MAURIZIO LANTERI e LILLI LUINI

NON TORNARE A MAMESON

Fratelli Frilli Editori. 308 pagg. Euro 12,90

 

Enrico Oliviero è un politico cinquantenne che dopo dieci anni come consigliere alla Regione Lombardia non viene più rieletto. Ferito nell’orgoglio e incapace di riabituarsi a una vita mediocre, compra una baita a San Bernardo di Mendatica, sulle Alpi Marittime. Lì si trasferisce, in segreto, abbandonandosi a giornate senza scopo e notti affogate nell’alcool.

Il suo isolamento, però, dura poco. Dal solaio della nuova casa spunta fuori un quadro che prima lo affascina e poi lo ossessiona. È opera del precedente inquilino – un pittore francese – e ritrae una ragazzina che Enrico ribattezza Ophelia.

Deciso a scoprirne l’identità, inizia caute indagini fra gli abitanti del paese... ma la percezione del pericolo arriva troppo tardi, quando l’incubo è ormai iniziato.

Il romanzo è scritto a tre voci: Enrico, Beatrice (la giornalista che con lui ha una relazione – l’unica a cercarlo, e a trovarlo), e una strana ragazza che parla con le marmotte.

Altre info: www.lanteriluini.it

Il romanzo si può ordinare in qualunque libreria.

COMMENTI E RECENSIONI

Nome
MICHELE
Data
10.2.2008
Robusto romanzo in cui la tensione non cala fino alla fine.
Belle ambientazioni e personaggi vivi e credibili.
Si legge bene, scorre via senza intoppi e ti lascia lì, alla fine, a riflettere sulla storia.
Indizio che il testo "segna".

Michele Rocchetta su qlibri

Nome
ALESSANDRO
Data
15.2.2008
Grazie.
scrivo venti secondi dopo aver chiuso il libro, cercando di capire che storia ho letto: thriller, certo. Vicenda umana, pure. Storia di sentimenti, e certo... alla fine qesto romanzo racchiude diversi aspetti letterari, perfettamente calibrati, con una coraggiosa scelta di impaginazione, più registri narrativi con addirittura cambi di persona per uno di essi, un linguaggio moderno e spregiudicato ma anche incisivo, che rimane nella mente in alcuni passaggi, con alcune frasi importanti.
faccio fatica a trovare una lettura recente di autori italiani che mi abbia dato tanta soddisfazione e piacere, e ora che l'ho trovata non la scrivo perché sembrerebbe francamente adulatorio. Dico solo che, con tutto il rispetto e i ringraziamenti per Frilli che vi ha pubblicato, questa storia avrebbe meritato una piattaforma di lancio più potente; immagino sia stata una vostra scelta, immagino abbiate le vostre ragioni e in quanto tali le rispetto, ma tenente a mente queste parole per il prossimo lavoro.
Non ho faticato invece ad indignarmi per la facile fortuna che altri romanzi hanno ottenuto nel recente passato.
Nome
CLAUDIA
Data
26.2.2008

Ho letto un bel libro. E' una storia intensa, piena di ritmo e tensione, un noir animato da personaggi forti, veri soprattutto, specie per come ci vengono presentati, nella loro ambivalenza e con le loro fragilità.

Lilli e Maurizio raccontano la storia di un uomo, un politico, che sconfitto dalla carriera (e forse dalla vita?) si ritira in una baita di montagna, perché con la vita “normale” lui proprio non ci vuole avere a che fare. Non lo amerete subito questo personaggio, forse vi starà antipatico. Ma Enrico, questo è il suo nome, si imbatte in qualcosa di molto più grande di lui. Scopre il mondo di Ophelia.  E allora tutto cambia. La Luini e Lanteri, mettendo in gioco anche tutti gli altri personaggi, le molte donne che fanno corona al protagonista maschile, ci raccontano di un viaggio verso l’ignoto, attraverso boschi selvaggi nei quali ci si può perdere, e per qualcuno un viaggio anche all’interno di se stesso. Luini e Lanteri ci parlano della paura del buio oltre la siepe, di quello che non si conosce e perciò si teme, ma nello stesso tempo si vuole andare a scoprire. E proprio la scoperta di un terribile segreto ci condurrà verso un finale emozionante.

Claudia Priano per Mentelocale- Genova

Nome
JAM
Data
2.3.2008
L'idea di piccoli capitoli scritti da un io narrante differente, è geniale.
Perché non si tratta dello stesso momento visto da due punti di vista differenti, non è la descrizione di una stessa scena vista da un protagonista e poi dall'altro. No, la trama va avanti, si sviluppa, attraverso le parole ma
soprattutto i pensieri e gli stati d'animo di chi quella situazione la
sta vivendo.
Io sono diventato a volte Enrico, a volte Bea, a volte Ophelia (che per me è, assolutamente, il suo vero nome). A volte persino Edda,perché anche i suoi pensieri riescono a trasparire.
Le dieci, le undici, mezzanotte. Guardo l'ora sulla radio sveglia.
Ho ceduto all'una e mezza passata. Una parte di me mi chiedeva di continuare.
E così, spengo la luce e chiudo gli occhi con la mente che mi rimanda immagini di Mameson, del bosco, di una ragazzina acerba che,nonostante tutti i paletti che i miei pensieri mi possano imporre, un che di erotico continua a trasmettere.
Ho finito oggi. In alcune pagine mi si sono bagnati gli occhi.
Molto abile l'uso delle parentesi, capaci di stravolgere completamene il senso di una frase, o forse di darle il suo vero significato.
All'inizio sembrano un po' avulse dal testo, poi però ho iniziato a capire la loro essenzialità, intesa sia come un qualcosa di rapido e fulmineo che come qualcosa di portante, nella narrazione.
Temi non facili, ma che affrontate davvero in modo che il lettore se ne senta partecipe.
Complimenti.
Nome
MAX
Data
4.3.2008
Appena finito di leggere. Qualche impressione al volo, poi mi piacerebbe tornarci sopra con più calma, magari ascoltando altri.
Bello, molto bello. Avvincente, a un certo punto ti prende e non lo molli. Mi è cominciato a piacere di più dall'entrata di Beatrice in poi. Ma il tutto rimane sempre a un alto livello. Maurizio e Lilli sembrano ormai in possesso di una perfetta macchina narrativa. Il coro delle varie voci è orchestrato molto bene.
Bravi, davvero complimenti e ripeto, spero che ne riparleremo presto più a fondo.
Nome
LEO
Data
3.3.2008

Che dire? ricalco quello che è stato detto. E' un Libro. Non un libro semplice intendo, ma proprio un Libro con la elle maiuscola e anzi massiccia e sostanziosa. Dire "bello" a mio parere non rende: è forte, potente. uffa, non so come spiegarmi. E tecnicamente, nell'uso della lingua, delle parole, della sintassi è tosto, nel senso buono, perfetto. Una espressione inflazionata è "da professionisti" che vuol dire tanto ma anche non vuol dire nulla. Ecco, in questo caso vuol dire tanto.

Ora vi faccio ridere. Ero abbastanza all'inizio. L'ho abbastanza diluito (nei miei standard) e quindi goduto con calma. Allora, non stavo pensando consciamente al libro o alla trama: ero a far la spesa all'ipercoop di Poggibonsi e un pensiero che mi ha reso irrazionalmente contenta: Che bello! Ma qui ci sono gli extralimentari!. Ho veleggiato felice col mio carrello verso gli scaffali del fai da te e sono restata cinque minuti in contemplazione estatica delle vernici cercando di capire cosa cavolo dovevo comprare e cosa dovevo dipingere di così importante. Poi ho realizzato: non serviva a me, ma a Enrico per coprire la macchia e non trovava la vernice al paesello. Questo per dirti quanto coinvolge.

Lì per lì ho pensato: sono davvero pazza: vado a far la spesa per i personaggi dei libri, poi Mauro mi ha fatto riflettere che forse dipendeva dalla bravura di chi scrive!

Nome
FULVIA
Data
4.3.2008
Ho acquistato il libro sabato pomeriggio (libreria Giunti,al Gabbiano di Savona) e terminato di leggere questa mattina; lo trovo veramente elegante mi piace l'ambiente, forse perché lo conosco, forse perché evoca ricordi di ormai lontane escursioni di gioventù; mi piace la storia, storia il cui dipanarsi non pone al centro della scena immagini di horror,(ne sono già pieni giornali e trasmissioni televisive),ma li fa diventare il pretesto di fondo per il susseguirsi di sentimenti, di quelli buoni, di cui (sarà pure un luogo comune) ma abbiamo tutti bisogno; mi piacciono i personaggi, IL PERSONAGGIO, con la sua innocente spontaneità,con la sua fervida fantasia, con il suo candore ,quello che tocchiamo con mano ogni giorno e ci fa amare il nostro lavoro e che conferma ,come dice il Poeta, ....dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.....
Bravi!
Nome
CARMEN
Data
7.3.2008

belle le parentetiche con il pensiero dei protagonisti

bello il passaggio a pag.163 sulla paura

stupefacente ( o no?) che abbiate associato il profumo di sandalo ai magistrati.

Il contrappunto di Ophelia, se all'inizio pare straniarsi troppo dalla storia ( si è impazienti di tornare a Enrico e Bea), in seguito ti dà dipendenza.

Il tema dolore/rinascita rimane la vera mistica di ogni romanzo, anche noir, e qui non manca di certo.

Sempre caro mi fu...il ponente ligure, di cui vedo ribadito il carattere malmostoso, torbido, quasi malato, di cui si favoleggia.

A pag. 80, il parallelo del ticchhettio della grandine alle musiche di kupa o redding può mettere in difficoltà chi non li conosce,ma diciamo che funge da stimolo in tale caso.

Ho sempre un interrogativo: il cambio di prospettiva, da un personaggio a un altro, non è una perdita di corrente? Spegni una lampada e ne accendi un'altra, fascinoso metodo che può disorientare.

Incesto e pedofilia sono temi che entrano d'obbligo, mi pare, ormai, quasi ovunque, e questo è il mio più corposo appunto.

In definitiva: si legge, si trepida, si immagina, si conosce: Bravi!

Nome
BARBI
Data
10.3.2008
Una lettura mozzafiato e molto coinvolgente dal punto di vista emotivo. Gli autori costruiscono una favola nera attraversando dall'interno i personaggi. Un'operazione non facile, con un risultato ottimo. Impossibile staccarsi. Uno di quei libri che ti resta "addosso".
Voto: 5 / 5

Barbi su IBS

Nome
GIULIA
Data
13.3.2008

Condivido i commenti che vi hanno lasciato gli altri lettori, prosa scorrevole, ben scritto.
Divertente il gioco dei tre punti di vista dei personaggi, a mio avviso molto interessante perché ha permesso di avere una più ampia e completa visione della storia.
In particolare mi ha colpito il punto di vista e quindi la psicologia di Ophelia - Bianca.
È più semplice far parlare personaggi comuni (Enrico - Beatrice) , il difficile è entrare nella psiche di personaggi disturbati, psicologicamente fragili, diversi insomma.
E voi ci siete riusciti alla grande, un brivido mi percorreva tutte le volte che venivo letteralmente trascinata nel mondo immaginario di questa “BAMBINA” che non era riuscita a crescere.
Se una critica ci deve essere, che poi critica non è , l’unico personaggio che all’inizio sono riuscita a capire meno è stato Enrico,con quel gergo molto giovanile e lo spiccato egoismo che dimostra nello scappare lasciandosi tutto alle spalle.
Insomma complimenti davvero a Lilli e Maurizio.

Nome
Eleonora
Data
14.3.2008

L'ho letto tutto d'un fiato!

Nome
M. Luisa
Data
14.3.2008

è davvero un bel libro! Rispetto a "La Casa del Priore" (che resta sempre una bella lettura) ho rilevato una maggior fluidità narrativa e una capacità di catturare il lettore veramente notevole. Ho apprezzato tantissimo il lavoro introspettivo riferito ai personaggi, nei quali, parecchie volte mi sono riconosciuta, in particolare per quei momenti in cui "il cielo diventa terra e la terra cielo"; nessuna indulgenza al patetico, ma invece una costante ironia di fondo, il gioco di prendersi un po' in giro, che tanto mi è familiare, nonostante tutto, nonostante i demoni che ci tormentano quando siamo soli, quando è buio fuori e dentro di noi.

Nome
Acky19
Data
15.3.2008

Ho letto il romanzo di Lanteri e Luini e dico che merita.
(dal blog Appunti di Remo Bassini)

Nome
Alessandro
Data
25.3.2008

Attaccato, mi ci sono staccato solo per accudire alle necessità elementari.
Ho letto una storia fluida e arrembante, raccontata con una tecnica omogenea che ha retto bene il ritmo dall'inizio alla fine.
Bene anche il passaggio dal nucleo puramente "giallo", alle implicazioni sociali e affettive del seguito conclusivo.
Ho ritrovato alcune radici che credevo perdute in alcuni termini della mia infanzia ligure. Primo fra tutti "cincingomma" che imputo ad Abu, cui attribuisco anche il concetto dei "giri di boa" della vita.
Enrico è stato molto viziato dagli autori, ma si è riscattato perché ha sempre interagito con le avversità mantenendo dignità e intraprendenza. Uno che non si tira indietro o si ferma a frignare, insomma, puo' meritare l'asservimento di tutte le donne che gli passano accanto. Tutte, le ha sedotte! Poco ci mancava che lo facesse anche con la Vecchia megera.
L'ambientazione mi ha richiamato all'infanzia, e un po' di regressione non fa sempre male.
E' un libro vero. Dico la verità, che se lo avessi preso per caso e non avessi mai sentito parlare di LS, lo consiglierei volentieri a figli e amici.

Nome
Irma
Data
26.3.2008

Ho passato tutto il giorno di Pasquetta a leggere questo libro, senza riuscire a staccarmi. Complimenti davvero.

Nome
Brunella
Data
27.3.2008

La storia mi ha affascinato molto, per tanti aspetti: la fuga di un uomo dal fango della vita; i ritratti delle persone del paese; la figura di Beatrice e la dolcissima Bianca; Edda e sua madre; colpi di scena a go go; introspezione nei personaggi; la metamorfosi; una fantasia illimitata a creare un romanzo del genere la cura in tutti i particolari; la scrittura perfetta la storia affascinante e trascinante.  Non sono riuscita a staccarmi da una pagine di quel libro, un ritmo incalzante che ti porta ad andare avanti. Nel libro, se non si sapesse che è scritto da due persone, non si capirebbe. Infatti non crea distacco, assolutamente, ma continuazione. Cambi di stile, ma voluti dallo scrittore (se fosse stato uno solo).

Posso solo fare i miei più sinceri complimenti. Il libro è stupendo.


 


INCIPIT

Capitolo Primo

 

ENRICO

Il fuoco si sta spegnendo

 


1.

   Il fuoco si sta spegnendo, dovresti alimentarlo.
   Qui sui monti di Liguria le notti sono carogne. Finisce che anche sotto il piumone ti si gelano le chiappe e resti lì imbacalito, abbracciato alle tue gambe, origliando le tarme del legno e l’urlo della civetta. Questo è successo ieri, primo giorno di settembre, il tuo primo giorno a San Bernardo di Mendatica. Come dire un tiro di schioppo dalle spiagge di riviera, con tanti saluti all’influenza del salmastro, il clima mite tutto l’anno, e bla e bla…
   Dicono che l’uomo scaltro impara dai suoi errori, e infatti di fianco alla poltrona hai pronto il rimedio. Ciocchi di rovere, acquistati per direttissima all’emporio comunale. Puoi toccarli con la mano sinistra, ruvidi e secchi, mentre zolfanelli e attizzatoio sono di fianco al caminetto, poco più in là.
   Un paio di metri… ma per te potrebbero essere cento.
   Colpa del bicchiere che tieni nella destra.
   Whisky scozzese, retrogusto di torba e tabacco.
   È il terzo (o il quarto?) e altri ne verranno, fino ad affogare le costine di capretto che ti sei ingozzato per cena, fino a che crollerai lungo disteso sul tappeto.
Non manca molto. Per ora resisti addossato allo schienale, gli occhi fissi al muro che ti sta davanti.
   Un CD nello stereo fa l’atmosfera. Racconta di quel che le donne non dicono. A te piace, la rossa. Sì, la cantante… Ti fa impazzire quell’inflessione sguaiata, da cui capisci che alla fine te la darà, qualunque fesseria le esca prima dalla bocca... Peccato, tu incontri sempre femmine di una specie diversa. Niente maliziosi sottintesi: scopare, e quello soltanto. Come la sciura tutta tailleur e permanente, sui sedili posteriori della sua Volvo familiare. Ha atteso che il tuo sesso fiorisse fra le sue unghie laccate, per dirti che quella era l’ultima volta, che il marito le controllava contachilometri e telefonino. Ma prima, avevate quell’ultima mezz’ora...
   Alt! Stop.
   Ti stai eccitando, non è decoroso nella tua posizione
   (ex posizione)
   e comunque sia, un lavoretto di mano, a cinquant’anni e fischia, non è buono neppure per conciliare il sonno.
   Potresti far cuccia qui, assorbendo il fiato tiepido dei tizzoni che muoiono, cullato dalle note molli di un refrain che torna all’infinito. A chi frega, su questo pianeta, quando/dove/se dormirai?
   A te, frega. Sicuro come l’oro che saresti già a segare tronchi d’albero su una nuvoletta, non fosse per lo stomaco che ti morde dentro.
   Non fosse per quella maledetta macchia.
   È lì, sul muro, a destra della canna fumaria. Al centro della tua visuale obbligata. Il punto esatto in cui, nei film americani, piazzano una grossa testa d’alce, con le corna a far da appendiabiti. Il paragone è lecito. Sei in una baita di montagna, no? Qui però stai ammirando uno spicchio di parete vuota, liscia e bianca. Assurda, in mezzo al festival del perlinato e delle pietre a vista.
   Una macchia.
   Marrone.
   Ti disturba, ecco.
   Marrone.
  Neppure puoi raschiarla dalla mente stringendo gli occhi, perché il buio ti precipita in un vortice di nausea, come una zattera che scavalla sul mare in tempesta.
   Su e giù. Su e…
  Ha una zona centrale, tonda, e tante sbavature a raggiera. Sembra abbiano spalmato merda sul muro (e perché no, i bambini riescono a far di peggio!). Oppure è una tazzina di caffè, piena all’orlo, volata dalla stessa poltrona su cui te ne stai seduto. Immagina la scena: uno sbocco di rabbia, accompagnato da un classico “mi hai rotto le palle, porcocazzo!”.
   Ma chi ha rotto le palle? E a chi?
   Già chiederselo è paranoia bella e buona.
   Però, una mano di vernice era pretendere troppo?
   In questa casa ti ha preceduto un pittore professionista, francese. Così racconta l’agente immobiliare. Sfiga nera. Avresti votato per un imbianchino rumeno. Ma forse, a lui, piaceva lo spettacolo. Stava lì a rimirarlo per ore, un mélange di colori in stile stercorario.
   Domani devi porci rimedio. Con le bottiglie che pare abbiano un buco, finisce che la macchiamerda diventa tua compagna affezionata. Alla fine ci leggi qualche significato in stile psichiatra della mutua e ti spaventi pure.
   O ti deprimi.
   Buona, questa. Davvero molto buona.
   Prosit. Dolce notte. A un domani senza macchia.
   E questa è ancora meglio.