei là dove sei sempre, ti ritrovi come la mano al guanto, la scarpa al piede, la testa sul cuscino di casa. E soprattutto il senso d’essere, assieme. Comunità oltre gl’ intenti i progetti e le ambizioni, i gusti e le scelte così spesso diverse. Piccola patria sparigliata e salda, appartenenza in senso duplice e ricco perché ti senti parte e il tutto lo senti tuo. Nulla mi porto: solo sorrisi solo certezze. Nulla?