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GAETANO
A
Bologna se incontramo,
appuntamento alla stazione,
er buon Walter conosciamo
ci abbracciam con emozione.
Cerchiam l’albergo bolognese
abbiamo la cartina in mano
ar volante er sanmarinese
ma ce guida er sor Gaetano.
A
Bologna, Dalla canta,
non si perde neanche un bambino.
E poi la strada nun è tanta
e l’albergo è qui vicino. |
Ma
capaci ormai siamo
de far parte dell’eccezione
e lo scotto che paghiamo
e perderci senza esitazione.
Dalle
e dalle e senza pena
in albergo arriviamo.
E pe’ completar la scena
tutti gli altri incontriamo.
Il
pranzo poi è succulento
e se magna anche parecchio
ma semo pronti a dar talento
all’incontro a Casalecchio. |
MATTIA
- Fiat Ulisse.
Formazione schierata col 2-3-2:
Serra-Taverna; Mazzali-Colombo(capitano)-Jelasi; Luini-Bartarelli.
La squadra parte subito all’attacco, ma alla prima vera grossa occasione
Serra sbaglia una palla facilissima: dalla stazione gira a destra (quando
tutti sanno che a Bologna si gira sempre a sinistra).
Colombo richiama i suoi uomini all’ordine, chiede compattezza, chiede
l’aiuto dal pubblico, ma Mazzali è svogliato, Jelasi chatta
al telefono con le sue amiche bolognesi, Taverna sventola cartine scaricate
da www.DoveCazzoVai.it, Luini scrive a Lanteri chiedendo: «Ma la
droga del Priore dove la nascondiamo?». L’unica in grado di
cambiare le sorti della partita appare Bartarelli, ma la sua posizione
defilata le vieta di intendere e di volere.
Al 31° la svolta: Taverna butta le cartine scaricate da www.DeviImpazzire.com
e finalmente ha il guizzo vincente: scende a chiedere la strada a una
bolognese vestita da pakistana.
«Mi scusi, un’informazione».
«’Mo gira a scinistra».
«Ma non le ho ancora chiesto dove voglio andare».
«Soccia, sei proprio un forestiero. Gira a scinistra e non sbagli».
Taverna torna in macchina, il coro è unanime:
«Allora Gae?».
«Dobbiamo andare dritto».
Lo sapevo che era meglio controllare su www.VattiA FidareDegli Amici.it
!
Dopo 2 ore e tre quarti di viaggio finalmente giungiamo all’albergo,
a circa 400 metri (in linea d’aria) dalla stazione. Ma la gioia
è talmente tanta che nessuno osa lamentarsi.
La partita finisce con un giro di isolato a braccia alzate, per raccogliere
gli applausi del quartiere incredulo.
Da ricordare:
via Ferrarese (contata 7 volte);
il controviale (5);
la frase «gira a sinistra» (106);
la frase «sei sicuro?» (1032).
In ultimo, mi sento in dovere di segnalare un caso di molestia sessuale.
Mazzali e Serra infatti, dopo aver parcheggiato il furgone nel giardino
dell’hotel, sono stati circuiti da 2 giovani scrittrici che con
dolci movenze hanno invitato i 2 baldi autori ad arrampicarsi sul loro
balcone e intrufolarsi nelle loro stanze, per intrattenere con loro conversazioni
compromettenti. Il loro piano fallirà miseramente in quanto Taverna,
messo come Palo davanti all’ingresso, non vedendo i suoi amici all’ingresso
si insospettirà è chiamerà i carabinieri.
Ma è l’ora del pranzo: io vorrei la pizza, Carlo le orecchiette.
ORECCHIETTE PER TUTTI. 16 euro.
WALTER
- La verità dell'Ulysse.
C’imbarchiamo assieme a Ulysse sfuggito al Ciclope con paletta e
fischietto e partiamo per quello che sarebbe diventato davvero un viaggio
con ritorno a Itaca problematico. Assurgo Gae al ruolo di navigatore,
anche se non ha l’usata bussola con sé, ma una cartina talmente
dettagliata che partiamo a razzo nella direzione opposta.
Praticamente dopo cento metri dalla stazione ci siamo persi. Senza spendere
un centesimo, chiamiamo il 118, parcheggiato di lato. Apprendiamo di essere
alle antilopi rispetto la zona desiderata. Concordiamo un percorso alternativo
e ci ritroviamo sulla retta via. Poco dopo avvistiamo anche il cartello
dell’hotel. Alle nostre spalle cori di giubilo. Senso unico, senso
vietato, vicolo cieco. Il coro si smorza come una cornamusa sciancata.
Gae ammutolisce e minimizza. Dando retta al contrario dei miei sentimenti,
fermo l’auto –che già ha subito l’onta si essere
stata definita furgone- e costringo Gae a chiedere informazioni. Praticamente
si aggira con un costante fumetto sulla testa con un “?” all’interno.
Attimo di panico dentro al furgone: ignorando per chissà quale
segno del destino la pasticceria che gli si para di fronte al naso, Er
Mitico percola la porta di una macelleria. Araba. Silenzio di tomba. Ci
aspettiamo l’egresso d’Er Mitico al passo di corsa, inseguito
da talebani urlanti. Invece gesticola e picchietta sul foglio spiegazzato,
mentre la voglia a forma di “?” che campeggia sopra la sua
figura pulsa con rinnovato vigore.
Esce con tutta la tranquillità dell’uomo giusto, scortato
da una donna avvolta nel tipico abito musulmano. Recitando un ruolo fedele
a Totò e mille altri: gli sentiamo scandire un “a destra…”
e poi un “ a sinistra…”, doppiati da altrettante fariginose
informazioni, che hanno il potere di rendere fulgida la “?”
di Damocle mentre rientra in auto. Tutto a posto, è vicino, a sinistra,
al semaforo, ancora a sinistra e poi sempre diritto! Di nuovo urla di
giubilo premono sui vetri assolati. Mattia intona anche l’Inno di
Mameli, ma poi si sbaglia e sfuma sulle arie nostalgiche del Nabucco.
La ripartenza generosa brucia gli intenti democratici del gruppo, già
spezzatosi alla traversa prima del semaforo. Per fortuna che ho il volante
saldo e resisto alla strombata verbale.
Ma nulla posso alle lusinghe delle Sirene, allorché, esaurite le
indicazioni sul vago sempre diritto acclamano di svoltare a sinistra,
all’improvviso. Parcheggio l’Arca sulle righe della disperazione,
mentre lo spoglio si conclude. Tutta la barra a babordo…! In fondo,
chi sono io per discutere la ciurma? Anche il mio capitano cede alla pressione
degli ammutinati. Sinistra, e sia! Si rivela un vicolo cieco. Evitiamo
per un pelo di incrociare di nuovo i due arabi e ripercorriamo il viale
fra risate e schiamazzi da collegiali. Che sia di qua? Che sia di là?
Il “?“ di Gae s’illumina d’immenso quando abbordiamo
l’ennesimo omino per strada per l’ultima, straziante richiesta.
Finalmente ci siamo!
Svuoto la stiva di bagagli e passeggeri, poi scrocco un posto nel retro
dell’hotel. Mattia mi guida con prodighi consigli, piazzandomi proprio
nel mezzo dello spiazzo, a metà in ombra e metà nel sole.
Un occhio micidiale!
Poi accade l’incanto. Sopra le nostre teste si spalanca una persiana
e sfilano sul terrazzino due creature da sogno, l’una dal biondo
crine e l’occhio ancora azzurro, l’altra, fugace, smarrita
pulzella. Confidando nell’assenza di procaci trecce sciolte al nostro
cospetto, supero con slancio da atleta del ventennio i pochi metri che
mi separano dal terrazzino della perdizione, sotto l’occhio divertito
e sì preoccupato delle due dolci compagne. Ho l’ardire di
sfidare il fato e gl’infradito del Mattia, invitandolo a convolare
con noi, per cortesia, che volete, son tenero di cuore, casomai si rompesse
l’osso del collo, basterebbe richiudere le persiane e attendere
che qualcuno ritrovi il corpo! Mattia s’infila dentro al cesso.
Che volete, dopo vent’anni lontani da Itaca, quando scappa, scappa!!
BARBI
- A Bologna li vedo quasi tutti: parole che mi hanno fatto
sognare ridere e pensare per mesi si fanno carne e ossa! Sono spiazzata.
Ma sapete che cosa vuol dire trovarsi davanti la Pat, per esempio? Da
restare ammutoliti. Il sole bolognese ci accoglie benigno, la topografia
meno. Giriamo con un furgone extracomunitario alla ricerca della pensioncina
della sorella di Lester, dove le piante rigogliosamente muoiono e per
raggiungere le stanze bisogna scavalcare le ringhiere. Ma ancora questo
non lo sappiamo, io e la Leo, la mia coloratissima compagna di stanza
(una dritta: se la Leo al risveglio delira, fatele un’endovena
di caffè). Ancora stiamo aggrappate ai tiranti del furgone del
mare, scoprendo che a Bologna sta tutto vicino alla stazione, ma per
raggiungerlo devi girare la città tre volte. E che gli unici
possessori del Tuttocittà sono le donne dei macellai islamici
(complotto?).
Finalmente arriviamo. Due bruti assaltano me e la Leo in stanza: uno
balza lesto sul balcone, l’altro si fa silenziosamente posare
da un nugolo di angeli disoccupati sul terrazzino (mica si può
pretendere che uno con le infradito scavalchi una ringhiera).
Finalmente siamo alla pappatoria. Impieghiamo 45 minuti primi per scegliere
il menu, la pazientissima fidanzata di Carlo gli asciuga le lacrime:
avrà le sue orecchiette! E a quel punto, un energumeno deroma
con sigaro in bocca, appoggiata la mazza alla sedia, sceglie un menu
a caso per tutti. Siamo grandi ragazzi.
ALEX
- Gli indipendenti
Silvia sente la sveglia, e aziona l'allarme a pedale, consistente in
una pedata verso la parte opposta del letto.Parte opposta dove giace,
in stato comatoso, il marito Alessandro.
La radiosveglia urla da diversi minuti quando parte la seconda pedata.
L'australopiteco si gira, vede la sveglia e scatta in posizione seduta.
Il mondo comincia a girare, e per poco non sviene. Il suo cervello sta
carburando, il suo QI è già ai livelli di un Bush jr quando
mette i piedi a terra. Cerca le pantofole, e acquista altri venti punti.
Arrivato in bagno sta già pensando alla strada per Bologna, a
quanta benzina ha fatto, a quello che vuole proporre agli altri per
il pomeriggio: roba da Bush sr, ormai è pronto a qualsiasi compito.
Alle sette e quaranta la Honda sfreccia già oltre il casello
di Roma Nord, e prima delle nove imbocca la E45 che da Perugia li porterà
a Cesena.
Il pilota ha già mandato messaggini a quasi tutta la rubrica,
mentre con l'altra mano guida il bolide. Dall'altra parte, la navigatrice
parla con i bambini al telefono. Nel portabagagli, pile di Orchidee.
Alle undici e mezza la navigatrice analogica ha fatto atterrare la Honda
davanti all'albergo, e in capo a pochi minuti il campo base viene installato.
Poco dopo scatta il rendez-vous, cerco con gli occhi la fascia da indiano
e gli occhialetti di Mattia, e scopro con orrore che gli avatar non
sono ispirati ai loro personaggi umani! In rapida successione conosco
una dozzina di volti e nomi, e altrettanto in fretta li dimentico. Cerco
di ricostruirli in qualche modo: Lilli e Sabbia le ricordo da Milano,
e va bene. Abu l'ho visto sul sito del Priore, e va bene. Er Gaetanaccio
lo conosco da tanto, e va bene... pero' non vado molto oltre. Altri
li ricordo per nome/nick dal forum, altri ancora invece sono incognite
senza speranza. Arriviamo al ristorante, e qualche incognita perde nebulosità,
mentre le mascelle lavorano senza sosta.
Andiamo a pagare, e scopriamo che tra gli italiani potrebbe nascondersi
un portoghese: poco dopo si chiarisce, è il ristoratore a essere
scozzese.
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